Pubblicato il codice sulla crisi d’impresa e d’insolvenza

Il Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 38 del 14 febbraio 2019 e contiene il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155.

Il codice in questione disciplina le situazioni di crisi o insolvenza del debitore, sia esso consumatore o professionista, ovvero imprenditore che eserciti, anche non a fini di lucro, un’attività commerciale, artigiana o agricola, operando quale persona fisica, persona giuridica o altro ente collettivo, gruppo di imprese o società pubblica, con esclusione dello Stato e degli enti pubblici.
Il presente D.Lgs. n. 14/2019 entra in vigore il 15 agosto 2020 (diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione nella G.U.), fatta eccezione dei seguenti articoli che entrano in vigore il 16 marzo 2019 (il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella G.U.):
– 27, comma 1 – Competenza del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di imprese per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione;
– 350 – Modifiche alla disciplina dell’amministrazione straordinaria;
– 356 – Albo dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza;
– 357 – Funzionamento dell’albo;
– 359 – Area web riservata;
– 363 – Certificazione dei debiti contributivi e per premi assicurativi;
– 364 – Certificazione dei debiti tributari;
– 366 – Modifica all’articolo 147 del Testo unico in materia di spese di giustizia;
– 375 – Assetti organizzativi dell’impresa;
– 377 – Assetti organizzativi societari;
– 378 – Responsabilità degli amministratori;
– 379 – Nomina degli organi di controllo;
– 385 – Modifiche all’articolo 3 del decreto legislativo n. 122 del 2005;
– 386 – Modifiche all’articolo 4 del decreto legislativo n. 122 del 2005;
– 387 – Modifiche all’articolo 5 del decreto legislativo n. 122 del 2005;
– 388 – Modifiche all’articolo 6 del decreto legislativo n. 122 del 2005

Credito d’imposta R&S: documentazione contabile sempre richiesta

Ai fini del riconoscimento e dell’utilizzo del credito di imposta per attività in ricerca e sviluppo sono tenute alla certificazione della documentazione contabile anche le imprese non obbligate per legge al controllo legale dei conti (Ministero Sviluppo Economico – circolare n. 38584/2019).

Con effetto dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, ai fini del riconoscimento del credito d’imposta per attività in ricerca e sviluppo, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa devono risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito che la suddetta certificazione è richiesta anche per le imprese non obbligate per legge al controllo legale dei conti, risultando quindi tale adempimento quale condizione formale per il riconoscimento e l’utilizzo del credito d’imposta.
In sede di rilascio della certificazione della documentazione contabile non è richiesta al soggetto incaricato della revisione legale dei conti (ovvero, nel caso di imprese non tenute al controllo legale dei conti, al soggetto qualificato cui viene richiesta la certificazione) alcuna valutazione di carattere tecnico in ordine all’ammissibilità al credito d’imposta delle attività di ricerca e sviluppo svolte dall’impresa.

Imposta di bollo sui contratti: le indicazioni del Fisco

Chiarimenti sull’applicazione dell’imposta di bollo sui contratti posti in essere tra l’Amministrazione pubblica e l’Agenzia Industrie Difesa (A.I.D). (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 12 febbraio 2019, n. 44).

Ai fini dell’imposta di bollo si osserva che l’articolo 16 della tabella, allegato B, del DPR 26 ottobre 1972, n. 642, esenta dal pagamento della stessa gli “Atti e documenti posti in essere da amministrazioni dello Stato, regioni, province, comuni, loro consorzi e associazioni, nonché comunità montane sempreché vengano tra loro scambiati”.
La norma sopra individuata risulta quindi applicabile esclusivamente a soggetti che rivestano la natura di amministrazione dello Stato.
Sul punto, si può osservare che anche l’Agenzia delle Entrate, in base allo statuto approvato con delibera del Comitato Direttivo n. 6 del 13 dicembre 2000, aggiornato fino alla delibera del Comitato di gestione n. 7 dell’8 febbraio 2018, che la disciplina, è istituita ai sensi del medesimo decreto legislativo n. 300 del 1999. Tale circostanza, non è tuttavia, sufficiente al fine di considerare le Agenzie di diritto pubblico come amministrazioni dello Stato.
Infatti, al fine di esentare l’Agenzia delle Entrate dal pagamento dell’imposta di bollo si è resa necessaria un’apposita previsione normativa, introdotta con l’articolo 1, comma 295, Legge 27 dicembre 2006, n. 296 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)” nella quale è stato stabilito che “Alle Agenzie fiscali continuano ad applicarsi le disposizioni riguardanti le amministrazioni dello Stato di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, 26 ottobre 1972, n. 642 e 26 aprile 1986, n. 131”.
Sul punto, occorre tener presente anche la risoluzione n. 243 del 1° settembre 2009 che, richiamando la sentenza della Corte di Cassazione n. 938 del 16 gennaio 2009, ha affermato il principio di diritto secondo cui “…nelle disposizioni normative contenute nelle leggi di imposta in tema di imposta di registro, di imposta catastale, di imposta ipotecaria e di imposta di bollo, le quali prevedono l’esenzione dello Stato od usano, sempre ai fini di esenzione, l’espressione a favore dello Stato o nell’interesse dello Stato, la parola Stato deve intendersi riferita allo Stato-persona”.
Per le suesposte considerazioni, si ritiene che nel caso di stipula di un contratto tra l’Amministrazione pubblica e l’A.I.D. occorre assoggettare a tassazione dell’imposta di bollo tale contratto, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2 dell’Allegato A Tariffa parte prima del DPR 642/72.

Redditi 2018 Campione d’Italia: approvata la riduzione del cambio franchi svizzeri-euro

Pubblicato il Provvedimento n. 37461/2019, con il quale l’Agenzia delle Entrate ha stabilito nella misura del 30 per cento la riduzione forfetaria del cambio applicabile ai redditi prodotti in franchi svizzeri nel 2018 nel comune di Campione d’Italia.

I redditi percepiti in franchi svizzeri dai contribuenti di Campione d’Italia devono essere convertiti in euro ai fini della determinazione della base imponibile IRPEF e IRES e le relative imposte sono versate in Euro.
In particolare, ai fini IRPEF, i redditi, diversi da quelli d’impresa, delle persone fisiche iscritte nei registri anagrafici del Comune di Campione d’Italia, e i redditi di lavoro autonomo di professionisti e con studi nel Comune di Campione d’Italia, prodotti in franchi svizzeri nel territorio dello stesso comune, e/o in Svizzera, sono computati in euro sulla base del cambio franco svizzero – euro ridotto forfetariamente. La riduzione forfetaria è maggiorata o ridotta in misura pari allo scostamento percentuale medio annuale registrato tra le due valute, franco svizzero ed euro, ed è determinata con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, previo parere della Banca d’Italia. In ogni caso, la riduzione forfetaria non può, comunque, essere inferiore al 30 per cento.
Per l’anno d’imposta 2018, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che la riduzione forfetaria applicabile al cambio franco svizzero – euro per la determinazione del reddito imponibile è fissata nella misura minima del 30 per cento, poiché la rilevazione dei valori di cambio ha evidenziato una svalutazione che avrebbe determinato una diminuzione della percentuale della riduzione forfetaria al di sotto della valore minimo.

Anche i redditi d’impresa realizzati dalle imprese individuali, dalle società di persone e dalle società ed enti soggetti ad IRES iscritti alla CCIAA di Como e aventi la sede sociale operativa, o un’unità locale, nel Comune di Campione d’Italia, prodotti in franchi svizzeri nel Comune di Campione d’Italia, sono computati in euro sulla base del cambio franco svizzero – euro. In tal caso, la riduzione forfetaria del cambio è fissata nella misura del 30 per cento, senza aggiustamenti legati al valore del cambio.

Rottamazione-ter: il DL Semplificazioni estende l’accesso a tutti

La rottamazione-ter della cartelle di pagamento diventa accessibile anche per chi non è in regola con i pagamenti della rottamazione-bis, inclusi quelli relativi a debiti inseriti nella domanda di “Saldo e stralcio” (art. 1-bis, D.L. n. 135/2018 conv. con modif. in L. n. 12/2019).

Possono accedere alla rottamazione ter anche i contribuenti che non hanno integralmente versato, entro il 07 dicembre 2018, le rate dovute per la rottamazione bis in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018. In tal caso le somme dovute devono essere versate in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019, ovvero nel numero massimo di dieci rate di pari importo, scadenti la prima il 31 luglio 2019, la seconda il 30 novembre 2019 e le restanti il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre degli anni 2020 e 2021.

L’accesso alla rottamazione ter è previsto anche per quelle domande di adesione al “Saldo e stralcio” non accolte in quanto riferite a debiti inclusi nella rottamazione bis e per i quali non è stato effettuato il pagamento entro il 07 dicembre 2018. L’ammontare complessivo delle somme dovute è ripartito in nove rate, di cui la prima, di ammontare pari al 30%, scadente il 30 novembre 2019 e le restanti, ciascuna di pari importo, scadenti il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre degli anni 2020 e 2021.

Il Decreto semplificazione ha modificato anche il piano di dilazione del pagamento dei debiti automaticamente ammessi alla suddetta definizione agevolata, in quanto esclusi dalla procedura di definizione di “Saldo e stralcio”. Il pagamento rateale in diciassette rate resta immutato, ma cambia la ripartizione di quanto dovuto dopo la prima rata. Nello specifico:
– la prima rata deve ammontare al 30% di quanto dovuto e va versata entro il 30 novembre 2019;
– il restante 70% è ripartito in rate successive, di pari importo, da versare il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio, e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2020.

No alla fatturazione elettronica per il medico di base

L’Agenzia delle entrate con la risposta 13 febbraio 2019, n. 54 ha chiarito che per le prestazioni medico-sanitarie svolte dai medici in favore dei vari enti non sussiste l’obbligo di documentare le stesse tramite fatture elettroniche.

Nella fattispecie esaminata dal Fisco, l’istante esercita attività di lavoro autonomo quale medico di medicina generale convenzionato con l’A.S.L. (c.d. “medico di base” o “medico di famiglia”).
Alla luce del quadro normativo attualmente vigente e della specifica prescrizione contenuta nel decreto ministeriale 31 ottobre 1974 per le prestazioni medico-sanitarie svolte dai medici in favore dei vari enti, in base alla quale la fattura è sostituita dal foglio di liquidazione dei corrispettivi compilato dagli enti stessi, l’istante chiede se per tali prestazioni:
a) risultino tutt’ora valide le indicazioni contenute nella risoluzione n. 98/E del 25 novembre 2015 e, dunque, non vi sia obbligo di documentare le stesse tramite fatture elettroniche;
b) sia venuto meno l’obbligo di invio dei dati previsto dall’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
Per l’Ammistrazione finanziaria, risulta ancora attuale quanto riportato nella risoluzione n. 98/E del 2015, laddove si è precisato che se l’obbligo di emettere una fattura non sussisteva prima, lo stesso non è venuto ad esistenza con la legge 24 dicembre 2007, n. 244 – o, oggi, con la legge n. 205 del 2017 ed i successivi provvedimenti che sono variamente intervenuti sulla stessa o sul d.lgs. n. 127 del 2015 – né, a maggior ragione, l’obbligo può riguardare la forma di una fattura che, in ragione dell’articolo 2 del decreto ministeriale 31 ottobre 1974, non è da emettere (in quanto sostituita dal foglio di liquidazione dei corrispettivi).

 

Esterometro e spesometro: ok per la proroga

Ufficiale il differimento al prossimo 30 aprile della scadenza dell’esterometro e spesometro (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili – Comunicato 13 febbraio 2019).

Il Consiglio Nazionale ha accolto con favore la proroga al 30 aprile 2019 dell’esterometro e dello spesometro, la cui scadenza era fissata al 28 febbraio 2019.
Restano al momento invariate le scadenze relative a:
– la moratoria sulle sanzioni per la tardiva trasmissione delle fatture elettroniche,
– i termini per la comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA del quarto trimestre 2018 e
– l’invio dei dati per la predisposizione delle dichiarazioni precompilate.

Art-bonus: per la fruizione gli istituti culturali devono avere natura pubblica

Solo gli istituti culturali che hanno natura sostanzialmente pubblicistica possono ricevere erogazioni liberali per il sostegno delle loro attività e beneficiare del credito di imposta Art-bonus. Disconosciuto quindi il beneficio nei confronti di una fondazione teatrale in quanto sprovvista delle caratteristiche tali da consentire l’assimilazione ad un ente o ad una istituzione pubblica, non emergendo una prevalente componente pubblica nella costituzione e nella gestione della stessa (Agenzia Entrate – risposta n. 48/2019).

 

Va premesso che il credito d’imposta spetta per le erogazioni liberali effettuate in denaro per i seguenti scopi:
– interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici;
– sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico sinfoniche e dei teatri di tradizione, delle istituzioni concertistico-orchestrali, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione;
– realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo;
– realizzazione di interventi di restauro, protezione e manutenzione di beni culturali pubblici qualora vi siano soggetti concessionari o affidatari del bene stesso.

Relativamente al requisito della appartenenza pubblica degli istituti e dei luoghi della cultura, lo stesso si considera soddisfatto, oltre che dall’appartenenza allo Stato, alle Regioni e agli altri enti territoriali, anche dal ricorrere di altre caratteristiche del soggetto destinatario delle erogazioni, ad esempio quando l’istituto:
– è costituito per iniziativa di soggetti pubblici e mantiene una maggioranza pubblica dei soci e partecipanti;
– è finanziato esclusivamente con risorse pubbliche;
– gestisce un patrimonio culturale di appartenenza pubblica, conferito in uso al soggetto medesimo;
– è sottoposto, nello svolgimento delle proprie attività, ad alcune regole proprie della pubblica amministrazione, quali gli obblighi di trasparenza o il rispetto della normativa in materia di appalti pubblici;
– è sottoposto al controllo analogo di una pubblica amministrazione.

In presenza di una o più di dette caratteristiche, gli istituti della cultura aventi personalità giuridica di diritto privato, ad esempio perché costituiti in forma di fondazione, hanno in realtà natura sostanzialmente pubblicistica e possono perciò ricevere erogazioni liberali, per il sostegno delle loro attività e beneficiare dell’Art-bonus.

Escluso il bollo sui duplicati del documento informatico

Con la recente Risposta a interpello n. 45 del 12 febbraio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, a differenza delle copie conformi di documenti analogici, i duplicati informatici di documenti amministrativi informatici non devono essere assoggettati a imposta di bollo.

In base alla normativa sull’imposta di bollo, la stessa si applica al rilascio delle copie dichiarate conformi all’originale di atti (rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali), certificati, estratti di qualunque atto o documento.
A tal fine, per copia si intende la riproduzione, parziale o totale, di atti, documenti e registri dichiarata conforme all’originale da colui che l’ha rilasciata.
Il presupposto per l’applicazione dell’imposta di bollo, quindi, si realizza quando sulle copie è presente la dichiarazione di conformità all’originale redatta dal soggetto che rilascia la copia.
Diverso, invece, è il trattamento riservato ai duplicati informatici di documenti amministrativi di origine informatica.
A differenza delle copie, il duplicato informatico è il documento informatico ottenuto mediante la memorizzazione, sullo stesso dispositivo o su dispositivi diversi, della medesima sequenza di valori binari del documento originario.
I duplicati informatici, dunque, se prodotti in conformità alle linee guida del Codice dell’Amministrazione Digitale, hanno il medesimo valore giuridico, ad ogni effetto di legge, del documento informatico da cui sono tratti.
Dal punto di vista tecnico il duplicato è, pertanto, identico ed indistinguibile dall’originale e si ottiene replicando il file originale stesso, e pertanto, non è prevista alcuna dichiarazione di conformità all’originale.
Considerato che il presupposto per l’applicazione dell’imposta di bollo è dato dalla dichiarazione di conformità all’originale, ne deriva che il rilascio di duplicati informatici di un documento amministrativo informatico non deve essere assoggettato all’imposta di bollo.
L’imposta è dovuta, invece, per le copie informatiche di documenti informatici munite di dichiarazione di conformità all’originale attestata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato.

Definito il contributo di vigilanza 2019 da versare alla Consob

Per l’esercizio 2019 sono stati individuati i soggetti tenuti al contributo di vigilanza, i relativi importi, le modalità e i termini di versamento (Consob – delibera 28 dicembre 2019, n. 20767).

 

Il contributo di vigilanza deve essere versato alla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) dai seguenti soggetti:
– Società di intermediazione mobiliare e Società fiduciarie;
– Imprese di investimento comunitarie con succursale in Italia e Imprese di investimento extracomunitarie con o senza succursale in Italia;
– Banche italiane, Società Poste Italiane, Banche comunitarie con succursale in Italia e Banche extracomunitarie con o senza succursale in Italia;
– Società di gestione del risparmio;
– Intermediari finanziari iscritti nell’Elenco speciale;
– Agenti di cambio iscritti nel Ruolo speciale;
– Società di gestione del risparmio iscritte, Società di investimento a capitale variabile, Società di investimento a capitale fisso, Organismi di investimento collettivo soggetti;
– Imprese di assicurazione autorizzate all’esercizio dei rami vita III e/o V;
– Consulenti finanziari iscritti;
– Emittenti di strumenti finanziari;
– Soggetti che intendendo effettuare un’offerta al pubblico di sottoscrizione e di vendita e/o un’ammissione a quotazione di strumenti finanziari;
– Soggetti iscritti nel registro dei revisori contabili;
– Borsa Italiana s.p.a.;
– MTS s.p.a.;
– Monte Titoli s.p.a.;
– Cassa di Compensazione e Garanzia s.p.a.;
– Società di intermediazione mobiliare, Banche e Società di gestione di mercati regolamentati autorizzate all’esercizio dell’attività di gestione di sistemi multilaterali di negoziazione;
– Internalizzatori sistematici iscritti nell’apposito Elenco;
– Gestori di mercati regolamentati esteri (extra UE) richiedenti il riconoscimento in Italia;
– Gestori di portali per la raccolta di capitali di rischio iscritti nella sezione ordinaria e nella sezione speciale del registro;
– Gestori di servizi di diffusione delle informazioni regolamentate (SDIR) e gestori dei meccanismi di stoccaggio delle informazioni regolamentate;
– Organismo dei Consulenti finanziari.

La misura del contributo, cosi come le modalità ed i termini di versamento variano in relazione al soggetto tenuto al versamento. A titolo esemplificativo:
– per le Società fiduciarie il contributo ammonta a 4.035,00;
– per l’Organismo dei Consulenti finanziari il contributo ammonta a € 973.965,00.

Nel primo caso il contributo va versato entro il 15 aprile 2019, utilizzando apposito bollettino precompilato spedito nei venti giorni antecedenti la scadenza. Invece, per l’Organismo dei Consulenti finanziari il contributo va versato entro il 31 maggio 2019 mediante bonifico bancario sul conto corrente intestato alla Consob.