Occupazione NEET, le indicazioni Inps per la fruizione dell’incentivo per l’anno 2019

Le indicazioni operative INPS per la fruizione dell’incentivo “Occupazione NEET”, esteso anche alle assunzioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019.

Come noto, l’incentivo “Occupazione NEET” è stato esteso alle assunzioni a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione, nonché ai rapporti di apprendistato professionalizzante, instaurati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, nel limite di risorse finanziarie predefinite. In relazione al campo di applicazione, misura e durata del beneficio, rimangono ferme le indicazioni già fornite dall’Inps; le novità, di contro, riguardano evidentemente i codici da utilizzare nel flusso Uniemens per la fruizione del beneficio.
Così, i datori di lavoro autorizzati, che intendono fruire dell’incentivo nel rispetto dei limiti previsti in materia di aiuti de minimis, devono esporre, a partire dal flusso Uniemens di competenza aprile 2019, il beneficio spettante valorizzando all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, elemento <Incentivo> i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “NE19” avente il significato di “Incentivo Occupazione NEET 2019 di cui al Decreto direttoriale dell’ANPAL n. 581/2018 (nel rispetto degli aiuti “de minimis”)”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente;
– nell’elemento <ImportoArrIncentivo>, l’importo dell’incentivo relativo ai mesi di competenza di gennaio, febbraio e marzo 2019. Tale valorizzazione può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza di aprile, maggio e giugno 2019.
Diversamente, i datori di lavoro autorizzati, che intendono fruire dell’incentivo oltre i limiti previsti in materia di aiuti de minimis, devono esporre, a partire dal flusso Uniemens di competenza aprile 2019, il beneficio spettante, così valorizzando i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “NEDE” avente il significato di “Incentivo Occupazione NEET 2019 di cui al Decreto direttoriale dell’ANPAL n. 581/2018 (oltre i limiti in materia di aiuti “de minimis”)”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo> dovrà essere indicato l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente;
– nell’elemento <ImportoArrIncentivo>, l’importo dell’incentivo relativo ai mesi di competenza di gennaio, febbraio e marzo 2019. Tale valorizzazione può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza di aprile, maggio e giugno 2019.
I datori di lavoro che dovessero recuperare importi non conguagliati, sempre nei limiti dell’importo massimo mensile ammesso, o restituire somme non spettanti, devono avvalersi della procedura delle regolarizzazioni (UniEmens/vig), come anche i datori di lavoro che hanno diritto al beneficio, ma hanno sospeso o cessato l’attività e vogliono fruire dell’incentivo spettante.

Uniemens, la compilazione del nuovo elemento “TipoRetrMal” obbligatoria da maggio 2019

L’Inps fornisce ulteriori chiarimenti in merito all’obbligo di compilazione, all’interno del flusso Uniemens, del nuovo elemento “TipoRetrMal”, da parte delle aziende tenute al versamento della contribuzione di malattia, in relazione ai lavoratori per i quali sia applicabile tale assicurazione.

Come noto, di recente l’Inps ha comunicato che, per tutti i datori di lavoro tenuti al versamento della contribuzione di malattia, nel flusso Uniemens, nella sezione “DenunciaIndividuale”, vada compilato il nuovo elemento <TipoRetrMal>, avente il significato di “Tipo trattamento retributivo applicato al lavoratore, sulla base delle previsioni del contratto o accordo collettivo di lavoro ovvero, se di miglior favore, del contratto individuale, nei casi di assenza per malattia”. Detto elemento deve essere valorizzato dal datore di lavoro ricorrentemente in tutti i flussi Uniemens, a prescindere dal verificarsi o meno dell’evento di malattia e sulla base delle previsioni di cui al contratto o accordo collettivo di lavoro ovvero, se di miglior favore, del contratto individuale, indicando uno dei seguenti valori:
– “0” (zero) qualora, in caso di malattia del lavoratore, non sia prevista l’erogazione di alcuna misura di trattamento retributivo da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per gli iscritti al Fpls);
– “1” qualora, in caso di malattia del lavoratore, sia prevista l’erogazione da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per i lavoratori iscritti al Fpls) di un trattamento retributivo integrativo rispetto alla misura dell’indennità economica a carico dell’Inps. L’integrazione retributiva sommata all’importo dell’indennità economica a carico dell’Inps non deve essere superiore alla misura del trattamento retributivo contrattuale spettante in via ordinaria al lavoratore;
– “2” qualora, in caso di malattia del lavoratore, sia prevista l’erogazione, in misura piena, da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per gli iscritti al Fpls) del trattamento retributivo contrattuale spettante in via ordinaria, in luogo dell’indennità economica di malattia da parte dell’Inps.
Orbene, viene ora specificato che le istruzioni sono fornite per l’assolvimento degli obblighi informativi ai fini previdenziali relativi ai lavoratori per i quali sia applicabile, sulla base del quadro normativo vigente, l’assicurazione economica di malattia. A titolo esemplificativo, quindi, l’elemento non deve essere compilato nelle denunce relative ai lavoratori con qualifica dirigenziale e ai lavoratori con qualifica impiegatizia del settore industria.
Altresì, l’elemento <TipoRetrMal> è volto a connotare non le singole vicende relative all’evento malattia in sé considerato nel periodo di riferimento, ma soltanto l’obbligo o meno assunto contrattualmente dal datore di lavoro. Pertanto, a titolo esemplificativo, qualora il contratto o accordo collettivo preveda che il lavoratore abbia diritto all’integrazione da parte del datore di lavoro, il codice da utilizzare è comunque “1” a prescindere dalla circostanza che effettivamente detta integrazione per qualsivoglia ragione, nel periodo di riferimento del flusso Uniemens, non venga effettivamente corrisposta al lavoratore o venga erogata in diversa misura (ad esempio, per superamento del numero dei giorni in cui l’integrazione è contrattualmente riconosciuta).
Infine, allo scopo di consentire ai datori di lavoro e agli incaricati dello svolgimento degli adempimenti in materia di lavoro, di perfezionare l’organizzazione degli elementi informativi sulla base delle procedure gestionali utilizzate, l’obbligo di valorizzazione del nuovo elemento <TipoRetrMal>, è rinviato ai periodi di competenza del mese di maggio 2019.

Domestici: dal 1° al 10 aprile 2019 pagamento contributi 1° trimestre

L’Inps comunica che dal 1° al 10 aprile 2019 sarà possibile pagare i contributi del 1° trimestre 2019 dei lavoratori domestici.

I datori di lavoro domestico possono adempiere al pagamento dei contributi direttamente online tramite il portale dei pagamenti. Il servizio online prevede, attraverso il citato Portale, il pagamento dei contributi relativi a un singolo rapporto di lavoro con l’utilizzo del codice fiscale del datore di lavoro e il codice del rapporto di lavoro senza la necessità di possedere il PIN oppure il pagamento dei contributi relativi a uno o più rapporti di lavoro tramite il codice fiscale del datore di lavoro e il PIN, che può essere richiesto attraverso lo specifico servizio online. In questo caso la procedura permette di visualizzare tutti i rapporti di lavoro che fanno capo all’utente.
Una volta avvenuta l’autenticazione, è proposto l’importo complessivo per il trimestre in scadenza, calcolato in base ai dati comunicati all’assunzione o successivamente variati con l’apposita comunicazione.
Dopo aver visualizzato tale importo, l’utente potrà individuare la modalità preferita con la quale effettuare il pagamento, scegliendo:
– la modalità online pagoPA, con carta di credito, carta di debito oppure conto corrente bancario;
– il bollettino MAV inviato dall’INPS. Il bollettino può altrimenti essere generato direttamente online tramite il portale dei pagamenti all’interno della sezione lavoratori domestici; presso le aree di front office delle sedi INPS, utilizzando lo sportello automatico per il cittadino con autenticazione mediante tessera sanitaria;
– l’avviso di pagamento pagoPA generato online tramite il portale dei pagamenti all’interno della sezione lavoratori domestici.
In alternativa, è possibile rivolgersi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”.

Fondo di Tesoreria, la gestione dell’obbligo da parte delle aziende agricole

I chiarimenti Inps in merito alla procedura che le aziende agricole devono osservare al fine della gestione dell’obbligo di versamento della quota di Tfr maturata da ciascun lavoratore al Fondo di Tesoreria.

Come noto, al fine di ottimizzare il sistema di accertamento e riscossione dei contributi dovuti al Fondo di Tesoreria da parte delle aziende agricole con dipendenti, sulla scorta delle informazioni acquisite dall’Inps attraverso i dati contenuti nelle dichiarazioni trimestrali di manodopera (DMAG), è stato attribuito d’ufficio il codice di autorizzazione (CA) “1R” alle aziende che presentano una forza aziendale di almeno 50 dipendenti e che sono, pertanto, obbligate al versamento al predetto Fondo della quota di Tfr maturata da ciascun lavoratore a decorrere dal 1° gennaio 2007.
Al fine di agevolare le aziende e/o i loro intermediari, l’informazione dell’attribuzione del CA “1R” sarà visualizzabile nel “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole”, all’interno della sezione “DATI AZIENDA”, “Codici Autorizzazione”.
Qualora l’azienda, alla quale non sia stato attribuito d’ufficio il CA “1R”, ritenesse di essere tenuta all’obbligo di versamento al Fondo, potrà comunicarlo all’Istituto attraverso apposita procedura telematica. La comunicazione dovrà essere effettuata per il tramite del “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole”, selezionando “COMUNICAZIONI BIDIREZIONALI”, “Invio Comunicazioni”.
Parimenti, il datore di lavoro a cui è stato attribuito d’ufficio il CA “1R”, visualizzabile mediante la consultazione del fascicolo, laddove ritenesse di non essere tenuto all’obbligo di versamento, può chiedere l’eliminazione del predetto CA, che avverrà a seguito di apposita valutazione da parte della Struttura territoriale competente.

La verifica del doppio onere previdenziale in capo al socio amministratore di srl commerciale

Ai fini della valutazione della ricorrenza del “doppio onere” previdenziale (Gestione Commercianti e Gestione separata) in capo ad un socio amministratore, occorre una “coesistenza” di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria e il relativo onere probatorio, gravante sull’ente previdenziale, deve evidenziare la prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, sulla base di elementi quali: la complessità dell’impresa, l’esistenza di dipendenti, la loro qualifica e le loro mansioni.

Una Corte di Appello territoriale, confermando la decisione del Tribunale di prime cure, aveva accolto le opposizioni proposte, con separati ricorsi, da un socio di srl a due cartelle esattoriali con le quali l’Inps gli aveva chiesto il pagamento di contributi e relative somme aggiuntive dovuti alla Gestione Commercianti per un dato periodo. Ad avviso della Corte, correttamente il primo giudice aveva ritenuto che dalle risultanze istruttorie non fosse emersa la partecipazione personale del socio ed amministratore unico della srl al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.
Ricorre così in Cassazione l’Inps lamentando che la Corte di merito aveva erroneamente ritenuto che l’attività espletata dal socio rientrasse tra i compiti propri dell’amministratore di società operando, in tal modo, una commistione inaccettabile fra le funzioni proprie dell’amministratore e l’attività in qualità di socio.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Per il “doppio onere”, infatti, occorre una “coesistenza” di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria e la relativa verifica, rientrante tra i compiti del giudice di merito, deve essere effettuata in modo puntuale e rigoroso. Così, è indispensabile che l’onere probatorio, gravante sull’ente previdenziale, evidenzi la prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, sulla base di elementi quali: la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni.

Lavoratori somministrati a tempo indeterminato, la spettanza dell’ANF nei periodi di disponibilità

Il diritto all’assegno per il nucleo familiare per il lavoratore che percepisce l’indennità di disponibilità deriva dalle regole generali richiamate dalla stessa normativa del lavoro somministrato e necessita solo di una interpretazione sistematica, che tenga conto della evoluzione della disciplina del lavoro subordinato, atteso che al momento della introduzione della provvidenza in discorso la fattispecie del lavoro somministrato non esisteva

Una Corte d’appello territoriale aveva rigettato il gravame proposto dall’Inps avverso la sentenza che aveva accertato il diritto di un lavoratore a percepire gli assegni per il nucleo familiare (ANF) per tutta l’effettiva durata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze di un’agenzia di somministrazione di lavoro. La Corte aveva affermato che il lavoratore avesse diritto agli assegni anche durante i periodi nei quali era rimasto in attesa di assegnazione con percezione dell’indennità di disponibilità. Nel caso in esame, il sinallagma del rapporto di lavoro era in essere, in quanto, da un lato, il lavoratore si obbligava a rimanere a disposizione della agenzia pronto per essere inviato a prestare la propria attività presso l’impresa somministrata e, dall’altro, a fronte di tale obbligazione, l’agenzia si obbligava a corrispondere l’indennità di disponibilità, evidentemente al fine di garantirsi la pronta disponibilità di personale qualificato da inviare quanto prima presso l’utilizzatore.
Contro la sentenza propone così ricorso in Cassazione l’Inps, lamentando la violazione e falsa applicazione della legge, atteso che la corresponsione degli assegni per il nucleo familiare presupporrebbe, da una parte, lo svolgimento della prestazione, dato che la misura di essi varia a secondo del lavoro effettivamente prestato e, dell’altra, il diritto alla retribuzione.
Per la Suprema Corte il ricorso dell’Inps è infondato. Il contratto di somministrazione configura, infatti, un rapporto giuridico caratterizzato dalla presenza di tre soggetti: il somministratore o agenzia, il lavoratore e l’utilizzatore che concludono tra loro due distinti contratti. Il contratto di somministrazione è quello concluso tra l’agenzia e l’utilizzatore per l’invio di lavoratori presso l’utilizzatore che provvede a dirigerli verso il pagamento di un corrispettivo. Tale contratto può essere a termine o a tempo indeterminato. Diverso contratto è quello di lavoro somministrato, con cui il lavoratore si obbliga nei confronti dell’agenzia di somministrazione a lavorare alle condizioni previste dai contratti di somministrazione che essa stipula. Anche questo contratto può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato. Orbene, il rapporto di lavoro intercorrente tra lavoratore e somministratore, resta in vita anche quando il lavoratore non è inviato in missione ma rimane in attesa di assegnazione. Rimane altresì la continuità giuridica, caratteristica della subordinazione, pur a fronte della discontinuità della prestazione. Ne deriva che negli intervalli di non lavoro, fra una missione e l’altra, quando il datore di lavoro somministrato non chiede al lavoratore di adempiere, si configura un obbligo a carico del datore i cui effetti sono disciplinati dalla stessa legge con la previsione, tra l’altro, nel caso di contratto stipulato a tempo indeterminato, del pagamento di un’indennità di disponibilità che ha natura retributiva e di corrispettivo dell’obbligazione della messa a disposizione del lavoratore. Attraverso la previsione dell’indennità di disponibilità, si materializza quindi la permanenza del legame funzionale tra somministratore e lavoratore, anche nei periodi tra una missione ed un’altra. I contributi su tale indennità sono versati nell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti ed, in assenza di previsioni specifiche, va ritenuto che la stessa sia soggetta all’aliquota contributiva ordinaria, tra cui rientra anche la quota a titolo di CUAF.
Per quanto attiene all’istituto dell’assegno al nucleo familiare (ANF), il riconoscimento ai lavoratori somministrati anche nella fase di disponibilità risponde alle caratteristiche peculiari del lavoro somministrato a tempo indeterminato ed alla ratio dell’istituto. La situazione del lavoratore somministrato in situazione di disponibilità deve essere parificata ai fini in discorso a quella dei “lavoratori che prestano lavoro retribuito alle dipendenze di altri” (art. 1, co. 1, D.P.R. n. 797/1955). E’ infatti evidente che il dettato della risalente normativa non possa essere inteso in senso letterale e debba essere invece coordinato e rapportato anche con l’istituto del lavoro somministrato, solo successivamente introdotto nell’ordinamento.

Disoccupazione agricola: entro lunedì 1° aprile 2019 le domande

Poiché quest’anno il 31 marzo cade di domenica, è possibile trasmettere le domande volte ad ottenere l’indennità di disoccupazione agricola entro il 1° aprile, primo giorno successivo non festivo (Comunicato Inps 11 marzo 2019).

L’indennità di disoccupazione agricola è una prestazione economica a cui hanno diritto i lavoratori agricoli dipendenti e le figure equiparate.
L’indennità di disoccupazione spetta, nel dettaglio, ai lavoratori agricoli che abbiano:
– iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dipendenti, per l’anno cui si riferisce la domanda o un rapporto di lavoro agricolo a tempo indeterminato per parte dell’anno di competenza della prestazione;
– almeno due anni di anzianità nell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria (mediante l’iscrizione negli elenchi agricoli per almeno due anni o in alternativa con l’iscrizione negli elenchi per l’anno di competenza della prestazione e l’accreditamento di un contributo contro la disoccupazione involontaria per attività dipendente non agricola precedente al biennio di riferimento della prestazione);
– almeno 102 contributi giornalieri nel biennio costituito dall’anno cui si riferisce l’indennità e dall’anno precedente (il requisito può essere perfezionato mediante il cumulo con la contribuzione relativa ad attività dipendente non agricola purché l’attività agricola sia prevalente nell’anno o nel biennio di riferimento). Possono essere utilizzati, per raggiungere i 102 contributi, anche quelli figurativi relativi a periodi di maternità obbligatoria e congedo parentale, compresi nel biennio utile.
Per ottenere l’indennità di disoccupazione agricola, oltre a possedere i requisiti di legge, è necessario che il lavoratore agricolo presenti la domanda online entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di competenza della prestazione. Poiché quest’anno il 31 marzo cade di domenica, è possibile trasmettere le domande entro il 1° aprile, primo giorno successivo non festivo. Non saranno ritenute valide, invece, le domande presentate in data successiva.
Le domande possono essere trasmesse all’INPS tramite:
– il servizio online accessibile direttamente dal cittadino dotato di SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di livello 2, PIN dispositivo o CNS (Carta Nazionale dei Servizi);
– gli enti di patronato;
– il Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile.

INPS: aggiornamento delle procedure per liquidare la pensione quota 100

Si forniscono alcune indicazioni sull’aggiornamento dei sistemi di gestione del conto e di liquidazione della cosiddetta quota 100.

Per consentirne l’individuazione, le pensioni in parola sono state identificate con un codice specifico. Pertanto, il campo “benefici particolari” dell’ex EAP e del folder “Maggiorazione/Benefici di IVSReing viene valorizzato con il codice “14”, decodificato come “Quota 100” DL 4/2019. Il codice viene memorizzato nel database nei campi in GP1AV61 e GP2PBBPAR.
Per gestire il regime delle decorrenze (+3/+6 mesi dalla data di perfezionamento diritto), è stato previsto il nuovo campo “Dipendente pubblico” da valorizzare con SI/NO. L’informazione viene valorizzata: dal sistema UNICARPE (FELPE), nel caso di liquidazione in modalità automatica; dall’operatore in caso di liquidazione in modalità manuale.
Le procedure sono state aggiornate per gestire l’incumulabilità con i redditi da lavoro, infatti, la cosiddetta pensione quota 100 non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 Euro lordi annui per il periodo compreso tra la data di decorrenza della pensione e la data di maturazione del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. I redditi derivanti da qualsiasi attività lavorativa svolta, anche all’estero, successivamente alla decorrenza della pensione e fino alla data di perfezionamento della pensione di vecchiaia prevista nella gestione a carico della quale è stata liquidata la pensione in questione, comportano la sospensione dell’erogazione del trattamento pensionistico nell’anno di produzione di detti redditi. Dunque, nel caso di redditi prodotti nei mesi dell’anno precedenti il perfezionamento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, l’erogazione del trattamento pensionistico è sospesa nel sudetto periodo.
Per la gestione della incumulabilità in argomento è stata istituita la nuova rilevanza 29= INCUMULABILITA’ QUOTA 100: rigo 10 = lavoro autonomo e dipendente (escluso autonomo occasionale art. 2222 c.c.). In questa voce deve confluire sia il reddito da lavoro dipendente, sia il reddito da collaborazione coordinata e continuativa sia reddito da lavoro autonomo; rigo 11= lavoro autonomo occasionale art. 2222 c.c.
I redditi derivanti dallo svolgimento, anche all’estero, di qualsiasi attività lavorativa successivamente alla decorrenza della pensione e fino alla data di decorrenza teorica della pensione di vecchiaia prevista nella gestione a carico della quale è stata liquidata la pensione “quota 100”, comportano la sospensione dell’erogazione del trattamento pensionistico nell’anno di produzione dei redditi.

INPS: verifica dei requisiti per il pagamento delle prestazioni

Si forniscono alcune precisazioni in ordine alle modalità di liquidazione delle prestazioni economiche per invalidità civile, cecità civile, sordità civile e indennità di accompagnamento.

I requisiti amministrativi la cui carenza deve essere eccepita nella fase dell’accertamento tecnico preventivo sono i seguenti: mancata presentazione della domanda amministrativa; decadenza dell’azione giudiziaria; mancanza del requisito dell’età all’atto della domanda amministrativa o all’atto dell’insorgenza dello stato invalidante dichiarato dal giudice; difetto del requisito reddituale o del requisito del mancato svolgimento di attività lavorativa, se già conosciuti dal funzionario. Il funzionario difensore dell’Inps è chiamato a sollevare le diverse eccezioni (che integrano la mancanza dell’interesse ad agire o altre cause di inammissibilità ovvero improcedibilità del ricorso) nella memoria di costituzione in fase di ATPO, eccezioni che dovranno essere ribadite in udienza. Laddove però, nonostante le eccezioni ritualmente formulate, il giudice disponga ugualmente la CTU medico legale, il funzionario, nel caso in cui la CTU sia sfavorevole all’Istituto, dovrà depositare in cancelleria formale dissenso. Ciò in ragione dell’acclarato principio secondo il quale la manifestazione di dissenso è esercitabile sia per motivi sanitari che per motivi extra sanitari e di quello per cui è soltanto la proposizione del dissenso che impedisce che la CTU sia omologata dal giudice.
L’Inps, quindi, raccomanda di esprimere il necessario dissenso avverso la relazione del consulente tecnico d’ufficio sfavorevole all’Istituto medesimo nel caso in cui il giudice, nonostante l’eccezione sollevata da parte del funzionario Inps, abbia comunque dato corso alla perizia.
I funzionari preposti alla liquidazione della prestazione a seguito di decreto di omologa, verificheranno la presenza dei requisiti amministrativi. Pur in presenza del presupposto sanitario, non si procederà alla liquidazione della prestazione economica nell’ipotesi in cui non sia stata presentata la domanda amministrativa oppure laddove manchino gli altri requisiti di legge, sopra elencati, con riferimento ai quali deve essere presentata eccezione nel giudizio per ATPO, nonché il successivo dissenso.

Nel testo di conversione del D.L. 4/2019 anche novità previdenziali e in materia di Cig

Nel testo di conversione del D.L. 4/2019 anche novità previdenziali e in materia di Cig

Nella seduta del 27 febbraio, il Senato ha approvato il testo del DdL di conversione del D.L. 4/2019, che quindi passa al vaglio della Camera dei Deputati. In appresso si evidenziano le novità riguardanti la sospensione dei trattamenti previdenziali per il caso di lavoratori condannati a pena detentiva e che si siano volontariamente sottratti all’esecuzione, nonchè alcuni aspetti della cassa integrazione guadagni.

In sede di conversione, di rilievo è l’introduzione della sanzione accessoria della sospensione del pagamento dei trattamenti previdenziali di vecchiaia e anticipati erogati dagli enti di previdenza obbligatoria, ai soggetti condannati a pena detentiva con sentenza passata in giudicato per i reati reati connessi al terrorismo e all’eversione (associazione, attentato, sequestro di persona), associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, strage, nonché per ogni altro delitto per il quale sia stata irrogata, in via definitiva, una pena non inferiore a due anni di reclusione, che si siano volontariamente sottratti all’esecuzione della pena. La medesima sospensione si applica anche nei confronti dei soggetti evasi o per i quali sia stato dichiarato lo stato di latitanza. I provvedimenti di sospensione sono adottati con effetto non retroattivo dal giudice e comunicati dal pubblico ministero, entro il termine di quindici giorni dalla loro adozione, all’ente gestore dei rapporti previdenziali e assistenziali facenti capo al soggetto sanzionato. La sospensione della prestazione previdenziale può essere revocata dall’autorità giudiziaria che l’ha disposta, previo accertamento del venir meno delle condizioni che l’hanno determinata. Ai fini del ripristino dell’erogazione degli importi dovuti, l’interessato deve presentare domanda al competente ente previdenziale allegando ad essa la copia autentica del provvedimento giudiziario di revoca della sospensione. Il diritto al ripristino decorre dalla data di presentazione della domanda e della prescritta documentazione all’ente previdenziale e non ha effetto retroattivo sugli importi maturati durante il periodo di sospensione. Sempre in materia previdenziale, sono previsti l’incremento del numero massimo di rate (passate da 60 a 120) accordate in caso di riscatto dei periodi non coperti da contribuzione e le norme in materia di trasparenza per cui gli enti erogatori di trattamenti pensionistici hanno l’obbligo di fornire a tutti i soggetti percettori precisa e puntuale informazione circa eventuali trattenute relative alle quote associative sindacali.
Novità infine anche in relazione ai trattamenti di cassa integrazione guadagni. Innanzitutto, la proroga in deroga, anche per l’anno 2020, del periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria per riorganizzazione o crisi aziendale. Quindi, la previsione di acconti per sei mensilità di integrazione salariale straordinaria, al fine di garantire la continuità del sostegno al reddito dei lavoratori sospesi da imprese operanti in più regioni con un organico superiore a 500 unità lavorative e con gravi ricadute occupazionali, concentrate nelle aree di crisi complessa, conseguenti alle difficoltà di implementazione delle azioni di riorganizzazione e di accesso alle fonti di finanziamento. Ancora, per i trattamenti di integrazione salariale in deroga, in caso di pagamento diretto della prestazione da parte dell’Inps, la previsione che il datore di lavoro sia obbligato ad inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale, secondo le modalità stabilite dall’Istituto, entro lo stesso termine di sei mesi previsto per il conguaglio o la richiesta di rimborso; trascorso inutilmente tale termine, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente. Infine, il rifinanziamento delle misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti dalle imprese delsettore dei call center.