Pagamento CIGD per aziende agricole

Si forniscono precisazioni sulle modalità di pagamento della CIGD per le aziende agricole.

Al fine di razionalizzare il sistema di pagamento delle integrazioni salariali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, il Decreto Legge n. 41/2021 estende le modalità di pagamento con il sistema del conguaglio a tutti i trattamenti connessi all’emergenza da COVID-19, compresi quelli relativi alla cassa integrazione in deroga.
Prima dell’intervento operato dal decreto Sostegni, l’utilizzo del sistema del conguaglio per i trattamenti di CIGD era limitato alle sole aziende plurilocalizzate in forza della previsione contenuta nell’articolo 22, comma 6-bis, del decreto-legge n. 18/2020.
 Relativamente ai lavoratori del settore agricolo, l’Inps ricorda che l’accesso ai trattamenti di cassa integrazione in deroga per l’emergenza da COVID-19 rimane circoscritto ai soli dipendenti con rapporto di lavoro a tempo determinato, che non hanno titolo ad accedere alla cassa integrazione speciale agricola (CISOA).
Tuttavia, considerata l’eccezionalità di tale misura emergenziale, introdotta a beneficio della suddetta categoria di lavoratori del settore agricolo, a parziale integrazione di quanto previsto nella circolare n. 72/2021, l’Istituto di previdenza precisa che non è possibile per i datori di lavoro del settore agricolo richiedere l’integrazione salariale in deroga con la modalità del pagamento a conguaglio.
Dunque, le istanze che presentano come beneficiari lavoratori con rapporto di lavoro a tempo determinato dovranno essere inviate esclusivamente con la modalità del pagamento diretto.

INAIL: rivalutazione del danno biologico nella misura dello 0,5%

L’Inail fornisce alcune precisazioni in merito alla rivalutazione annuale degli importi del danno biologico con decorrenza 1° luglio 2020, nella misura dello 0,5%.

Dal 2016, a decorrere dal 1° luglio di ciascun anno, gli importi degli indennizzi del danno biologico erogati dall’Inail sono rivalutati, con decreto del Ministro del lavoro, su proposta del Presidente dell’Inail, sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall’Istituto nazionale di statistica rispetto all’anno precedente. Con riferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri a esse connessi, la percentuale di adeguamento non può mai risultare inferiore allo zero.
Per il 2020, l’Istat ha registrato una variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati – intervenuta tra il 2018 e il 2019 – pari allo 0,5%. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 25 marzo 2021, n. 60, è stata disposta la rivalutazione annuale degli importi del danno biologico, nella predetta misura, con decorrenza 1° luglio 2020.
Tale rivalutazione si aggiunge all’incremento riconosciuto per effetto delle rivalutazioni relative agli anni precedenti e si applica agli importi degli indennizzi del danno biologico in capitale riferiti alla tabella vigente in relazione alla data dell’evento lesivo e agli importi degli indennizzi in rendita per gli eventi a decorrere dal 25 luglio 2000, esclusivamente sulla quota parte dei ratei relativa all’indennizzo del danno biologico come da tabella approvata con decreto ministeriale 12 luglio 2000.
In relazione all’ambito di applicazione, la rivalutazione degli importi degli indennizzi del danno biologico, come sopra delineato, riguarda i ratei di rendita maturati e gli indennizzi in capitale liquidati dal 1° luglio 2020.
In particolare, per i ratei di rendita maturati a decorrere dal 1° luglio 2020, l’incremento si applica agli importi relativi alla quota che ristora il danno biologico in aggiunta all’incremento relativo alla precedente rivalutazione anno 2019. I predetti importi saranno corrisposti con il rateo di rendita del mese di luglio 2021.
Per quanto riguarda gli indennizzi in capitale, l’incremento dovuto a titolo di rivalutazione, si applica agli importi erogati a seguito di provvedimenti emanati a decorrere dal 1° luglio 2020, tenuto conto che il valore capitale corrisposto è riferito alla tabella del danno biologico in relazione alla data dell’evento lesivo.
Per gli accertamenti provvisori dei postumi effettuati a decorrere dal 1° luglio 2020, la rivalutazione sarà corrisposta a seguito di accertamento definitivo dei postumi stessi.
In caso di accertamento provvisorio dei postumi con erogazione del relativo acconto in data antecedente al 1° luglio 2020, e accertamento definitivo successivo a tale data, la rivalutazione si applica all’importo eventualmente dovuto a seguito della valutazione definitiva dei postumi.
Nei casi di revisione e di aggravamento, la rivalutazione si applica solo ai maggiori importi eventualmente liquidati a far data dal 1° luglio 2020.

Agrcoli: differimento del termine di presentazione delle domande di esonero

Si forniscono precisazioni sul differimento del termine di presentazione delle domande di esonero per le imprese appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole.

A favore delle imprese appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole, anche associate ai codici ATECO 11.02.10 e 11.02.20, nonché dell’allevamento, dell’ippicoltura, della pesca e dell’acquacoltura, è riconosciuto l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro, dovuti per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
Ai sensi dell’articolo 222, comma 2, del DL n. 34/2020, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali è riconosciuto per la sola contribuzione a carico dei datori di lavoro dovuta per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020.
L’agevolazione contributiva è riconosciuta dall’INPS in base alla presentazione delle domande da parte delle imprese.
Ciò premesso, con circolare n. 57 del 12 aprile 2021, l’Istituto ha precisato che, per accedere al beneficio i datori di lavoro devono presentare la relativa istanza entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della medesima circolare (termine di presentazione delle istanze 12 maggio 2021), utilizzando il modulo “Esonero Art. 222 DL 34/2020” disponibile nel “Portale delle Agevolazioni” (ex “DiResCo”), sul sito istituzionale www.inps.it.
Considerata la necessità di semplificare la procedura di autorizzazione dell’esonero e di adeguare conseguentemente le dichiarazioni certificative dei richiedenti con riferimento a quanto condiviso dall’Istituto con il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, nei prossimi giorni sarà sospesa la disponibilità del modulo “Esonero Art.222 DL 34/2020”.
Pertanto, verrà comunicata la data di disponibilità del nuovo modulo e il periodo ulteriore per la presentazione delle istanze. Saranno poi specificati i casi particolari in cui i contribuenti che hanno già presentato la domanda dovranno presentarne una nuova.

Indebito previdenziale e richiesta di ripetizione

La disciplina dell’indebito previdenziale di natura non pensionistica va ricercata esclusivamente nell’art. 2033 c.c., secondo cui, chi a eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in malafede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda (Cassazione, sentenza n. 10274/2021).

Nella specie, una Corte d’appello territoriale ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva condannato l’INPS a restituire a un lavoratore l’importo dei permessi retribuiti in quanto portatore di handicap di cui aveva goduto nel periodo agosto 2009 – agosto 2011, a seguito di autorizzazione dell’Istituto poi revocata per accertato difetto della condizione di gravità, e il cui importo l’assicurato aveva rifuso al proprio datore di lavoro, che ne aveva fatto anticipazione.
La Corte, in particolare, ha ritenuto che la prestazione oggetto della richiesta di ripetizione avesse natura assistenziale e fosse pertanto sottratta alla regola generale dell’art. 2033 c.c.. (secondo cui, chi a eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in malafede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda”.
Con ricorso in Cassazione, l’Inps denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2033 c.c. e 3, L. n. 104/1992, con riferimento agli artt. 43, comma 1, e 79, comma 1, D.Lgs. n. 151/2001, per avere la Corte di merito ritenuto che la prestazione oggetto di ripetizione fosse sottratta alla disciplina generale dell’indebito oggettivo, sebbene si tratti di prestazione previdenziale di natura non pensionistica.
Inoltre, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 12 e 14 prel. c.c., in relazione alle disposizioni di legge che disciplinano le prestazioni assistenziali, giacché, anche a voler ritenere che la prestazione in questione abbia natura assistenziale, la Corte territoriale avrebbe erroneamente applicato alla fattispecie la disciplina dell’indebito propria delle prestazioni corrisposte agli invalidi civili.
Orbene, come affermato dall’Inps, l’indennità economica correlata ai permessi fruiti ex art. 33, L. n. 104/1992, costituisce prestazione di natura previdenziale, non già – come ritenuto dalla sentenza impugnata – assistenziale: ne fa fede l’art. 79, D.Lgs. n. 151/2001, il quale espressamente prevede il pagamento a carico dei datori di lavoro di uno speciale contributo «per la copertura degli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al presente testo unico relativi alle lavoratrici e ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato privato», tra i quali, appunto, spicca «l’indennità, a carico dell’ente assicuratore, pari all’intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi e permessi medesimi» (art. 43, d.lgs. n. 151/2001, che ha riprodotto in parte qua l’art. 33, comma 4, I. n. 104/1992).
È poi indiscutibile che la prestazione previdenziale in questione non abbia natura pensionistica: essa infatti è corrisposta in dipendenza di una speciale situazione di bisogno che concerne il portatore di handicap grave nello svolgimento della sua attività lavorativa.
Pertanto, i Giudici di legittimità ritengono che, l’unica deroga che al normale regime della ripetibilità dell’indebito è dato riscontrare nella materia previdenziale è costituita dal disposto dell’art. 52, L. n. 88/1989, secondo il quale, pur potendo «le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, delle gestioni obbligatorie sostitutive o, comunque, integrative della medesima» essere «rettificate dagli enti o fondi erogatori, in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione», tuttavia, «nel caso in cui, in conseguenza del provvedimento modificato, siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato».
E poiché, nella specie, non si verte in materia di indebito pensionistico, non può che ribadirsi anche con riguardo all’indennità per cui è causa il consolidato principio secondo cui, essendo l’art. 52, L. n. 88/1989, norma eccezionale ed insuscettibile di interpretazione analogica, la disciplina dell’indebito previdenziale di natura non pensionistica va ricercata esclusivamente nell’art. 2033 c.c. (così, sia pure con riferimento alla diversa prestazione previdenziale dell’indennità di mobilità, v. da ult. Cass. n. 31373 del 2019); non senza ricordare che la diversità tra le due situazioni è stata ritenuta da Corte cost. n. 198 del 1991 tale da giustificare la differenziazione dei relativi trattamenti.

INPS: chiarimenti sull’onere di riscatto con il sistema contributivo

Si forniscono indicazioni sui casi in cui gli oneri da riscatto, che per il sistema di calcolo della pensione applicabile e la collocazione temporale dei periodi andrebbero determinati con il criterio della riserva matematica, sono invece calcolati con il criterio del calcolo a percentuale per effetto dell’esercizio delle facoltà che comportino la liquidazione della pensione esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo.

L’Inps ha chiarito che l’onere di riscatto deve essere determinato secondo il criterio del calcolo a percentuale, allorquando la liquidazione della pensione debba avvenire esclusivamente con il sistema contributivo. Tale previsione si riferisce, pertanto, a tutte le tipologie di riscatto (ad esempio, riscatto lavoro all’estero, riscatto periodi corrispondenti all’astensione facoltativa fuori dal rapporto di lavoro, riscatto corso di studi universitario ecc.) il cui onere, in mancanza dell’esercizio delle facoltà che comportino la liquidazione della pensione esclusivamente con il sistema contributivo, sarebbe stato determinato con il criterio della riserva matematica in considerazione del sistema di calcolo della pensione applicabile e della collocazione temporale del periodo da riscattare.
Per i riscatti effettuati con le modalità del calcolo a percentuale, la rivalutazione del montante individuale dei contributi, disciplinato dalla legge n. 335/1995, ha effetto dalla data della domanda di riscatto, al pari di tutti gli altri riscatti di periodi che si collochino nel sistema contributivo.
La modalità di calcolo dell’onere con il criterio a percentuale cosiddetto “agevolato” si applica solto al riscatto del corso universitario di studi da valutare nel sistema contributivo. Pertanto, nel caso in cui il corso di studi si collochi temporalmente nel periodo da valorizzare ai fini del calcolo della pensione, in parte con il sistema retributivo e in parte con il sistema contributivo, l’onere di riscatto è quantificato utilizzando le seguenti due modalità:
1. per i periodi che si collochino nel sistema di calcolo retributivo della pensione, si utilizzerà il metodo della riserva matematica;
2. per i periodi che si collochino nel sistema di calcolo contributivo della pensione, si utilizzerà il metodo di calcolo a percentuale, applicando il criterio scelto dall’interessato tra quelli di seguito indicati:
B.1) retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda e aliquota contributiva di finanziamento vigente nel regime ove il riscatto opera alla data di presentazione della domanda;
B.2) livello minimo imponibile annuo moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’Assicurazione Generale Obbligatoria per i lavoratori dipendenti.
Per effetto dell’esercizio di una delle facoltà che consentono di calcolare la pensione esclusivamente con il sistema contributivo, anche per il periodo di cui alla lettera A, l’onere del riscatto verrà determinato in base alle modalità di cui alle precedenti lettere B.1) o B.2), secondo la scelta dell’interessato.
L’opzione per il sistema contributivo può essere esercitata nel corso della vita lavorativa o contestualmente alla domanda di pensione ed è subordinata al perfezionamento dei seguenti requisiti contributivi:
a) meno di 936 settimane (pari a 18 anni) al 31/12/1995;
b) almeno 780 settimane (pari a 15 anni) di cui almeno 260 settimane (pari a 5 anni) dal 1° gennaio 1996;
c) almeno un contributo anteriormente al 1° gennaio 1996.
La liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole del sistema contributivo è comunque concessa a coloro che possono far valere un’anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31 dicembre 1995, a condizione che abbiano esercitato il diritto di opzione entro il 1° ottobre 2001. L’accertamento dei predetti requisiti contributivi va effettuato tenendo conto dei criteri di valutazione previsti per il diritto a pensione dalle gestioni pensionistiche nelle quali si fa valere la contribuzione necessaria per l’opzione, al momento del suo esercizio.
Al fine di definire la domanda di riscatto, è necessario individuare il sistema di calcolo applicabile e accertare la sussistenza dei requisiti contributivi di cui alle precedenti lettere da a) a c), secondo i seguenti criteri.
Nei casi in cui l’interessato eserciti la facoltà di opzione al sistema contributivo nel corso della vita lavorativa, occorre distinguere le seguenti fattispecie:
– se la facoltà di opzione è stata esercitata prima della presentazione della domanda di riscatto: i periodi da riscattare non rilevano ai fini della verifica della permanenza dei requisiti contributivi di cui alle lettere da a) a c) perfezionati e accertati alla data di presentazione della domanda di opzione accolta;
– se la facoltà di opzione è esercitata contestualmente alla presentazione della domanda di riscatto: i periodi da riscattare rilevano ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti contributivi di cui alle precedenti lettere da a) a c;
– se la facoltà di opzione è esercitata successivamente alla presentazione della domanda di riscatto: la domanda di riscatto è definita secondo le regole ordinarie, con riferimento alla data di presentazione della domanda stessa (criterio della riserva matematica per periodi che si collochino nel sistema retributivo). I periodi già acquisiti alla data di esercizio della facoltà di opzione – compresi quelli con riferimento ai quali, alla medesima data, è stato versato il relativo onere di riscatto – rilevano ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti contributivi di cui alle precedenti lettere da a) a c). Il sistema di calcolo ordinario applicato per determinare l’onere del riscatto – diversificato a seconda del sistema di calcolo della pensione applicabile e della collocazione temporale dei periodi da riscattare – se versato in tutto o in parte, non può essere rideterminato a seguito dell’esercizio della facoltà di opzione; infatti, detto esercizio non può essere interpretato come rinuncia alla domanda di riscatto in corso, in quanto la prestazione di riscatto presenta una causa autonoma e non riconducibile alle finalità dell’opzione.
Nei casi in cui l’interessato esercita la facoltà di opzione al sistema contributivo al momento del pensionamento e contestualmente presenti domanda di riscatto: i periodi da riscattare rilevano ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti contributivi di cui alle precedenti lettere da a) a c). Il sistema di calcolo applicabile per determinare l’onere del riscatto è quello a percentuale – su richiesta “agevolato” se il riscatto riguarda il corso universitario di studio – anche con riferimento ai periodi che si collocano antecedentemente al 1° gennaio 1996. Le modalità di pagamento dell’onere del riscatto sono diversificate (unica soluzione o rateizzazione) a seconda della gestione previdenziale nella quale sono accreditati i periodi da riscattare.
Laddove sia esercitata l’opzione per il sistema di calcolo contributivo della pensione, al fine di avvalersi dei criteri di calcolo a percentuale dell’onere di riscatto, non può operare l’esclusione dal massimale contributivo prevista dall’articolo 21 del DL n. 4/2019, convertito dalla legge n. 26/2019. Difatti, la deroga di cui al citato articolo 21 si riferisce solo ai soggetti che siano iscritti a far data dal 1° gennaio 1996 e non può essere estesa a coloro che abbiano intenzionalmente optato per il sistema contributivo. In questi casi, continuerà pertanto ad applicarsi il massimale annuo della base contributiva e pensionabile, con effetto sui periodi contributivi e sulle quote di pensione successivi alla data di esercizio dell’opzione al sistema contributivo.
La domanda di opzione al sistema contributivo è presentata, in via telematica dal portale dell’Istituto www.inps.it, con inserimento di PIN e codice fiscale (a decorrere dal 1° ottobre 2020 l’Istituto non rilascia più nuovi PIN), SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e Carta di identità elettronica 3.0, seguendo il percorso: “Prestazioni e servizi” > “Servizi” > “Domanda di prestazioni pensionistiche” > “Nuova prestazione pensionistica”, e attivando il successivo sottomenu “certificazioni” > “diritto a pensione” > “opzione contributivo”.
Le domande di riscatto sono invece presentate telematicamente attraverso il percorso ordinario a ciò dedicato.
Con il pagamento dell’onere di riscatto, che rende irrevocabile l’opzione al sistema contributivo, la certificazionepresente sul Fascicolo elettronico del pensionato (FELPE) sarà aggiornata con la funzione “Irrevocabilità opzione L.335” del menu “Gestione”.

INPS: servizi pensionistici avanzati per i patronati

L’Inps comunica il rilascio dell’applicazione “Servizi Avanzati” fruibile dal Patronato previo accesso dal portale istituzionale dell’Inps a: Servizi per i Patronati/Fascicolo previdenziale; nel menu principale è stata aggiunta la funzione “Servizi pensionistici avanzati”.

In particolare, nell’ambito della suddetta funzionalità i servizi resi immediatamente disponibili sono quelli che consentono la visualizzazione del cedolino di pensione e del provvedimento di liquidazione/ricostituzione (modelli “TE08”) del pensionato per i quali si è ricevuto lo specifico mandato.
Il possesso da parte del Patronato del mandato specifico rilasciato dal cittadino viene dichiarato nell’applicativo con l’apposizione di un flag.
L’accesso a tutti i sopraelencati servizi on line prevede nuove modalità di autenticazione, anche attraverso l’inserimento di un codice univoco di controllo, oltre al mandato di assistenza.
Nel dettaglio, l’accesso potrà avvenire alternativamente secondo le seguenti modalità:
– inserimento del codice “OTP”, pervenuto sul cellulare del cittadino che risulta titolare di una identità digitale (PIN dispositivo, SPID, CIE, CNS) a cui è associato il proprio numero di cellulare, per confermare il suo assenso;
– inserimento dell’importo del mandato di pensione posto in pagamento nel mese precedente l’accesso fornito dal pensionato; l’importo andrà inserito anche se di valore uguale a 0 (zero).
L’accesso al singolo servizio è consentito una sola volta in un mese.
Il Patronato potrà accedere a un numero massimo di sei cedolini per ciascun pensionato da cui riceva specifico mandato, nell’ambito dei cedolini disponibili nell’anno corrente e nei due anni precedenti.
Quanto, invece, i provvedimenti di liquidazione/ricostituzione (modelli “TE08”), relativi esclusivamente alla Gestione privata, l’Inps precisa che non sono stati posti limiti numerici alla consultazione dei suddetti modelli, riferiti a ciascun pensionato, per cui si è ricevuto specifico mandato.

Fondo di solidarietà Trento: prestazione integrativa all’indennità di disoccupazione NASpI

L’Inps comunica il rilascio della procedura d’invio delle domande integrative alla NASpI, disciplinate dall’articolo 8, comma 3, del DI 103593/2019.

A causa della pandemia da coronavirus, che ha quasi azzerato l’attività lavorativa nei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali, del commercio al dettaglio, della ristorazione e degli impianti a fune, e in via transitoria sino al 31 dicembre 2021, la disciplina delle prestazioni integrative viene dettagliata come segue: il requisito dell’anzianità lavorativa minima di 26 settimane anche non continuative fissato all’articolo 8, comma 3, del decreto interministeriale in commento, si matura considerando il periodo dal 10 agosto 2018 alla data della domanda, anche cumulando periodi lavorati presso diversi datori di lavoro purché appartenenti ai settori predetti; i periodi di anzianità lavorativa utili alla maturazione del requisito che dà accesso alla prestazione delle tutele integrative delle prestazioni connesse alla perdita del posto di lavoro vengono neutralizzati al fine di successive domande.
Per l’accesso alla prestazione integrativa le aziende devono presentare domanda esclusivamente in via telematica indirizzata al Comitato amministratore del Fondo di solidarietà, tramite la Direzione provinciale di Trento.
Il servizio per l’invio telematico della domanda di assegno integrativo è disponibile nel portale INPS ed è accessibile dalla scheda descrittiva della prestazione, denominata “Assegno integrativo”, reperibile tramite la funzione “Cerca” presente nella pagina principale. Nella scheda prestazione occorre cliccare il pulsante “Accedi al Servizio” e poi inserire le relative credenziali di accesso.
L’azienda, al momento della presentazione della domanda, deve selezionare “Fondo Trentino”, allegando un prospetto con i dati analitici dei lavoratori, che costituisce parte integrante della domanda.
Nella domanda non deve essere indicato l’importo della prestazione in quanto lo stesso è stimato in automatico dall’Istituto in base ai dati forniti dall’azienda medesima.
Completata l’acquisizione della domanda e confermato l’invio, la domanda verrà protocollata e sarà possibile stampare la ricevuta di presentazione, nonché il prospetto dei dati trasmessi.
Una volta deliberata dal Comitato amministratore del Fondo, la prestazione integrativa sarà erogata con le stesse modalità della NASpI.

Domande di riconoscimento dei lavori particolarmente faticosi e pesanti entro il 1° maggio

Si forniscono indicazioni per la presentazione, entro il 1° maggio 2021, delle domande di riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti, con riferimento ai soggetti che perfezionano i prescritti requisiti nell’anno 2022.

I lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti, i lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena” e i conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo, i quali maturano i requisiti dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni (utile per il diritto alla pensione di anzianità) e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 61 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,6 ovvero, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 62 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,6.

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI DAL 01.01.2022 AL 31.12.2022

LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva)
Almeno 35 anni Minimo 61 e 7 mesi* 97,6* Almeno 35 anni Minimo 62 e 7 mesi* 98,6*

I lavoratori occupati per un numero di giorni lavorativi pari o superiori a 78 all’anno, che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso dei requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti.
I lavoratori occupati per un numero di giorni lavorativi da 64 a 71 all’anno, che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, possono conseguire il trattamento pensionistico laddove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni (utile per il diritto alla pensione di anzianità) e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 63 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,6 ovvero, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 64 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 100,6.

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI DAL 01.01.2022 AL 31.12.2022

LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva)
Almeno 35 anni Minimo 63 e 7 mesi* 99,6* Almeno 35 anni Minimo 64 e 7 mesi* 100,6*

I lavoratori occupati per un numero di giorni lavorativi da 72 a 77 all’anno, che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni (utile per il diritto alla pensione di anzianità) e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 62 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,6 ovvero, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 63 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,6.

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI DAL 01.01.2022 AL 31.12.2022

LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva)
Almeno 35 anni Minimo 62 e 7 mesi* 98,6* Almeno 35 anni Minimo 63 e 7 mesi* 99,6*

I lavoratori notturni che prestano attività per periodi di durata pari all’intero anno lavorativo, che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso dei requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti.
La domanda di accesso al beneficio in parola deve essere presentata, telematicamente, entro il 1° maggio 2021 per coloro che perfezionano i requisiti dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, corredata dal modulo “AP45” e dalla documentazione minima richiesta.
La presentazione della domanda di riconoscimento del beneficio oltre il termine del 1° maggio 2021 comporta, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento della decorrenza del trattamento pensionistico anticipato pari a: un mese, per un ritardo della presentazione inferiore o pari a un mese; due mesi, per un ritardo della presentazione superiore a un mese e inferiore a tre mesi; tre mesi, per un ritardo della presentazione pari o superiore a tre mesi.
In esito alla domanda di accesso al beneficio, l’Istituto comunica al lavoratore interessato:
– l’accoglimento della domanda, con indicazione della prima decorrenza utile del trattamento pensionistico, qualora sia accertato il possesso dei requisiti relativi allo svolgimento delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti e sia verificata la sussistenza della relativa copertura finanziaria;
– l’accertamento del possesso dei requisiti relativi allo svolgimento delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, con differimento della decorrenza del trattamento pensionistico in ragione dell’insufficiente copertura finanziaria; in tal caso, la prima data utile per l’accesso al pensionamento viene indicata, con successiva comunicazione, in esito al monitoraggio;
– il rigetto della domanda, qualora sia accertato il mancato possesso dei requisiti relativi allo svolgimento delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti.
Agli interessati, che presentano domanda entro il 1° maggio 2021 e che perfezionano i prescritti requisiti dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, l’Inps comunicherà l’accoglimento della domanda con riserva in quanto l’efficacia del provvedimento è subordinata all’accertamento dell’effettivo perfezionamento dei requisiti entro il 31 dicembre 2022.

INPS: riscossione dei contributi sindacali sulle prestazioni pensionistiche

24 febb 2021 Si forniscono indicazioni per l’applicazione della convenzione stipulata tra l’INPS e l’Organizzazione sindacale SINDACATO AUTONOMO DEI PENSIONATI (S.A.PE.), per la riscossione dei contributi sindacali sulle prestazioni pensionistiche.

Hanno diritto di versare i contributi sindacali mediante trattenuta sulla pensione i titolari di pensione diretta, indiretta o di reversibilità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e di ogni altro fondo obbligatorio di previdenza, sostitutivo o integrativo di detta assicurazione, gestito dall’INPS nonchè i titolari di pensione diretta, indiretta o di reversibilità amministrate dall’INPS ed erogate dalle Casse pensionistiche della Gestione pubblica.
L’autorizzazione ad effettuare le trattenute avviene mediante la trasmissione telematica di apposita delega all’INPS.
La delega alla riscossione deve essere rilasciata utilizzando l’apposito modulo predisposto dall’Istituto, nel quale sono indicate esplicitamente la misura del contributo e le autorizzazioni necessarie per la trattazione dei dati personali.
La delega deve essere debitamente sottoscritta dal titolare della pensione e riportare gli estremi di un documento di riconoscimento valido.
La delega alla riscossione della quota associativa, presentata contestualmente alla domanda di pensione, produce i suoi effetti dalla data di decorrenza della pensione stessa. In questo caso, i dati della delega sono inviati all’INPS con le stesse modalità di trasmissione telematica della domanda di prestazione. Nel caso di delega alla riscossione della quota associativa su pensione già in essere, l’Organizzazione sindacale invia all’Istituto i dati della delega. Tale invio deve avvenire in modalità telematica secondo le specifiche tecniche fornite dall’INPS. All’atto dell’invio l’Organizzazione sindacale deve allegare, in formato digitale, la delega acquisita e la copia di un documento d’identità del pensionato in corso di validità. La delega rilasciata da persona già titolare di pensione produrrà i suoi effetti a partire dalla prima rata di pensione non estratta alla data di ricezione della delega stessa ovvero, per i trattamenti delle Casse pensionistiche della Gestione pubblica, entro tre mesi dalla data di rilascio della delega.
L’ammontare del contributo sindacale, riportato nel testo di delega, è stabilito nelle seguenti percentuali dell’importo lordo delle singole rate di pensione, compresa la tredicesima ed esclusi i trattamenti di famiglia comunque denominati, nonché gli assegni accessori ai trattamenti delle Casse pensionistiche della Gestione pubblica, erogati a favore dei grandi invalidi per servizio: 0,50% sugli importi compresi entro la misura del trattamento minimo del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD); 0,40% sugli importi eccedenti quelli di cui al precedente punto 1) e non eccedenti il doppio della misura del trattamento minimo del FPLD; 0,35% sugli importi eccedenti il doppio della misura del trattamento minimo del FPLD.

Nona procedura di salvaguardia e Commissioni ITL

Si forniscono indicazioni sulla nona procedura di salvaguardia di cui alla legge di bilancio 2021.

La finanziaria 2021 prevede le condizioni necessarie affinché alle categorie di lavoratori che maturano i requisiti per il pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011 continuino ad applicarsi le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore dell’articolo 24 del DL 201/2011. Ai fini dell’accesso al beneficio, alcune categorie di lavoratori rientrano nelle competenze degli Ispettorati territoriali del lavoro.
Pertanto, i soggetti interessati dalle procedure in parola risultano essere quelli individuati dalle lettere c), d) ed e) del medesimo articolo 1, comma 346, della legge n. 178/2020 (finanziaria 2021).
– comma 346, lettera c): lavoratori di cui all’articolo 1, comma 194, lettere b), c) e d), L. n. 147/2013, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011, entro il centoventesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto legge n. 201. Più specificatamente trattasi di lavoratori:
– il cui rapporto di lavoro si è risolto entro il 30.06.2012 in ragione di accordi individuali ex art. 410-411 e 412-ter c.p.c. ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale entro il 31.12.2011, anche se hanno svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato;
– il cui rapporto di lavoro si è risolto dopo il 30.06.2012 ed entro il 31.12.2012 in ragione di accordi individuali ex art. 410-411 e 412-ter c.p.c. ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale entro il 31.12.2011, anche se hanno svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato;
– il cui rapporto di lavoro sia cessato per risoluzione unilaterale nel periodo compreso tra il 01.01.2007 e il 31.12.2011, anche se hanno svolto successivamente alla data di cessazione qualsiasi attività non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato;
– comma 346, lettera d): lavoratori di cui all’articolo 24, comma 14, lettera e-ter), del DL 201, limitatamente ai lavoratori in congedo per assistere i figli con disabilità grave, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201, entro il centoventesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo dl 201;
– comma 346, lettera e): lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato e lavoratori in somministrazione con contratto a tempo determinato, cessati dal lavoro tra il 1º gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo indeterminato, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201, entro il centoventesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo dl 201. Sono esclusi da tale categoria i lavoratori del settore agricolo e i lavoratori con qualifica di stagionali.
I menzionati lavoratori devono presentare le richieste di accesso al beneficio entro il termine di decadenza di 60 giorni dalla data di entrata in vigore (1° gennaio 2021) della stessa legge e, dunque, entro il 2 marzo 2021, nonché secondo le modalità di seguito descritte.
In relazione alle categorie di soggetti di cui alla lettera c):
– l’ISTANZA dei soggetti cessati in ragione di accordi ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del c.p.c. deve essere presentata presso l’Ispettorato territoriale del lavoro (ex DTL) innanzi al quale detti accordi sono stati a suo tempo sottoscritti;
– l’ISTANZA, negli altri casi, deve essere presentata presso l’Ispettorato territoriale del lavoro competente in base alla residenza del lavoratore.
Quanto alla categoria di soggetti di cui alla lettera d):
– l’ISTANZA deve essere presentata presso l’Ispettorato territoriale del lavoro competente in base alla residenza dell’istante.
Relativamente alla categoria di soggetti di cui alla lettera e):
– l’ISTANZA deve essere presentata presso l’Ispettorato territoriale del lavoro competente in base alla residenza del lavoratore cessato.
Ciò premesso, i Direttori dei singoli Ispettorati territoriali si attiveranno per costituire, come per le altre procedure di salvaguardia, apposite Commissioni, assumendo le determinazioni necessarie ed acquisendo, altresì, da parte dei Direttori provinciali delle sedi territoriali dell’INPS, le designazioni dei relativi rappresentanti.
Inoltre, tenuto conto che le ISTANZE presentate dai lavoratori potranno pervenire alla posta elettronica certificata di codesti Uffici o all’indirizzo e-mail dedicato o, in via alternativa, tramite posta Raccomandata A/R, i Direttori degli Ispettorati territoriali del lavoro dovranno provvedere nell’immediato a nominare il responsabile del procedimento per la ricezione delle ISTANZE medesime. Gli Ispettorati interregionali del lavoro assicureranno il necessario coordinamento di livello territoriale. Al riguardo, i Direttori degli Ispettorati interregionali del lavoro trasmetteranno alla Direzione Centrale tutela, sicurezza e vigilanza del lavoro, i nominativi dei componenti le Commissioni, nonché dei Responsabili del procedimento con riferimento agli ITL presenti nel proprio ambito di competenza.
Le ISTANZE potranno essere trasmesse, dai lavoratori interessati o dai soggetti abilitati, ai competenti Ispettorati territoriali del lavoro all’indirizzo di posta elettronica certificata dei medesimi o all’indirizzo di posta elettronica dedicato o, in via alternativa, inviate tramite Raccomandata A/R.