Le regole per accedere al bonus acqua potabile

Definiti i criteri e le modalità di fruizione del credito d’imposta per l’acquisto e l’installazione di sistemi utili a migliorare la qualità dell’acqua da bere in casa o in azienda e ridurre, di conseguenza, il consumo di contenitori di plastica (art. 1, co. 1087 e 1089, L. n. 178/2020). Vengono approvati il modello di “Comunicazione delle spese per il miglioramento dell’acqua potabile” e le relative istruzioni, che i contribuenti devono trasmettere all’Agenzia delle entrate dal 1° al 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui hanno sostenuto la spesa, ai fini del riconoscimento del bonus fiscale (Agenzia Entrate – provvedimento 16 giugno 2021, n. 153000).

La Legge di Bilancio 2021 ha previsto, allo scopo di razionalizzare l’uso dell’acqua e ridurre il consumo di contenitori di plastica, un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese sostenute tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022 per l’acquisto e l’installazione di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e/o addizione di anidride carbonica alimentare finalizzati al miglioramento qualitativo delle acque per il consumo umano erogate da acquedotti.

Il credito d’imposta è riconosciuto alle persone fisiche nonché ai soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni e agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, fino a un ammontare complessivo delle spese non superiore, per le persone fisiche non esercenti attività economica, a 1.000 euro per ciascuna unità immobiliare e, per gli altri soggetti, a 5.000 euro per ciascun immobile adibito all’attività commerciale o istituzionale.

Con il provvedimento n. 153000/2021 vengono definiti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa complessivo, pari a 5 milioni di euro per ciascun anno.

In particolare:
– viene stabilito che i soggetti che intendono avvalersi del credito d’imposta devono comunicare all’Agenzia delle entrate l’ammontare delle spese agevolabili sostenute nell’anno precedente;
– è prevista la presentazione delle comunicazioni nel periodo dal 1° febbraio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese;
– viene individuata la misura del credito d’imposta fruibile, che è pari all’importo del credito indicato nella comunicazione validamente presentata moltiplicato per la percentuale ottenuta dal rapporto tra il limite complessivo di spesa e l’ammontare complessivo del credito d’imposta risultante da tutte le comunicazioni validamente presentate;
– è prevista la pubblicazione, entro il 31 marzo di ciascun anno, sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, del provvedimento del Direttore della medesima Agenzia con il quale è resa nota la misura percentuale del credito d’imposta spettante.

I termini di presentazione della comunicazione sono fissati nell’anno successivo a quello di realizzazione degli interventi, al fine di assicurare a tutti i destinatari della misura agevolativa di accedere al beneficio, anche se in misura ridotta rispetto a quella prevista dalla norma qualora l’ammontare complessivo del credito d’imposta derivante dalle comunicazioni validamente presentate risultasse superiore alle risorse stanziate per ciascun anno, e di ottimizzare l’impiego delle risorse stanziate.

Vengono inoltre individuate le modalità di utilizzo del credito d’imposta, prevedendo che lo stesso sia utilizzabile:
– dalle persone fisiche non esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento delle spese agevolabili e in quelle successive fino a quando non se ne conclude l’utilizzo ovvero in compensazione tramite modello F24;
– dai soggetti diversi da quelli di cui al punto precedente, in compensazione tramite modello F24.

Superbonus: integrazione attestato di congruità delle spese a fine lavori

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di interventi di riqualificazione e trasformazione di fabbricati residenziali, mediante demolizione e ricostruzione, che prevedano anche il miglioramento sismico di due classi di rischio, è possibile fruire del “superbonus” in luogo del “sismabonus”. Qualora prima dell’inizio dei lavori non sia stata presentata l’attestazione di congruità delle spese prevista dalla disciplina agevolativa del “superbonus” è comunque possibile fruire dell’agevolazione, purché detta attestazione sia prodotta entro la fine dei lavori. (Risposta 16 giugno 2021, n. 410).

Quesito

In relazione a lavori di riqualificazione e trasformazione di alcuni fabbricati residenziali, tramite demolizione, ricostruzione e recupero con sagoma diversa e con volume e superficie inferiore, per i quali sono stati assolti gli adempimenti per fruire del cd. “Sismabonus”, è possibile optare per il cd. “Superbonus”, integrando la modulistica con le ulteriori dichiarazioni asseverative previste ai fini del Superbonus, nonostante i lavori siano già iniziati?

Risposta

Il cd. “Decreto Rilancio” (art. 119, D.L. n. 34/2020 e successive modifiche e integrazioni) ha previsto la detrazione d’imposta per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2023 (con distinzioni in base alla tipologia di contribuente e alla percentuale di lavori realizzati) nella misura del 110 per cento delle spese stesse a fronte di specifici interventi finalizzati alla efficienza energetica (ivi inclusa la installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici), nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici effettuati su unità immobiliari residenziali (cd. “Superbonus”).
Le disposizioni in materia di Superbonus si affiancano a quelle già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (art. 14, D.L. n. 63/2013 – cd. Ecobonus) nonché per quelli di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (art. 16, D.L. n. 63/2013 – cd. Sismabonus).
Gli interventi per i quali è possibile fruire del Superbonus sono distinti in “trainanti o principali” e “trainati”. Questi ultimi, ai fini del Superbonus, devono essere realizzati congiuntamente ai primi.
Tra gli interventi “trainanti o principali” sono ricompresi anche gli interventi antisismici e di riduzione del rischio sismico, per i quali è possibile fruire del cd. “sismabonus”.
Ai fini del Superbonus l’intervento deve riguardare edifici o unità immobiliari “esistenti”, non essendo agevolati gli interventi realizzati in fase di nuova costruzione. Pertanto, l’agevolazione spetta anche a fronte di interventi realizzati mediante demolizione e ricostruzione inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia”. Considerato che la qualificazione delle opere edilizie spetta al Comune o altro ente territoriale competente, in sede di rilascio del titolo amministrativo che autorizza i lavori, ai fini del Superbonus occorre, pertanto, che dal suddetto documento amministrativo risulti che l’intervento rientri nella ristrutturazione edilizia.
In particolare nell’ambito degli interventi “trainanti”, il Superbonus spetta a fronte del sostenimento delle spese per interventi di messa in sicurezza statica delle parti strutturali di edifici nonché di riduzione del rischio sismico degli edifici stessi. Più precisamente, si tratta di interventi relativi all’adozione di misure antisismiche realizzati su edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, incluse le parti comuni di edifici in condominio.
Ai fini delle agevolazioni Sismabonus e Superbonus l’efficacia degli interventi in termini di riduzione del rischio sismico deve essere asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, della direzione dei lavori delle strutture e del collaudo statico, secondo le rispettive competenze professionali.
A differenza del Sismabonus, però, ai fini del Superbonus le asseverazioni del progettista e del direttore dei lavori devono contenere anche l’attestazione di congruità delle spese.
Onde evitare la proliferazione di adempimenti la modulistica è stata adeguata in modo da poterla utilizzare sia per il “Sismabonus” che per il “Superbonus” procedendo a cassare e/o non compilare le parti delle asseverazioni che non attengono alla specificità del regime fiscale adottato.
Cronologicamente, l’asseverazione del progettista è formulata all’atto del progetto e quindi deve essere trasmessa nel momento in cui viene presentata la pratica edilizia relativa alla SCIA o al Permesso di Costruire, allo sportello competente stabilito dalle normative regionali. Tale asseverazione deve essere prodotta prima dell’inizio dei lavori.
A fine lavori il direttore dei lavori assevera l’avvenuta riduzione di rischio sismico della costruzione, in coerenza con quanto previsto dal progetto, e il collaudatore statico, se la tipologia d’intervento ne richiede la presenza, attesta l’avvenuta riduzione del rischio sismico.
Riepilogando, ai fini del Superbonus:
– l’asseverazione del progettista, che contiene anche la dichiarazione relativa alla congruità delle spese, deve essere consegnata allo sportello competente stabilito dalla normativa regionale, prima dell’inizio dei lavori;
– l’attestazione del direttore dei lavori deve essere consegnata allo sportello di cui sopra al termine dei lavori, insieme agli eventuali stati di avanzamento, dallo stesso prodotti, ed all’attestazione del collaudatore statico, quando presente.

Ne consegue che, ai fini del Superbonus, l’attestazione della congruità delle spese dovrebbe essere prodotta prima dell’inizio dei lavori.
Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’inserimento dell’attestazione di congruità delle spese nel modello di asseverazione risponde ad una semplificazione degli adempimenti e, conseguentemente, la mancanza della stessa al momento in cui è stata presentata la pratica edilizia relativa alla SCIA, non dovrebbe pregiudicare l’accesso al Superbonus.
Considerato che l’asseverazione riguardante l’avvenuta riduzione di rischio sismico della costruzione, in coerenza con quanto previsto dal progetto, è redatta alla fine dei lavori, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che qualora l’attestazione della congruità delle spese non sia stata allegata alla pratica edilizia prima dell’inizio dei lavori, è possibile effettuare tale adempimento successivamente, purché entro la fine dei lavori.

Nel caso esaminato, dunque, considerato che è stata presentata allo sportello unico insieme alla SCIA, l’asseverazione del progettista di riduzione del rischio sismico di due classi, deve ritenersi ammessa la fruizione del Superbonus in luogo del Sismabonus, purché entro la fine dei lavori sia prodotta anche l’attestazione della congruità delle spese.

Aggiornate le FAQ riguardanti il Fondo Gasparrini

Nell’ambito del Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa sono state aggiornate le FAQ riguardanti il Fondo Gasparrini (ABI – Lettera circolare 16 giugno 2021, n. 1909)

Per tutti gli eventi previsti dalla normativa, i mutuatari possono sospendere il mutuo se hanno già fruito di un’altra sospensione del mutuo?

Sì, se il mutuo ha ripreso, per almeno 3 mesi, il regolare ammortamento delle rate, è possibile richiedere una nuova tranche di sospensione per il periodo massimo di 18 mesi da usufruire in non più di due volte;
Sì, ma solo per il complemento a 18 mesi (esempio 12 mesi nel caso in cui si sia fruito di 6 mesi di sospensione) nel caso in cui il mutuo NON abbia ripreso, per almeno 3 mesi, il regolare ammortamento delle rate.
NOTA BENE: condizione indispensabile per la presentazione di una richiesta di sospensione è che l’evento ipotesi si sia verificato nei tre anni antecedenti la richiesta di ammissione al beneficio.

Posso fruire dei 18 mesi di sospensione del mutuo per più di due periodi?

Sì, solo nel caso in cui l’evento ipotesi sia relativo alla sospensione del lavoro e alla riduzione del lavoro per almeno 30 giorni, la sospensione del mutuo può essere reiterata senza limiti di volte per un massimo di 18 mesi, fermo resto restando quanto previsto sopra dall’altra faq.

Pubblicate le norme sull’e-commerce

Nella G.U. n.141 del 15 giugno 2021, è stato pubblicato il D. Lgs. 25 maggio 2021, n. 83, recante il recepimento degli articoli 2 e 3 della direttiva (UE) 2017/2455 del Consiglio del 5 dicembre 2017 che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni e della direttiva (UE) 2019/1995 del Consiglio del 21 novembre 2019 che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le disposizioni relative alle vendite a distanza di beni e a talune cessioni nazionali di beni. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle operazioni, disciplinate dallo stesso, effettuate a partire dal 1° luglio 2021.

Cessioni di beni facilitate dalle interfacce elettroniche

Le cessioni di beni relative a:
– le vendite a distanza intracomunitarie di beni di cui all’articolo 38-bis, commi 1 e 3, del D.L. n. 331/1993, e le cessioni di beni con partenza e arrivo della spedizione o del trasporto nel territorio dello stesso Stato membro a destinazione di non soggetti passivi, effettuate da soggetti passivi non stabiliti nell’Unione europea;
– le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o da paesi terzi, di cui all’articolo 38-bis, commi 2 e 3, del D.L. n. 331/1993, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro,
si considerano effettuate dal soggetto passivo che facilita le stesse tramite l’uso di un’interfaccia elettronica, quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi.
Il soggetto passivo che facilita tramite l’uso di un’interfaccia elettronica le cessioni di beni di cui sopra si considera cessionario e rivenditore di detti beni.
Le cessioni di beni da parte di un soggetto passivo che si considera cessionario e rivenditore di detti beni, nonché le cessioni dei medesimi beni nei confronti di detto soggetto passivo, si considerano effettuate e l’imposta diviene esigibile nel momento in cui è accettato il pagamento del corrispettivo.
I soggetti passivi che facilitano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di cessionari o di committenti non soggetti passivi d’imposta tramite l’uso di una interfaccia elettronica, quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, conservano per un periodo di dieci anni, a partire dal 31 dicembre dell’anno in cui l’operazione è stata effettuata, la documentazione relativa a tali cessioni o prestazioni. La documentazione è fornita per via elettronica, su richiesta, all’Amministrazione finanziaria e alle autorità fiscali degli Stati membri dell’Unione europea nei quali le operazioni si considerano effettuate.

Regime speciale per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA all’importazione

I soggetti che presentano i beni in dogana per conto della persona alla quale gli stessi sono destinati, tenuta al pagamento dell’imposta, possono assolvere gli obblighi in materia d’IVA per le importazioni di beni, esclusi i prodotti soggetti ad accisa, la cui spedizione o il cui trasporto si concludono nello Stato, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, per le quali non è applicato il regime speciale.
Relativamente alle importazioni di beni effettuate nel mese di riferimento, i soggetti che si avvalgono del regime speciale presentano una dichiarazione mensile dalla quale risulta l’ammontare dell’imposta riscossa presso le persone a cui i beni sono destinati. La dichiarazione è presentata in formato elettronico entro il termine di versamento dell’imposta riscossa.
L’imposta riscossa nell’ambito del regime speciale è versata mensilmente entro il termine di pagamento del dazio all’importazione.
I soggetti che si avvalgono del regime speciale conservano la documentazione relativa alle importazioni. La documentazione deve essere sufficientemente dettagliata al fine di consentire la verifica della correttezza dell’imposta dichiarata e, su richiesta, è fornita in formato elettronico alle autorità di controllo fiscale e doganale.
I beni importati nell’ambito del presente regime speciale sono assoggettati all’aliquota IVA ordinaria. La persona alla quale i beni sono destinati può optare per la procedura di importazione per avvalersi dell’aliquota IVA ridotta, se prevista.

Regime speciale per la vendita a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi

I soggetti passivi domiciliati nel territorio dello Stato o ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, i soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea che dispongono di una stabile organizzazione nello Stato e i soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea non stabiliti in alcuno Stato membro dell’Unione europea, per l’assolvimento degli obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto, relativi a tutte le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi, ad eccezione dei beni soggetti ad accisa, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, possono identificarsi in Italia. I soggetti passivi stabiliti in paesi terzi, che non dispongono di una stabile organizzazione nello Stato, esercitano l’opzione tramite un unico rappresentante fiscale appositamente nominato ai fini del regime speciale, tranne che siano stabiliti in un paese terzo con il quale l’Unione europea ha concluso un accordo di assistenza reciproca di portata analoga alla direttiva 2010/24/UE del Consiglio e al regolamento (UE) n. 904/2010 ed effettuino vendite a distanza di beni provenienti da tale paese terzo. I soggetti diversi da quelli di cui al periodo precedente possono esercitare l’opzione direttamente o mediante un unico rappresentante fiscale appositamente nominato.
Per le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi, dichiarate ai sensi del presente regime speciale, la cessione si considera effettuata e l’imposta diviene esigibile nel momento in cui il pagamento è accettato.
I soggetti che si avvalgono del regime speciale sono dispensati dagli obblighi di cui al titolo II del decreto IVA; qualora sia emessa fattura si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e seguenti del DPR n. 633/1972.
L’opzione è esercitata mediante richiesta all’Agenzia delle entrate, la quale comunica al soggetto richiedente il numero di identificazione attribuito per l’applicazione del regime speciale in questione. Nel caso in cui un soggetto passivo disponga di una stabile organizzazione anche in un altro Stato membro dell’Unione europea, l’opzione non può essere revocata prima del termine del secondo anno successivo a quello del suo esercizio.
La richiesta è presentata prima di iniziare ad avvalersi del presente regime speciale e contiene almeno le seguenti indicazioni:
a) per le persone fisiche, il cognome e il nome ed eventualmente la ditta; per i soggetti diversi dalle persone fisiche, la ragione sociale, la denominazione;
b) indirizzo postale, indirizzi elettronici, inclusi i siti web;
c) numero di identificazione IVA o di codice fiscale attribuito dallo Stato di residenza o domicilio, se previsto.
Il rappresentante fiscale comunica le informazioni per se stesso e per ogni soggetto rappresentato; per il soggetto rappresentato, comunica, inoltre, il numero individuale di identificazione allo stesso attribuito per l’applicazione del presente regime speciale.
Le variazioni dei dati sono comunicate all’Agenzia delle entrate.
I soggetti identificati sono esclusi dal regime speciale se ricorre una delle seguenti condizioni:
a) comunicano, direttamente o tramite rappresentante fiscale, di non effettuare più vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi;
b) si può altrimenti presumere che la loro l’attività di vendita a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi sia cessata;
c) non soddisfano più i requisiti necessari per avvalersi del presente regime speciale;
d) persistono a non osservare le norme relative al presente regime speciale;
e) il rappresentante fiscale comunica di non agire più in loro nome e per loro conto.
Il rappresentante fiscale è escluso dal presente regime speciale se:
a) per due trimestri civili consecutivi non ha agito come rappresentante fiscale di un soggetto che si avvale del presente regime speciale;
b) non soddisfa più le condizioni necessarie per agire in qualità di rappresentante fiscale ai fini del presente regime speciale;
c) persiste a non osservare le norme relative al presente regime speciale.
I soggetti che hanno esercitato l’opzione presentano per ciascun mese, entro la fine del mese successivo a quello al quale la dichiarazione si riferisce, anche in mancanza di operazioni, una dichiarazione dalla quale risultano:
a) il numero di identificazione IVA attribuito per l’applicazione del presente regime;
b) l’ammontare delle vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi per le quali l’imposta è diventata esigibile nel mese di riferimento, distintamente per ciascuno Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente e suddiviso per aliquote, al netto dell’imposta sul valore aggiunto;
c) le aliquote applicate nello Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente;
d) l’ammontare dell’imposta sul valore aggiunto, suddiviso per aliquote, spettante a ciascuno Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente.
La dichiarazione può essere modificata con una successiva dichiarazione presentata entro tre anni dalla data in cui doveva essere presentata la dichiarazione iniziale, che indichi il pertinente Stato membro in cui l’imposta è dovuta, il periodo di imposta e l’importo dell’imposta sul valore aggiunto in relazione ai quali sono richieste le modifiche.
Per le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi il cui corrispettivo è fissato in valuta diversa dall’euro, in sede di redazione della dichiarazione è utilizzato il tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea l’ultimo giorno del periodo d’imposta al quale si riferisce la dichiarazione o, in mancanza, quello del primo giorno successivo di pubblicazione.
Il versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione è effettuato entro il termine per la presentazione della dichiarazione medesima.
I soggetti che si avvalgono del presente regime speciale:
– conservano la documentazione delle relative operazioni fino alla fine del decimo anno successivo a quello di effettuazione delle medesime e la forniscono in formato elettronico, su richiesta, all’amministrazione finanziaria e alle autorità fiscali degli Stati membri ove le operazioni sono state effettuate;
– non possono detrarre dall’imposta dovuta quella relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni; l’imposta relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni effettuati nel territorio dello Stato può essere in ogni caso chiesta a rimborso. Detti soggetti passivi possono esercitare il diritto alla detrazione relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni effettuati nel territorio dello Stato, qualora spettante, dall’ammontare dell’imposta applicata alle operazioni effettuate nell’ambito delle attività non assoggettate al regime speciale svolte dai soggetti passivi stessi.
Il valore in euro dell’importazione è determinato in base al tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea del primo giorno lavorativo d’ottobre, con effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Definizione di vendite a distanza

Per vendite a distanza intracomunitarie di beni si intendono le cessioni di beni spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni, a partire da uno Stato membro diverso da quello di arrivo della spedizione o del trasporto a destinazione di persone fisiche non soggetti d’imposta o a destinazione dei soggetti nei cui confronti sono effettuate cessioni non imponibili, ovvero, con esclusione dei beni soggetti ad accisa, a destinazione di cessionari, soggetti passivi o non soggetti passivi, che non sono tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa.
Per vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi si intendono le cessioni di beni spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni, da un territorio terzo o paese terzo con arrivo della spedizione o del trasporto in uno Stato membro dell’Unione europea a destinazione di persone fisiche non soggetti d’imposta o a destinazione dei soggetti nei cui confronti sono effettuate cessioni non imponibili, ovvero, con esclusione dei beni soggetti ad accisa, a destinazione di cessionari, soggetti passivi o non soggetti passivi, che non sono tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa.
Le suddette disposizioni non si applicano:
a) alle cessioni di mezzi di trasporto nuovi;
b) alle cessioni di beni da installare, montare o assiemare a cura del fornitore o per suo conto nello Stato di arrivo della spedizione o del trasporto.

Retribuzione incentivante pagata in ritardo: tassazione separata

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che deve ritenersi applicabile la tassazione separata agli emolumenti incentivanti corrisposti ai dipendenti nell’anno immediatamente successivo a quello di maturazione, qualora il ritardo nella corresponsione sia dovuto all’emanazione di un decreto direttoriale dell’Amministrazione erogante, con il quale sono stabilite annualmente le misure per l’efficientamento della funzione ispettiva, a seguito del trasferimento delle risorse disponibili. In tal caso, il decreto rappresenta una “causa giuridica” sopravvenuta (Risposta 16 giugno 2021, n. 408).

La questione riguarda il corretto regime di tassazione applicabile alla retribuzione incentivante erogata al personale dipendente nell’anno immediatamente successivo a quello di maturazione.
Il ritardo nell’erogazione degli emolumenti incentivanti è legato all’emanazione di un decreto direttoriale, con il quale l’Amministrazione erogante, annualmente, stabilisce le misure per l’efficientamento della funzione ispettiva, allo scopo di consentire il pagamento degli emolumenti al personale per le prestazioni eseguite nel secondo semestre dell’anno precedente.
L’emanazione del decreto, peraltro, è vincolata ad un processo amministrativo-contabile di accertamento, riassegnazione e trasferimento al bilancio dell’Amministrazione delle risorse da destinare al pagamento degli incentivi al personale ispettivo.
Detto processo si conclude solo nell’anno successivo a quello di effettiva competenza.

La disciplina di determinazione del reddito di lavoro dipendente stabilisce che le somme e i valori percepiti dai lavoratori dipendenti sono imputati al periodo d’imposta in cui entrano nella disponibilità di questi ultimi – cd. “principio di cassa”.
Tuttavia, data la progressività delle aliquote IRPEF, per attenuare gli effetti negativi che sarebbero derivanti da una rigida applicazione del criterio di cassa, è previsto che sono soggetti a tassazione separata gli emolumenti arretrati per prestazioni di lavoro dipendente riferibili ad anni precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti – cd. “cause giuridiche” – , o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti – cd. “situazioni di fatto”.
Affinché possa trovare applicazione la predetta modalità di tassazione è necessario, in primis, che gli emolumenti siano corrisposti in un periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata prestata l’attività lavorativa e che, inoltre, detto ritardo:
– derivi da leggi, contratti collettivi, sentenze o atti amministrativi sopravvenuti; oppure,
– sia riconducibile ad altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti, ovveroil ritardo non sia fisiologico rispetto ai tempi giuridici e tecnici ordinariamenteoccorrenti per l’erogazione degli emolumenti.
Conseguentemente, la tassazione separata non può trovare applicazione qualora i compensi siano corrisposti nello stesso periodo d’imposta cui si riferiscono, oppure qualora la corresponsione in un periodo d’imposta successivo possa considerarsi fisiologica, in altre parole la stessa natura degli emolumenti fa sì che la loro erogazione, in assenza di cause giuridiche, debba avvenire in un periodo d’imposta successivo rispetto a quello di maturazione.
Pertanto, qualora ricorra una causa giuridica, non deve essere effettuata alcuna indagine in ordine al ritardo nella corresponsione per valutare se il ritardo può o meno essere considerato fisiologico rispetto ai tempi tecnici occorrenti per l’erogazione degli emolumenti stessi; mentre la predetta indagine va sempre effettuata quando il ritardo è determinato da circostanze di fatto.
In relazione al caso in esame, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che gli emolumenti incentivanti per lo svolgimento di attività ispettive, svolte nel secondo semestre dell’anno, sono erogate nell’anno immediatamente successivo a quello di maturazione e che la mancata erogazione nel medesimo periodo d’imposta, al quale i predetti emolumenti si riferiscono, è dovuta ad una “causa giuridica” sopravvenuta, ovvero all’emanazione di un atto amministrativo qual è il decreto direttoriale.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che dal momento che il ritardo nella corresponsione è dovuta ad una “causa giuridica” (emanazione del decreto direttoriale) che interviene l’anno successivo a quello cui gli emolumenti incentivanti si riferiscono, gli stessi sono soggetti a tassazione separata.

Servizi di locazione, noleggio e simili nel territorio della UE senza IVA: modello e istruzioni

Approvato il modello per le dichiarazioni di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine nel territorio della UE, di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità dell’imposta sul valore aggiunto (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 15 giugno 2021, n. 1513771)

 

La legge di bilancio 2021(art. 1, commi da 708 a 712, Legge n. 178/2020) ha previsto l’obbligo per i soggetti che intendono avvalersi della facoltà di effettuare acquisti di navi adibite alla navigazione in alto mare e/o beni e servizi alle stesse riferibili senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e per gli utilizzatori che intendono fruire di prestazioni di servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine di imbarcazioni da diporto, di presentare telematicamente all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione attestante il possesso dei requisiti previsti dalla stessa norma.
Con il provvedimento in oggetto sono stati approvati il modello, con le relative istruzioni, per la dichiarazione della percentuale di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine, nel territorio della UE, di imbarcazioni da diporto e per la dichiarazione di esistenza della condizione di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità.
La dichiarazione è presentata esclusivamente mediante i canali telematici Entratel/Fisconline dell’Agenzia delle entrate.
La dichiarazione può essere presentata direttamente dal dichiarante o tramite un soggetto incaricato della trasmissione telematica. La trasmissione è effettuata utilizzando esclusivamente il software denominato “dichiarazionenautica”, disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it.
A seguito della presentazione della dichiarazione è rilasciata una ricevuta telematica con indicazione del numero di protocollo di ricezione.
I soggetti incaricati della trasmissione telematica hanno l’obbligo di rilasciare al dichiarante copia della dichiarazione inviata, nonché copia della ricevuta rilasciata dall’Agenzia delle entrate che costituisce prova dell’avvenuta presentazione.
Gli estremi del protocollo telematico di ricezione e i dati della dichiarazione sono resi disponibili, dopo il rilascio della ricevuta nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate sia al soggetto dichiarante che, per la parte dei dati ad esso riferiti, al soggetto indicato in dichiarazione come parte contraente (cedente/prestatore).
Gli estremi del protocollo telematico di ricezione della dichiarazione sono riportati nella fattura emessa dal cedente/prestatore.
La dichiarazione può essere trasmessa telematicamente a partire dal 15 luglio 2021.
Le operazioni per le quali sono applicabili le disposizioni della legge di bilancio 2021 sulla base della dichiarazione presentata sono quelle per le quali la data della fattura decorre dal sessantesimo giorno successivo all’adozione del provvedimento in oggetto.

Non rilevanti fiscalmente i contributi erogati al settore dello Spettacolo

 

Non rilevano fiscalmente i contributi erogati ai settori dello spettacolo in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19 (Agenzia entrate – risposta 16 giugno 2021, n. 411).

 

Il DL Cura Italia al fine di sostenere i settori dello spettacolo, del cinema e dell’audiovisivo a seguito delle misure di contenimento del COVID-19, ha previsto, nello stato di previsione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, l’istituzione di due Fondi da ripartire, uno di parte corrente e l’altro in conto capitale, per le emergenze nei settori dello spettacolo e del cinema e audiovisivo.
Il predetto Ministero ha disposto che una quota del Fondo emergenze di parte corrente fosse destinata al sostegno degli organismi operanti nello spettacolo dal vivo nei settori del teatro, della danza, della musica e del circo, che non fossero stati destinatari di contributi a valere sul Fondo unico per lo spettacolo nell’anno 2019.
Tra i requisiti richiesti per l’assegnazione delle risorse in esame, è prevista come condizione quella di “non aver ricevuto nell’anno 2019, contributi a valere sul Fondo unico per lo spettacolo di cui alla L. n. 163/1985”.

Il successivo DL Rilancio ha previsto che nello stato di previsione del citato Ministero fosse istituito un Fondo per il sostegno alle attività dello spettacolo dal vivo, destinato alle imprese e agli enti di produzione e distribuzione di spettacoli di musica, che non siano già finanziati a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, disponendo una corrispondente riduzione del Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.
Pertanto, in relazione al regime fiscale applicabile al contributo erogato, il decreto Ristori ha previsto che i contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza, da chiunque erogati e indipendentemente dalle modalità di fruizione e contabilizzazione, spettanti ai soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).
Con tale disposizione, dunque, il legislatore al fine di contrastare gli effetti negativi conseguenti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha riconosciuto ai contributi di qualsiasi natura e diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza erogati, in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19, da chiunque e indipendentemente dalle modalità di fruizione, ai soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi, il regime esentativo previsto espressamente per talune tipologie di aiuti economici.

 

IVA sul contributo erogato a sostegno di una riduzione TARI

Ai fini IVA, forniti chiarimenti sul trattamento applicabile al contributo erogato a sostegno di una riduzione tariffaria per il servizio di gestione dei rifiuti (Agenzia delle Entrate – Risposta 10 giugno 2021, n. 402).

Il Comune istante ha istituito, la TARI (la tariffa per la copertura dei costi inerenti al servizio di gestione dei rifiuti urbani) secondo quanto disposto dall’articolo 1, comma 668, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. In ottemperanza alla deliberazione dell’Autorità, che ha previsto alcune misure di tutela straordinaria e urgenti derivanti dalle limitazioni introdotte a livello nazionale e locale dei provvedimenti normativi adottati al fine di contrastare l’emergenza da COVID-19, ha applicato le riduzioni della predetta tariffa per alcune categorie di utenze non domestiche sulla base della minore quantità di rifiuti dalle stesse prodotte.
Con riferimento al documento per la consultazione, il gestore del servizio rifiuti ha quantificato il danno economico subito per le utenze dello stesso Comune.
Il Comune, successivamente, con delibera, ha stanziato un importo – quale contributo a titolo di indennizzo stimato a copertura delle riduzioni applicate – finanziandolo con una quota dei trasferimenti del Fondo Funzioni Fondamentali, di cui all’articolo 106 del decreto-legge n. 34 del 2020. L’istante dovrà ora provvedere al trasferimento della somma al gestore del servizio.
Ciò premesso, il Comune ha chiesto di conoscere se il predetto contributo debba o meno essere assoggettato ad IVA con la conseguente emissione, da parte del gestore beneficiario, della fattura in regime di split payment, oltre l’addebito dell’addizionale provinciale.

Al riguardo, l’Agenzia ritiene che il contributo riconosciuto dal Comune al gestore si configura quale sovvenzione direttamente connessa con il prezzo della prestazione di servizi a cui è tenuta lo stesso gestore, destinata a coprire, totalmente o parzialmente, la riduzione decisa dal Comune con la citata delibera. Detta sovvenzione, infatti, è destinata a coprire, in tutto o in parte, la perdita che il gestore si troverebbe a fronteggiare in relazione alla riduzione della tariffa deliberata dal Comune per agevolare determinate categorie di utenze che, per l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione epidemiologica, hanno visto sospesa la propria attività (con la conseguente riduzione nella produzione di rifiuti).
Da quanto evidenziato nella delibera comunale, il gestore sarà tenuto ad indicare nella bolletta l’importo della riduzione accompagnandola con la dicitura ” sostegno comunale per riduzione tariffaria COVID-19″evidenziando, in tal modo, che la sovvenzione è destinata a coprire l’entità della riduzione e, dunque, che la stessa è direttamente connessa al prezzo dell’operazione in questione. La stessa sovvenzione viene, infatti, erogata direttamente al gestore tenuto a fornire la prestazione di servizi contrattualmente individuata, ossia la gestione dei rifiuti urbani e assimilati.
In tale contesto, dunque, si ravvisa un rapporto sinallagmatico tra la sovvenzione-contributo e la prestazione di servizi di gestione dei rifiuti.
Alla luce di quanto precede, l’Agenzia ritiene che la sovvenzione deliberata e versato dal Comune al gestore rientra nella base imponibile dell’operazione che il gestore è tenuto a svolgere, ai sensi delle citate disposizioni della Direttiva n. 112/2006/CE e dell’articolo 13 del d.P.R. n. 633 del 1972, in quanto rappresenta un’integrazione sovvenzione direttamente connessa con il corrispettivo concordato in sede contrattuale con lo stesso Comune.
Nella sostanza il rapporto sinallagmatico intercorre tra il Comune (nella veste di committente) e il gestore (quale prestatore) e, quindi, il medesimo contributo di cui risulta beneficiario il gestore, seppur ispirato a finalità di carattere straordinarie dovute all’emergenza COVID-19 per compensare la riduzione delle tariffe concordate a favore di determinate utenze, risulta correlato alla specifica prestazione a cui è tenuto e obbligato contrattualmente lo stesso gestore nei confronti del Comune committente.
Tale contributo-sostegno deve essere, quindi, fatturato dal gestore in regime di split payment.

Versamento acconto IMU 2021

Scade domani, 16 giugno 2021, il termine per il versamento dell’acconto IMU 2021 per gli immobili che non beneficiano dell’esenzione e dell’IMPi relativa al 1° semestre 2021.

IMU

L’IMU è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso dell’immobile.
A tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per più della metà dei giorni di cui il mese stesso è composto, è computato per intero. Il giorno di trasferimento del possesso si computa in capo all’acquirente e l’imposta del mese del trasferimento resta interamente a suo carico nel caso in cui i giorni di possesso risultino uguali a quelli del cedente. A ciascuno degli anni solari corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria.

I soggetti passivi IMU effettuano il versamento dell’imposta dovuta al Comune per l’anno in corso in due rate:
– la prima, pari all’imposta dovuta per il primo semestre applicando l’aliquota e la detrazione dei dodici mesi dell’anno precedente, entro il 16 giugno;
– la seconda, a saldo e conguaglio dell’imposta dell’imposta dovuta per l’intero anno sulla base delle aliquote e delle detrazioni previste per l’anno corrente, entro il 16 dicembre.
In alternativa, il versamento dell’intera imposta dovuta può essere effettuato in unica soluzione entro il 16 giugno.

Gli enti non commerciali effettuano il versamento dell’imposta in tre rate:
– la prima, pari al 50% dell’imposta complessivamente corrisposta per l’anno precedente, entro il 16 giugno;
– la seconda, pari al 50% dell’imposta complessivamente corrisposta per l’anno precedente, entro il 16 dicembre;
– la terza, a saldo e conguaglio dell’imposta dell’imposta dovuta per l’intero anno sulla base delle aliquote e delle detrazioni previste per l’anno corrente, entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello cui si riferisce il versamento.

Il calcolo dell’imposta dovuta, separatamente per acconto e saldo, si deve effettuare in base alle effettive condizioni soggettive e oggettive dell’immobile intervenute nel corso del primo e del secondo semestre e non come 50% dell’imposta annua. Pertanto, per un immobile acquistato il 1° giugno 2021 la prima rata dell’IMU, da versare entro il 16 giugno 2021, deve essere proporzionata a 1 mese di possesso e non deve essere parametrata al 50% del calcolo dell’imposta effettuato su 7 mesi. (Ministero dell’economia e delle finanze – Comunicato 08 giugno 2021).

Sono esenti dall’imposta i terreni agricoli:
a) posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola, comprese le società agricole, indipendentemente dalla loro ubicazione;
b) ubicati nei comuni delle isole minori;
c) a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile;
d) ricadenti in aree montane o di collina.

Sono esenti, inoltre, per il periodo dell’anno durante il quale sussistono le condizioni prescritte:
a) gli immobili posseduti dallo Stato, dai comuni, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dagli enti del Servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali;
b) i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9;
c) i fabbricati con destinazione ad usi culturali;
d) i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, purché compatibile con le disposizioni degli articoli 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze;
e) i fabbricati di proprietà della Santa Sede;
f) i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;
g) gli immobili posseduti e utilizzati da enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali delle attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, di religione e culto.

L’imposta non è dovuta per l’immobile destinata ad abitazione principale o assimilata, salvo che si tratti di un’unità abitativa classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9.

L’imposta non è dovuta, inoltre, per una sola unità immobiliare a uso abitativo, non locata o data in comodato d’uso, posseduta in Italia a titolo di proprietà o usufrutto da soggetti non residenti nel territorio dello Stato che siano titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia, residenti in uno Stato di assicurazione diverso dall’Italia, l’imposta municipale propria è applicata nella misura della metà e la tassa sui rifiuti avente natura di tributo o la tariffa sui rifiuti avente natura di corrispettivo, è dovuta in misura ridotta di due terzi.

In considerazione degli effetti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19, per l’anno 2021 non è dovuta la prima rata dell’imposta municipale propria relativa a:
a) immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché immobili degli stabilimenti termali;
b) immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e relative pertinenze, immobili degli agriturismi, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed and breakfast, dei residence e dei campeggi, a condizione che i relativi soggetti passivi, siano anche gestori delle attività ivi esercitate;
c) immobili rientranti nella categoria catastale D in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni;
d) immobili destinati a discoteche, sale da ballo, night club e simili, a condizione che i relativi soggetti passivi, siano anche gestori delle attività ivi esercitate.

Per alcuni comuni delle regioni Lombardia e Veneto (individuati ai sensi dell’art. 1, co. 1, del D.L. n. 74/2012, dell’art. 67-septies del D.L. n. 83/2012, come eventualmente rideterminati dai commissari delegati), e per i comuni della regione Emilia-Romagna interessati dalla proroga dello stato di emergenza di cui art. 15, co. 6, del D.L. n. 162/2019, l’esenzione dall’applicazione dell’imposta municipale propria è prorogata fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

Inoltre, sono esentati dal pagamento della prima rata dell’IMU 2021 i soggetti destinatari del contributo a fondo perduto previsto dal DL Sostegni, ossia i soggetti passivi titolari di partita IVA che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario, con alcune eccezioni e a specifiche condizioni, in termini di limiti di reddito, ricavi o compensi, valevoli per accedere al contributo. L’esenzione si applica solo agli immobili nei quali i soggetti passivi esercitano le attività di cui siano anche gestori.

IMI (Città di Bolzano)

Per gli immobili ubicati nella Città di Bolzano, in luogo dell’IMU è dovuta l’IMI (Imposta Municipale Immobiliare).

Con riferimento all’anno 2021 la Città di Bolzano ha disposto la sospensione dei termini dei versamenti IMI dal 1° gennaio 2021 al 15 dicembre 2021 (Ordinanza del Presidente della Provincia autonoma di Bolzano n. 17/2021). Detta sospensione, in particolare, si applica a:
– l’acconto IMI 2021;
– l’importo eventualmente ancora dovuto secondo le disposizioni per le agevolazioni IMI-Covid-2020;
– eventuali pagamenti rateali concordati con il Comune per i quali il termine di pagamento ricade nel summenzionato periodo.
I versamenti sospesi devono essere effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2021. Non si procede al rimborso di quanto già versato. In ogni caso è possibile effettuare i versamenti prima della nuova scadenza.

NON sono sospesi:
– i termini per la presentazione, anche a pena di decadenza, di documenti e dichiarazioni (contratti di locazione, dichiarazioni sostitutive, dichiarazioni IMI ecc.). Per la presentazione di questi documenti i termini rimangono invariati;
– i termini di scadenza dei versamenti stabiliti in avvisi di accertamento o in solleciti;
– i pagamenti, per i quali il termini di scadenza per il versamento è scaduto prima del 1° gennaio 2021.

Nonostante la sospensione dei pagamenti, saranno comuque recapitate le lettere di precalcolo IMI per l´acconto 2021, al fine di consentire il controllo della propria posizione IMI ed eventualmente presentare documentazione mancante entro la scadenza del 30.06.2021 e/o versare la rata in acconto prima della nuova scadenza.

IMIS (Comune di Trento)

Per gli immobili ubicati nel Comune di Trento, in luogo dell’IMU è dovuta l’IMIS (Imposta immobiliare semplice).

In considerazione degli effetti connessi al perdurare dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, il Consiglio provinciale ha approvato la sospensione dei termini di versamento fino al 15 dicembre 2021 e ulteriori agevolazioni per alcuni settori economici maggiormente colpiti dalle misure di contenimento della diffusione del contagio (Legge provinciale n. 7/2021). In particolare:
– è rinviata la scadenza del versamento della rata in acconto IMIS del 16 giugno 2021. In altri termini, il versamento dell’IMIS dovuta per l’intero periodo d’imposta 2021 si considera regolarmente effettuato se posto in essere entro il 16 dicembre 2021;
– è riconosciuta l’esenzione dell’imposta dovuta nei mesi da gennaio a giugno 2021 per immobili utilizzati nei settori del turismo, dello spettacolo, delle attività sportive, nonché di quelle culturali e ricreative. In particolare, l’esenzione si applica ai fabbricati destinati ad albergo (categoria catastale D2), agriturismo, struttura ricettiva all’aperto, ostello per la gioventù, rifugio alpino ed escursionistico, affittacamere, case e appartamenti per vacanze, bed&breakfast, cinema, teatri, sale per concerti e spettacoli (categoria catastale D3), discoteche, sale da ballo, night club e simili, esercizio rurale, casa per ferie o albergo diffuso. L’esenzione è riconosciuta, inoltre, per i fabbricati del gruppo catastale D6 (impianti sportivi), per quelli destinati ad attività di agenzia di viaggio e turismo, nonché per gli alloggi turistici titolari di codice Cipat (codice identificativo turistico provinciale). Ai fini dell’esenzione, deve sussistere coincidenza tra soggetto passivo Imis e gestore dell’attività svolta nel fabbricato;
– è riconosciuta l’esenzione dell’imposta dovuta nei mesi da gennaio a giugno 2021 per gli stabilimenti lacuali, fluviali o termali, nonché per i fabbricati, rientranti nella categoria catastale D, in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni, per i quali non è richiesta la coincidenza tra soggetto passivo e gestore dell’attività.

Per beneficiare dell’esenzione, deve essere trasmesso al Comune di Trento il modello 1482, debitamente compilato e firmato, entro il termine perentorio del 15 settembre 2021, a pena di prescrizione (l’eventuale ritardo nella presentazione quindi non è sanabile con l’istituto del ravvedimento operoso).

IMPi (Imposta Immobiliare sulle piattaforme marine)

Entro il 16 giugno 2021 deve essere versata l’imposta dovuta per il periodo da gennaio a giugno 2021.
Considerato che per ragioni tecniche non sono ancora stati individuati i Comuni destinatari del gettito, i contribuenti devono versare l’imposta direttamente allo Stato, calcolata applicando l’aliquota del 10,6 per mille.
All’individuazione dei Comuni destinatari del gettito seguirà l’emanazione del decreto ministeriale con cui si provvederà ad attribuire agli stessi enti il gettito spettante.
Il versamento deve essere effettuato tramite modello F24, utilizzando il codice tributo 3970 (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Comunicato 08 giugno 2021, n. 115).

Errata indicazione di un credito IVA in dichiarazione

Il contribuente che abbia compiuto errori e/o omissioni nella dichiarazione dei redditi con conseguente danno a suo carico, deve emendare la dichiarazione entro il successivo periodo di imposta, fermo restando che può sempre opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria (Corte di cassazione – ordinanza 10 giugno 2021, n. 16462).

Cosi si è espressa la Corte di Cassazione relativamente ad una cartella di pagamento che contestava al contribuente agricolo l’erronea indicazione a compensazione di un credito IVA, in quanto una impresa agricola in regime speciale non poteva dichiarare un’imposta IVA a credito.
A riguardo, i giudici della Corte hanno precisato che qualora il contribuente che abbia compiuto errori e/o omissioni nella dichiarazione dei redditi con conseguente danno a suo carico, deve emendare la dichiarazione entro il successivo periodo di imposta, fermo restando che può sempre opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria.
Nel caso di specie, la società contribuente non aveva tempestivamente proceduto alla correzione dell’errore denunciato, ma si era tuttavia opposta alla ripresa dell’Amministrazione finanziaria fondata, nella prospettazione difensiva, su di un errore nella compilazione della dichiarazione (erronea indicazione dì un credito IVA).