Edilizia: indicazioni Inps sulla riduzione contributiva per il 2018

Con riferimento alle imprese edili, i datori di lavoro possono inviare le domande per l’applicazione della riduzione contributiva, per l’anno 2018, fino al 15 marzo 2019.

L’agevolazione – confermata, per l’anno 2018, nella misura dell’11,50% – consiste in una riduzione sui contributi dovuti per le assicurazioni sociali diverse da quella pensionistica e si applica ai soli operai occupati per 40 ore a settimana, pertanto non spetta per i lavoratori a tempo parziale.
I datori di lavoro interessati possono inviare le domande per l’applicazione della riduzione contributiva relativa al 2018 fino al 15 marzo 2019.
Ai fini dell’accesso al beneficio, il datore di lavoro deve, tra l’altro, possedere i requisiti di regolarità contributiva attestata tramite il documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge e il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale; non deve aver riportato condanne passate in giudicato per la violazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel quinquennio antecedente la data di applicazione dell’agevolazione.
La riduzione in parola non spetta, inoltre, per quei lavoratori per i quali sono previste specifiche agevolazioni contributive ad altro titolo (ad esempio, l’incentivo Occupazione Mezzogiorno per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2018), nonché in presenza di contratti di solidarietà.
Le istanze per la riduzione contributiva devono essere inviate telematicamente avvalendosi del modulo “Rid-Edil”, disponibile all’interno del cassetto previdenziale aziende dell’INPS, nella sezione “Comunicazioni on-line”, funzionalità “Invio nuova comunicazione”. In caso di definizione delle istanze stesse con esito positivo, al fine di consentire il godimento del beneficio, sarà attribuito alla posizione contributiva interessata il codice di autorizzazione 7N, per il periodo da dicembre 2018 a febbraio 2019; l’esito sarà visualizzabile all’interno del cassetto previdenziale aziende. In ogni caso lo sgravio si riferirà al periodo che va da gennaio a dicembre 2018. Laddove, invece, dovesse essere accertata la non veridicità della dichiarazione resa dal datore ai fini dell’accesso al beneficio, le Strutture INPS, oltre all’attivazione nei riguardi dell’autorità giudiziaria, procedono al recupero delle somme indebitamente fruite.
Il beneficio può essere fruito avvalendosi delle denunce contributive Uniemens fino al mese di competenza febbraio 2019.

Gestione commercianti, obbligo di iscrizione limitato ai soli produttori di 3° e 4° gruppo

Il richiamo di legge al contratto collettivo corporativo per la disciplina dei rapporti fra agenti e produttori di assicurazione del 25 maggio 1939, costituisce elemento significativo utilizzato dal Legislatore previdenziale per strutturare la disposizione con effetti di specifica selezione tra i soggetti ivi individuati.

Una Corte d’appello territoriale, riformando la decisione del Tribunale di prime cure, aveva dichiarato non dovute le somme oggetto di un verbale di accertamento Inps, avente ad oggetto contributi dovuti alla Gestione commercianti, in conseguenza dell’obbligo di iscrizione alla medesima, per i redditi percepiti da un lavoratore quale produttore libero di impresa di assicurazioni. Per la Corte territoriale, l’obbligo di iscrizione nella Gestione commercianti, non include la posizione dei produttori di assicurazione che svolgono la loro attività direttamente per conto delle imprese assicurative ma solo quella dei produttori collegati ad agenti o subagenti.
Avverso tale sentenza l’Inps ha proposto ricorso in Cassazione deducendo violazione e falsa applicazione del contratto collettivo corporativo per la disciplina dei rapporti tra le agenzie, le subagenzie ed i produttori di assicurazione del 25 maggio 1939 e della norma di cui all’art. 44, co, 2, D.L. n. 269/2003.
Per la Suprema Corte, il ricorso non è meritevole di accoglimento. La norma citata, infatti, individua i soggetti tenuti all’iscrizione nella gestione commercianti, dal primo gennaio 2004, nei soli produttori di 3° e 4° gruppo di cui al Contratto collettivo per la disciplina dei rapporti fra agenti e produttori di assicurazione del 25 maggio 1939. Tale contratto collettivo, attualmente vigente e con efficacia normativa erga omnes, definisce tali produttori, rispettivamente, nel seguente modo:
– produttori i quali hanno obbligo di lavorare esclusivamente per l’agenzia o sub-agenzia dalla quale hanno ricevuto la lettera di nomina e per i rami dalla stessa eserciti, ed hanno anche obbligo di un determinato minimo di produzione e che sono compensati con provvigioni, anche se corrisposte medianti anticipazioni;
– produttori liberi di piazza o di zona e cioè senza obbligo di un determinato minimo di produzione, compensati con provvigioni, oppure con provvigioni e premi di produzione; il tutto risultante da apposita lettera di autorizzazione.
Di qui, il richiamo della norma alla fonte contrattuale corporativa, costituisce elemento significativo utilizzato dal Legislatore previdenziale per strutturare la disposizione con effetti di specifica selezione. In altri termini, la concreta indagine relativa ai caratteri delle attività proprie dei produttori del terzo o del quarto gruppo va condotta considerando che le medesime attività divengono significative, ai fini dell’obbligo all’iscrizione alla gestione commercio, solo se rese in favore di agenzie e sub agenzie; il contenuto delle due declaratorie non può essere disgiunto dal necessario riferimento alla controparte contrattuale dell’agenzia o della subagenzia poiché il richiamo alla contrattazione collettiva per di più corporativa vigente ex lege n. 741 del 1959 esclude in radice la correttezza di interpretazioni analogiche.

Fondo volo, la spettanza della prestazione di invalidità specifica

Chiarimenti Inps riguardo la spettanza della prestazione di invalidità per gli iscritti al Fondo di previdenza per il personale di volo dipendente dalle aziende di navigazione aerea.

Come noto, gli iscritti al Fondo volo hanno diritto alla pensione di invalidità se possono far valere un periodo utile di almeno dieci anni, di cui almeno cinque anni di contribuzione obbligatoria al Fondo, e sono divenuti permanentemente inabili ad esercitare la professione autorizzata da un regolare brevetto aeronautico o da altro documento equipollente, purché l’invalidità dia luogo alla risoluzione del rapporto di lavoro comportante l’obbligo di iscrizione al Fondo. Orbene, la prestazione può essere riconosciuta anche se il provvedimento di inidoneità permanente intervenga successivamente alla risoluzione del rapporto di lavoro, a condizione che il procedimento di accertamento dell’inidoneità al volo sia iniziato in costanza di rapporto di lavoro e il rapporto di lavoro sia stato risolto a causa dell’inidoneità al volo. Tale ipotesi può verificarsi solo nel caso in cui l’Autorità medica competente (IMAS, AeMC, SASN, AME), riconosciuta l’inidoneità al volo del lavoratore, non dispone immediatamente la definitività di detta inidoneità, rinviando l’esito finale ad una successiva visita (che, in genere, avviene dopo tre o sei mesi dal primo accertamento). Naturalmente qualora il lavoratore venga riconosciuto idoneo in occasione della predetta ultima visita, il procedimento di inidoneità si conclude e resta privo di ogni effetto in ordine al riconoscimento della prestazione di invalidità specifica. Laddove il rapporto di lavoro sia risolto per cause diverse dall’inidoneità al volo la prestazione in argomento non potrà essere riconosciuta.

Versamento contributi sospesi per il sisma nelle Regioni Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo

Con riferimento agli eventi sismici verificatisi nei territori delle Regioni Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo in data 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017, si forniscono istruzioni sul versamento in unica soluzione dei contributi sospesi.

Relativamente alle aziende con dipendenti, ilpagamento deve essere effettuato tramite modello F24, utilizzando il codice contributo DSOS ed esponendo la matricola dell’azienda seguita dallo stesso codice utilizzato per la rilevazione del credito (N964). Laddove le aziende beneficiarie della sospensione contributiva non abbiano assolto gli adempimenti relativi alla trasmissione della denuncia Uniemens, i medesimi dovranno essere assolti entro il prossimo 31 gennaio.
Per effetto della sospensione fino al 30.09.2017 del versamento della contribuzione dovuta dagli artigiani e commercianti, le rate sospese sono le seguenti: III rata sul minimale per l’anno 2016 (16.11.2016); secondo acconto della contribuzione eccedente il minimale per l’anno 2016 (30.11.2016); IV rata sul minimale per l’anno 2016 (16.02.2017); I rata sul minimale per l’anno 2017 (16.05.2017); saldo della contribuzione eccedente il minimale per l’anno 2016 – I acconto della contribuzione eccedente il minimale per l’anno 2017 (20.07.2017); II rata sul minimale per l’anno 2017 (20.08.2017). Nell’ipotesi in cui il contribuente intenda versare anche l’eventuale contribuzione eccedente il minimale, dovuta a titolo di acconto per l’anno 2017 e di saldo per l’anno 2016, dovrà produrre una dichiarazione attestante il reddito degli anni 2015 e 2016 da utilizzare quale base imponibile per la determinazione della contribuzione dovuta.
Per i liberi professionisti iscritti alla Gestione separata, il versamento relativo al saldo 2016 e primo acconto 2017 deve essere effettuato entro il 31.01.2019, compilando la “Sezione INPS” del modello F24. Quanto ai committenti tenuti al versamento nella Gestione separata, la contribuzione dovuta, riferita ai compensi effettivamente pagati nel periodo di sospensione, deve essere versata entro il 31.01.2019, compilando la “Sezione INPS” del modello F24.
I contributi per lavoro domestico riferiti ai singoli periodi dovranno essere versati entro la scadenza del 31.01.2019 con le seguenti consuete modalità: utilizzando i bollettini MAV ricevuti oppure generati attraverso il sito Internet www.inps.it al seguente percorso: “Tutti i servizi” > “Portale dei Pagamenti” > “Lavoratori Domestici”; rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche” (uffici postali, tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps”, sportelli bancari Unicredit); online, sul sito Internet www.inps.it, al seguente percorso: “Tutti i servizi” > “Portale dei Pagamenti” > “Lavoratori Domestici”, tramite la modalità di pagamento immediato/online pagoPA utilizzando la carta di credito o debito o prepagata oppure addebito in conto.

Inps gestione Artigiani e Commercianti, emissione della rata di novembre 2018

Presto dispnibili i modelli F24 necessari per il versamento della contribuzione dovuta dai soggetti iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti.

L’Inps comunica che è stata ultimata una nuova elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla Gestione in oggetto per l’anno 2018 e per eventuali periodi precedenti non già interessati da imposizione contributiva. A seguito della predetta attività sono perciò stati predisposti i modelli F24 necessari per il versamento della contribuzione dovuta.
Detti modelli F24 saranno disponibili, in versione precompilata, nel “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti” alla sezione “Posizione assicurativa”, “Dati del modello F24”, dove sarà possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento.
E’ previsto, inoltre, l’invio di mail di alert ai titolari di posizione assicurativa, ovvero ai loro intermediari delegati, per i quali l’Istituto è in possesso di recapito posta elettronica.
L’accesso ai servizi del “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti” avviene, come di consueto, tramite PIN del soggetto titolare di posizione contributiva ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

ANF e genitore convivente con i figli naturali: rileva sempre la propria situazione reddituale

Nel caso di genitore convivente con i propri figli naturali, ma privi di una posizione tutelata, l’assegno per il nucleo familiare può essere erogato in relazione al rapporto di lavoro dell’altro genitore non convivente, fermo restando che il reddito da prendere in considerazione per l’erogazione della prestazione è quello del genitore convivente

Nell’ipotesi di figli naturali riconosciuti da entrambi i genitori, il diritto all’assegno per il nucleo familiare è riconosciuto solamente al genitore convivente con i figli, benchè non titolare di una propria posizione tutelata, ma in relazione al rapporto di lavoro dell’altro genitore non convivente, fermo restando che il reddito da prendere in considerazione per l’erogazione della prestazione è quello del genitore convivente. Nello specifico, il genitore naturale lavoratore dipendente o titolare di posizione tutelata, non convivente con i figli, ha titolo a presentare la richiesta di assegno per il nucleo familiare, con le modalità previste dalle disposizioni vigenti; tuttavia, la prestazione viene erogata direttamente al genitore convivente. Per quanto concerne la quantificazione dell’ammontare dell’assegno, in sede di richiesta della prestazione, il genitore richiedente, nel quadro relativo all’indicazione dei dati reddituali dell’apposito modello di domanda (ANF/DIP – cod. SR16), non deve indicare l’ammontare e la natura dei propri redditi, bensì deve allegare alla domanda stessa una dichiarazione reddituale rilasciata sul modello ANF/FN – cod. SR65 del genitore naturale convivente con i figli. Quest’ultimo deve dichiarare l’ammontare e la natura dei redditi facenti capo al proprio nucleo da lui formato con i figli del lavoratore richiedente, nonchè fornire indicazione circa i dati necessari al pagamento della prestazione.

Lavoratori esposti all’amianto: domanda entro il 30 novembre 2018

16 non 2018 Per il 2019 e il 2020, sono estesi i benefici previdenziali derivanti dall’esposizione all’amianto previsti per i lavoratori delle imprese di scoinbentazione e bonifica, affetti da patologia asbestocorrelata.

Per accedere al beneficio, gli interessati devono presentare, entro e non oltre il 30 novembre 2018, apposita domanda telematica, tramite i seguenti consueti canali posti a disposizione dall’Inps: WEB, attraverso il servizio online dedicato, se in possesso di un codice PIN rilasciato dall’INPS, di una identità SPID o di una Carta Nazionale dei Servizi (CNS) per l’accesso ai servizi telematizzati dell’Istituto; Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di un codice PIN; Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di un codice PIN.
Nel dettaglio, i destinatari sono i lavoratori che: in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano transitati verso forme pensionistiche obbligatorie dei lavoratori dipendenti gestite, prima del 1° gennaio 2012, da enti diversi dall’INPS – siano esse esclusive, esonerative o sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria; possono far valere nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e nelle forme pensionistiche di cui alla cit. lettera a) complessivamente almeno 30 anni (pari a 1560 settimane) di anzianità assicurativa e di contribuzione utile ai fini del diritto per la pensione di anzianità; in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, con il beneficio in argomento, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2019 e 2020.

Apprendistato professionalizzante con beneficiari di mobilità, regime contributivo differenziato

A seguito dell’emanazione della circolare Inps n in materia di regime contributivo applicabile all’assunzione in apprendistato, emerge un trattamento differenziato dei lavoratori beneficiari dell’indennità di mobilità ordinaria, in ragione della decorrenza dell’assunzione.

Con riferimento al regime contributivo per l’assunzione in apprendistato professionalizzante, senza limiti età, dei lavoratori beneficiari di indennità di mobilità ordinaria o di un trattamento di disoccupazione, le attuali disposizioni normative si pongono in una prospettiva di sostanziale continuità rispetto al quadro normativo previgente (D.Lgs. n. 167/2011). Per i soli profili di novità, l’Istituto evidenzia quanto appresso.
A seguito dell’intervenuta abrogazione a far tempo dal 1° gennaio 2017 delle norme sulla mobilità, il seguente regime contributivo continua a restare in vigore solo per le assunzioni operate entro il 31 dicembre 2016 ed i cui effetti si protraggano dopo detto termine:
– per i primi 18 mesi, aliquota contributiva a carico del datore di lavoro nella misura prevista per gli apprendisti (10%), esclusa l’applicazione della contribuzione di finanziamento della NASpI;
– eventuale assoggettamento alla disciplina Cigo/Cigs o dei Fondi di solidarietà, con conseguente obbligo di versamento della relativa contribuzione di finanziamento;
– inapplicabilità della riduzione di 8,5 e 7 punti percentuali nei primi due anni di contratto e dell’azzeramento dell’aliquota a carico del datore di lavoro per i primi tre anni di contratto, per le assunzione operate dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016, a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– dal 19° mese, contribuzione datoriale è dovuta in misura piena, in relazione al settore di classificazione ed alle caratteristiche aziendali del datore di lavoro, mentre quella a carico dell’apprendista nella misura del 5,84% solo per il periodo di residua durata del contratto di apprendistato;
– esclusione della conservazione dei benefici contributivi in capo al datore di lavoro per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione.
Per i percettori di mobilità assunti a far tempo dal 1° gennaio 2017, si applica invece il medesimo regime contributivo previsto per i lavoratori beneficiari di trattamento di disoccupazione:
– riduzione dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro alla misura prevista per gli apprendisti (10%) per tutta la durata del periodo di formazione, che non può eccedere il limite di tre anni o cinque per il settore artigiano, incrementata della contribuzione di finanziamento della NASpI, nella misura pari all’1,61%;
– eventuale assoggettamento alla disciplina Cigo/Cigs o dei Fondi di solidarietà, con conseguente obbligo di versamento della relativa contribuzione di finanziamento;
– applicazione della riduzione di 8,5 e 7 punti percentuali nei primi due anni di contratto a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– inapplicabilità dell’azzeramento dell’aliquota a carico del datore di lavoro per i primi tre anni di contratto, per le assunzione operate dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016, a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– esclusione della conservazione dei benefici contributivi in capo al datore di lavoro per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione.

Regime contributivo dell’apprendistato di primo livello, nuove indicazioni Inps

Con circolare n. 108 del 14 novembre 2018, l’Inps riepiloga l’assetto del regime contributivo relativo ai rapporti di apprendistato, allo scopo di favorire il corretto assolvimento degli obblighi contributivi, anche in considerazione delle misure di agevolazione introdotte nel corso degli ultimi anni per promuovere l’utilizzo della forma contrattuale.

Come noto, riguardo agli obblighi contributivi a carico del datore di lavoro, con effetto dai periodi contributivi maturati dal 1° gennaio 2007, l’aliquota di contribuzione a carico dei datori di lavoro degli apprendisti è stabilita nella misura complessiva pari al 10%, cui deve aggiungersi l’aliquota di finanziamento della NASpI, nella misura dell’1,31%, ed il contributo integrativo per l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria, destinabile al finanziamento dei fondi interprofessionali per la formazione continua, pari allo 0,30%. Per i datori di lavoro che occupano alle dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9, è disposto che l’aliquota del 10% a carico dei medesimi datori di lavoro è ridotta in ragione dell’anno di vigenza del contratto di 8,5 punti percentuali per il primo anno di contratto e di 7 punti percentuali per il secondo anno. Ancora, nell’ipotesi di prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, i benefici contributivi previsti per i rapporti di apprendistato sono mantenuti per un anno. Al riguardo, peraltro, nel caso di applicazione di regimi che prevedono la variazione dell’aliquota contributiva nel corso del rapporto di apprendistato (ad esempio, nel caso di datori di lavoro con organico fino a 9 addetti), la misura da assumere a riferimento è quella in atto nel periodo immediatamente precedente la prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato. Per quanto concerne l’aliquota contributiva a carico dell’apprendista essa è pari al 5,84%, per tutta la durata del periodo di formazione e per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine dell’apprendistato.
Di rilievo la novità emergente in relazione ai contratti di apprendistato di primo livello. Al riguardo, è infatti previsto un ulteriore regime agevolato, introdotto in via sperimentale dal 24 settembre 2015 e poi stabilizzato dalla Legge di Bilancio 2018, il quale stabilisce:
– l’inapplicabilità del contributo di licenziamento;
– la riduzione dell’aliquota contributiva del 10% nella misura del 5%;
– lo sgravio totale dell’aliquota di finanziamento della NASpI, nella misura dell’1,61%.
Orbene, a parziale correzione di quanto in precedenza illustrato, per gli assunti con contratto di apprendistato di primo livello a far tempo dal 24 settembre 2015 da datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9, l’aliquota contributiva datoriale va calcolata, per i primi due anni con l’applicazione delle riduzioni di 8,5 e 7 punti percentuali, mentre, a partire dal terzo anno, è ridotta al 5%. In precedenza, invece, era stabilito che i due regini fossero alternativi.

INPS: attribuzione detrazioni carichi familiari per pensionati residenti all’estero

Si forniscono alcune precisazioni sulle detrazioni per carichi familiari per i pensionati residenti all’estero in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni.

Dal 1° gennaio 2019, per i figli di età non superiore a 24 anni il limite di reddito complessivo per essere considerati fiscalmente a carico è elevato 4.000 euro (invece di 2.840,51 euro).
Per il periodo d’imposta 2019, i pensionati residenti in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni, in base alla normativa fiscale vigente, possono richiedere all’Inps l’applicazione delle detrazioni per carichi di famiglia, attraverso le ordinarie modalità: direttamente, con PIN dispositivo o credenziali SPID di secondo livello accedendo al servizio on line dedicato, disponibile nel sito istituzionale www.inps.it al seguente percorso: “Prestazioni e Servizi” > “Fascicolo previdenziale cittadino” > “D.21/09/2015 Rich. Detr. Res. Estero”; avvalendosi dell’assistenza gratuita dei Patronati, che hanno a disposizione il medesimo applicativo nell’apposita sezione loro dedicata, accedendo dal sito istituzionale www.inps.it al seguente percorso: “Tutti i Servizi” > “Servizi per i Patronati” > “Gestione Residenti Estero” >”D. 21/09/2015 Rich. Detr. Res. Estero”.
Per i pensionati residenti in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni, che hanno già fruito di detrazioni per carichi di famiglia nel corso del 2018, saranno mantenute per il periodo d’imposta 2019 dette detrazioni se la presentazione della domanda di applicazione annuale sarà effettuata entro il 15 febbraio 2019, fermo restando l’obbligo di comunicare all’Inps eventuali variazioni nei carichi familiari che si dovessero verificare successivamente in corso d’anno. Diversamente, laddove la presentazione della domanda annuale di applicazione delle suddette detrazioni dovesse avvenire dopo il termine del 15 febbraio 2019, si procederà alla revoca delle stesse, con effetto dalla rata di aprile 2019 per tutte le gestioni, con adeguamento mensile della tassazione dalla medesima rata e recupero delle detrazioni provvisoriamente attribuite nelle mensilità in 11 rate. Se, dopo la revoca, dovessero pervenire, con riferimento ai pensionati interessati, domande di applicazione delle detrazioni per carichi familiari, le detrazioni richieste saranno attribuite nuovamente con la prima rata utile, comprensive del conguaglio a credito, laddove spettante, in relazione alle mensilità pregresse.