Le comunicazioni di compliance per gli esercenti tramite distributori automatici

Disposte le comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo nei confronti dei contribuenti per i quali risultano anomalie relative alla trasmissione dei dati dei corrispettivi derivanti da cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tramite distributori automatici (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 13 giugno 2019, n. 195328).

A decorrere dal 1° gennaio 2018, per tutti i soggetti gestori di distributori automatici (inclusi quelli senza porta di comunicazione), la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi sono obbligatorie.
Al fine di stimolare il corretto assolvimento degli obblighi di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, nonché di favorire l’emersione spontanea di basi imponibili potenzialmente sottratte a tassazione, l’Agenzia delle entrate individua, a seguito dell’analisi dei dati acquisiti all’Anagrafe tributaria, i contribuenti che presentano possibili anomalie per l’anno d’imposta 2018.
A seguito dell’attività di analisi di cui sopra, l’Agenzia invia una comunicazione per la promozione della compliance ai contribuenti che, sebbene risultino svolgere l’attività economica di Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici, sulla base del codice ATECO 47.99.20, presente in Anagrafe tributaria, non hanno censito alcun distributore automatico.
L’Agenzia invia altresì una comunicazione per la promozione della compliance ai contribuenti che, pur avendo censito i propri distributori automatici, presentano ripetute anomalie relative alle trasmissioni dei dati effettuate.
I contribuenti che hanno ricevuto la comunicazione, che riconoscono gli errori o le omissioni segnalati negli adempimenti di memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi, possono regolarizzare la propria posizione versando le sanzioni stabilite dalla legge, beneficiando delle riduzioni previste dal ravvedimento operoso.
Qualora gli errori o le omissioni abbiano comportato anche errori o omissioni negli adempimenti dichiarativi IVA e nei versamenti dell’imposta, i contribuenti possono regolarizzare anche tali violazioni, mediante ravvedimento operoso, presentando la dichiarazione integrativa (ovvero l’eventuale dichiarazione omessa, entro novanta giorni dal 30 aprile 2019) e versando le maggiori imposte dovute, unitamente agli interessi, nonché alle sanzioni in misura ridotta.
I contribuenti che hanno ricevuto la comunicazione sul mancato censimento, qualora ravvisino che l’attività economica effettivamente esercitata non corrisponde al codice ATECO dichiarato, devono provvedere alla variazione dello stesso e inserire il codice ATECO corretto nella prossima dichiarazione Redditi 2019.

FISCALITA’ INTERNAZIONALE: ACCORDO CNDCEC – CFE

Anche i commercialisti italiani potranno iscriversi al Registro europeo di esperti della materia. Online entro l’anno corsi sui temi di maggior rilievo di fiscalità internazionale (CNDCEC – COMUNICATO STAMPA 13 giugno 2019).

Possibilità di iscrizione anche per i commercialisti italiani al Registro europeo degli esperti in fiscalità internazionale e corsi on line sugli aspetti più rilevanti della materia. E’ quanto prevede l’accordo sottoscritto nei giorni scorsi a Bruxelles dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed Esperti contabili (CNDCEC) e dalla CFE – Tax adivisers Europe.
Secondo quanto sottoscritto dalle due organizzazioni, per gli iscritti all’albo dei commercialisti italiani che abbiano particolari competenze ed esperienze in ambito di fiscalità internazionale, viene promossa la possibilità di iscriversi al Registro europeo degli esperti in fiscalità, creato e curato da molti anni dalla CFE, al quale aderiscono professionisti di 24 Paesi. Per i commercialisti interessati ad aderire al network, l’accordo prevede il sostengo del CNDCEC per i primi tre anni di iscrizione. Ai partecipanti alla rete è offerta la possibilità di accedere ad un pacchetto di documenti di analisi e supporti formativi.
L’accordo prevede anche la realizzazione di quattro moduli formativi di 15 ore ciascuno, trasmessi sulla piattaforma Concerto. Il primo sarà un modulo introduttivo, con mappatura delle principali tematiche della fiscalità internazionale. Nei moduli successivi si passerà ad un esame approfondito dei temi di maggior rilievo e attualità. Focus quindi su Transfer pricing, tassazione dell’economia digitale, misure per combattere evasione (antiavoidance directive), meccanismi di risoluzione delle liti in ambito fiscale e relativo modello OCSE. I corsi, gestiti con relatori designati dalla CFE e con possibilità di essere seguiti sia in Italia che all’estero, si svolgeranno tutti entro il 2019.

Sconti fiscali per assicurazioni sulla casa dal rischio di eventi calamitosi

È riconosciuta una detrazione IRPEF nella misura del 19 per cento delle spese sostenute per premi di assicurazione sulla casa e relative pertinenze contro il rischio di eventi calamitosi (Agenzia delle Entrate – Circolare n. 13/E del 2019)

A partire dal 1° gennaio 2018, è possibile detrarre un importo pari al 19% delle spese sostenute per i premi relativi alle assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi stipulate per unità immobiliari residenziali e relative pertinenze. La detrazione non spetta se la polizza è stipulata per assicurare solo la pertinenza.
Con la Circolare n. 13/E del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la detrazione spetta al contraente della polizza, indipendentemente dall’intestazione dell’immobile oggetto della stessa, poiché l’agevolazione è riferibile al bene, anziché alla persona.
Per espressa previsione della norma, la detrazione spetta per le polizze stipulate a decorrere dal 1° gennaio 2018. Rientrano fra le polizze che danno diritto alla detrazione anche quelle di rinnovo del contratto preesistente alle stesse condizioni (che deve avvenire a decorrere dal 1° gennaio 2018), in quanto assimilabili alla stipula di un nuovo contratto.
Restano escluse dal beneficio, invece, le polizze pluriennali stipulate prima del 1° gennaio 2018, almeno fino alla relativa scadenza naturale.
La detrazione è riconosciuta senza limiti di importo anche per più unità immobiliari.
In caso di polizze “multirischio”, la detrazione spetta limitatamente alla componente di premio relativa alle garanzie a copertura degli eventi calamitosi.

POLIZZE CONDOMINIALI
Anche le polizze assicurative stipulate dal condominio a garanzia del fabbricato danno diritto alla detrazione IRPEF, relativamente alla quota di premio riferita alla singola unità immobiliare residenziale e alle relative pertinenze. Nel caso in cui il condominio comprenda anche unità immobiliari diverse da quelle residenziali, la detrazione spetta solo sui premi riferiti alle unità immobiliari residenziali e alle relative pertinenze. La quota di premio relativa ai condomini è certificata dagli amministratori; in alternativa il condomino dovrà essere in possesso della copia della polizza e della documentazione da cui si evinca la quota di premio riferita alla propria unità immobiliare effettivamente pagata dal condomino stesso.

DOCUMENTAZIONE DI SPESA
Ai fini della detrazione l’importo del premio deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi nel Quadro E – Sez. I – Rigo E8/E10, utilizzando il codice “43”, e vanno ricomprese anche le somme indicate nella CU2019 (punti da 341 a 352) con il codice 43.
Nell’ambito delle attività di assistenza fiscale deve essere controllata, e conservata per i successivi controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, la seguente documentazione:
– ricevuta di pagamento dei premi o dichiarazione dell’assicurazione attestante il pagamento dei suddetti premi;
– copia del contratto di assicurazione o attestazione rilasciata dalla compagnia di assicurazione da cui risultino i requisiti richiesti.
In caso di polizze condominiali è necessaria la dichiarazione dell’amministratore di condominio che attesti la quota del premio riferito a ciascun condomino e che lo stesso sia stato effettivamente pagato. In alternativa a tale certificazione sarà necessario esibire tutta la documentazione inerente la spesa sostenuta (ricevuta di pagamento e copia contratto)

Tax credit cinema/audiovisivo: trasferimento al consolidato fiscale

Forniti chiarimenti sulla cessione dei crediti d’imposta per le imprese dell’esercizio cinematografico, per le industrie tecniche e di post-produzione e del credito d’imposta per il potenziamento dell’offerta cinematografica, nell’ambito del consolidato fiscale (Agenzia delle Entrate – Risposta 13 giugno 2019, n. 191).

È ammesso il trasferimento dei crediti d’imposta cd. “tax credit cinema e audiovisivo” maturati dalla società in qualità di consolidata, in favore del consolidato fiscale. I crediti trasferiti possono essere utilizzati esclusivamente in compensazione con l’IRES del gruppo e per la parte non eventualmente utilizzata dalle singole società per l’assolvimento di altri tributi. Inoltre, i crediti non sono soggetti ai limiti di utilizzo in compensazione.
Per quanto concerne, inoltre, la possibilità di utilizzo da parte della consolidante dei crediti d’imposta in esame anche oltre il limite speciale di utilizzo, “nessun limite è stabilito per il trasferimento dei crediti d’imposta indicati nel quadro RU del Modello UNICO Società di Capitali, dal momento che l’importo complessivamente utilizzabile degli stessi è predeterminato e già stanziato sui singoli capitoli di spesa delle amministrazioni competenti a riconoscere il beneficio indicato.

Auto d’epoca, sciolti i dubbi sulla riduzione della tassa di circolazione

Forniti chiarimenti sulla riduzione del 50% della tariffa delle tasse automobilistiche per gli autoveicoli e i motoveicoli di interesse storico e collezionistico con un’anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni (Ministero Economia e Finanze – risoluzione n. 1/2019).

Dal 1° gennaio 2019 è in vigore la riduzione al 50% della tassa automobilistica dovuta per gli autoveicoli e motoveicoli di interesse storico e collezionistico al contemporaneo verificarsi delle seguenti condizioni:
– un’anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni;
– il certificato di rilevanza storica previsto dall’art. 4 del decreto del Ministero delle infrastrutture e trasporti 17 novembre 2009;
– l’annotazione sulla carta di circolazione del riconoscimento di storicità.

In merito, è stato chiarito che per determinare l’anzianità dell’autoveicolo e del motoveicolo occorre far riferimento alla data della “prima immatricolazione del veicolo in Italia o in altro Stato”.
Un’altra condizione prescritta dalla norma è il possesso del “certificato di rilevanza storica e collezionistica del veicolo”.
Detto certificato “attesta la data di costruzione, la marca, il modello e le caratteristiche tecniche del veicolo, con specifica indicazione di tutte quelle utili per la verifica dell’idoneità alla circolazione, la sussistenza ed elencazione delle originarie caratteristiche di fabbricazione, nonché specifica indicazione di quelle modificate o sostituite”.
Il suddetto certificato deve essere rilasciato da uno dei seguenti registri:
– ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT e Italiano Alfa Romeo, per gli autoveicoli;
– Storico FMI, per i motoveicoli.

L’iscrizione in uno di questi registri è presupposto indispensabile affinché un veicolo rientri “nella categoria dei motoveicoli e autoveicoli di interesse storico e collezionistico”.
L’ulteriore condizione richiesta è che il riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione. I contribuenti interessati devono, pertanto, presentare la domanda di aggiornamento della carta di circolazione al competente Ufficio provinciale della Motorizzazione civile, così da ottenere l’annotazione prescritta dalla norma in esame.
Tutte le condizioni richieste ai fini dell’agevolazione devono sussistere al momento della “scadenza del termine utile per il pagamento” della tassa automobilistica.
La contemporanea sussistenza delle condizioni prescritte dalla norma comporta, dunque, l’applicazione della tassa automobilistica commisurata al 50 per cento della tariffa ordinaria vigente nella regione in cui il tributo deve essere assolto.
La mancanza delle condizioni richieste determina, ovviamente, l’applicazione della tariffa ordinaria della tassa automobilistica nella misura intera.
La riduzione del 50% dell’importo della tassa automobilistica è riconosciuta anche agli autoveicoli ed ai motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni, dotati di certificato di rilevanza storica annotato sulla carta di circolazione “adibiti ad uso professionale”.

PagoPa: pagamento del contributo unificato

È stato esteso a tutte le Regioni il pagamento del contributo unificato tramite pagoPA (MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – Decreto 06 giugno 2019).

PagoPA è un sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice, sicuro e trasparente qualsiasi pagamento verso la Pubblica Amministrazione. Non è un sito dove pagare, ma una nuova modalità per eseguire presso i Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti i pagamenti verso la Pubblica Amministrazione in modalità standardizzata. Si possono effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’app dell’Ente (il tuo comune, ad esempio) o attraverso i canali (online e fisici) di banche e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP).
Con il decreto in oggetto è stata estesa la possibilià di pagamento del contributo unificato tributario tramite il nodo dei pagamenti per le restanti regioni in cui è operativo il processo tributario telematico.
Il pagamento del contributo unificato tributario può essere effettuato tramite il Nodo dei pagamenti – SPC (pagoPA) per i ricorsi e gli appelli depositati presso gli Uffici di Segreteria delle Commissioni tributarie di tutte le Regioni italiane a decorrere dal 24 giugno 2019.
Questa modalità era già attiva a decorrere:
a) dal 15 marzo 2017, per i depositi telematici dei ricorsi e appelli presso gli Uffici di segreteria delle Commissioni tributarie presenti nella Regione Toscana;
b) dal 15 aprile 2017, per i depositi telematici dei ricorsi e appelli presso gli Uffici di segreteria delle Commissioni tributarie presenti nella Regione Lazio.
Il presente decreto sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Detrazione delle spese per abbonamenti al trasporto pubblico

A partire dal 1° gennaio 2018, è possibile detrarre le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale (Agenzia delle Entrate – Circolare 31 maggio 2019, n. 13/E).

La detrazione, pari al 19% delle spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, spetta anche se le spese sono sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico ed è calcolata su un importo complessivamente non superiore a 250 euro.
Il limite massimo di spesa ammesso alla detrazione pari a 250 euro deve intendersi riferito cumulativamente alle spese sostenute dal contribuente per l’abbonamento proprio e dei familiari a carico.
La detrazione è calcolata sulla spesa sostenuta nel 2018 per l’acquisto dell’abbonamento, indipendentemente dal periodo di validità dello stesso (es. abbonamento acquistato nel mese di dicembre 2018 con validità dal 1° gennaio 2019 – 30 giugno 2019).
Non possono essere indicate le spese sostenute nel 2018 che nello stesso anno sono state rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione delle retribuzioni premiali e indicate nella CU 2019 (punti da 701 a 706) con il codice 40. La detrazione spetta comunque sulla parte di spesa non rimborsata.
Devono essere comprese nell’importo anche le spese indicate nella CU 2019 (punti da 341 a 352) con il codice 40.

Recupero dell’Iva versata nell’ipotesi di procedura concorsuale infruttuosa

Con il regime opzionale che consente di rinviare l’esigibilità dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo, l’imposta diventa comunque esigibile decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, ma tale limite annuale non si applica nel caso in cui il cessionario o il committente, prima del decorso del termine, sia stato assoggettato a procedura concorsuale. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 13 giugno 2019, n. 190)

L’istante nel periodo d’imposta 2015 ha optato per la liquidazione dell’IVA secondo la contabilità di cassa. Tale regime, che consente di posticipare l’esigibilità dell’IVA ed il suo versamento al momento dell’incasso del corrispettivo, gli ha permesso di rinviare fino al termine del 2018 il versamento dell’IVA relativa ai corrispettivi che un committente, ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla “Legge Marzano”, non ha ancora pagato. Tanto premesso, avendo intenzione di applicare, a partire dal 2019, il regime forfettario di cui all’articolo 1, commi da 54 ad 89 della legge del 23 dicembre 2014, n. 190, chiede di chiarire come vada gestita l’IVA finora rimasta sospesa e come eventualmente recuperala laddove le fatture restassero insolute.
L’Agenzia, al riguardo, chiarisce che il regime opzionale di cui all’articolo 32-bis del d.lgs. n. 83 del 2012 consente di rinviare l’esigibilità dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo, in deroga all’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
L’imposta diventa comunque esigibile decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, ma tale limite annuale non si applica nel caso in cui il cessionario o il committente, prima del decorso del termine, sia stato assoggettato a procedura concorsuale.
Con riguardo, invece, al regime forfetario, l’articolo 1, comma 62, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, allo scopo di regolamentare il passaggio da un regime di ordinaria applicazione dell’IVA ad un regime in cui la rivalsa non è esercitata,prevede che nell’ultima liquidazione relativa all’anno in cui è applicata l’imposta sul valore aggiunto è computata anche l’imposta relativa alle operazioni, per le quali non si è ancora verificata l’esigibilità.
Nella stessa liquidazione può essere esercitato, ai sensi degli articoli 19 e seguenti del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, il diritto alla detrazione dell’imposta relativa alle operazioni di acquisto effettuate in vigenza dell’opzione di cui all’articolo 32-bis del citato decreto-legge n. 83 del 2012 e i cui corrispettivi non sono stati ancora pagati.
Correttamente, dunque, l’istante ha fatto concorrere l’IVA sospesa negli anni precedenti nell’ultima liquidazione relativa all’anno solare 2018. Ora, laddove all’esito alla procedura di amministrazione straordinaria i corrispettivi dovuti dal committente restino insoluti, l’istante non è legittimato ad emettere una nota di variazione in diminuzione ex articolo 26, comma 2, del dPR n. 633 del 1972 per recuperare l’IVA versata e non incassata in quanto il regime forfetario non consente l’esercizio del diritto alla detrazione ai sensi dell’articolo 19 del medesimo decreto. In alternativa, al fine di dare attuazione al principio di neutralità, secondo il quale il contribuente è tenuto a versare solo l’IVA effettivamente incassata, l’istante può presentare istanza di rimborso ex articolo 30-ter del dPR n. 633 del 1972, secondo cui Il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell’imposta non dovuta a pena di decadenza, entro il termine di due anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione.
Al riguardo si evidenzia che il presupposto per la restituzione è costituito dalla definitività del piano di riparto finale, a seguito della scadenza del termine per l’opposizione dei creditori, da cui risulta l’infruttuosità della procedura.

Spese contro il disturbo specifico DSA: condizioni e modalità per la detrazione

È riconosciuta una detrazione IRPEF nella misura del 19 per cento delle spese sostenute, per sé o per un familiare a carico (sia minore che maggiorenne), contro il disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado (Agenzia delle Entrate – Circolare n. 13/E del 2019)

Il beneficio è stato introdotto per le spese sostenute a decorrere dal 1° gennaio 2018, e riguarda in particolare quelle sostenute in favore dei minori o dei maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico (DSA), fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per:

– acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all’apprendimento;
– uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere.
La detrazione spetta nella misura del 19 per cento in relazione alle spese sostenute per se stessi e nell’interesse di familiari fiscalmente a carico.

SPESE AGEVOLATE

La detrazione spetta per le spese relative all’acquisto e all’utilizzo di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all’apprendimento.
Si considerano “strumenti compensativi”, gli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Tra gli strumenti compensativi essenziali sono ricompresi, in via esemplificativa:
– la sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto;
– il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione;
– i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori;
– la calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo;
– altri strumenti tecnologicamente meno evoluti quali tabelle, formulari, mappe concettuali, etc.
Si considerano, invece, “sussidi tecnici ed informatici”, le apparecchiature e i dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, quali, ad esempio, i computer necessari per i programmi di video scrittura, appositamente fabbricati o di comune reperibilità, preposti a facilitare la comunicazione interpersonale, l’elaborazione scritta o grafica, l’accesso alla informazione e alla cultura.

REQUISITI

La detrazione d’imposta è riconosciuta a condizione che:
– il beneficiario sia in possesso di certificato rilasciato dal SSN, da specialisti o da strutture accreditate, che attesti per sé ovvero per il proprio familiare (a carico), la diagnosi di DSA.;
– il collegamento funzionale tra i sussidi e gli strumenti compensativi e il tipo di disturbo dell’apprendimento diagnosticato risulti dalla predetta certificazione o dalla prescrizione autorizzativa rilasciata da un medico.
– le spese sostenute siano documentate da fattura o scontrino fiscale, con l’indicazione del codice fiscale del soggetto affetto da DSA e la natura del prodotto acquistato o utilizzato.
Ai fini del beneficio, i documenti giustificativi delle spese possono essere intestati indifferentemente al soggetto affetto da DSA ovvero al familiare che ha sostenuto le spese; in tale ultimo caso, deve essere indicato il familiare a favore del quale la spesa è stata sostenuta.
Tali spese devono essere indicate nel Quadro E – Sez. I – Rigo E8/E10, con il codice 44, e vanno ricomprese anche le somme indicate nella CU2019 (punti da 341 a 352) con il codice 44.

DOCUMENTAZIONE DI SPESA

Nell’ambito delle attività di assistenza fiscale deve essere controllata, e conservata per i successivi controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, la seguente documentazione:
– Fattura/ricevuta fiscale relativa da cui risulti il codice fiscale del soggetto affetto da DSA e la natura del prodotto acquistato o utilizzato;
– Certificato rilasciato dal Servizio sanitario nazionale, ovvero da specialisti o strutture accreditate dallo stesso che attesti, per sé ovvero per il proprio familiare a carico, la diagnosi di DSA e l’elenco dei sussidi e degli strumenti compensativi collegati al disturbo dell’apprendimento;

– Se la certificazione suindicata non specifica i sussidi e gli strumenti compensativi da utilizzare, il collegamento funzionale deve essere attestato dalla prescrizione autorizzativa rilasciata da un medico;
– Autocertificazione che attesti che il soggetto affetto da DSA non ha ancora completato la scuola secondaria di secondo grado.
Il possesso della documentazione attestante il riconoscimento della diagnosi di DSA può essere affermato anche mediante autocertificazione.

Regime forfetario: non può accedere il commercialista revisore presso il suo ex datore di lavoro

Il commercialista con compensi derivanti dalla carica di sindaco/revisore assunta presso il suo ex datore di lavoro, qualificati come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, non può accedere al regime forfetario (Agenzia Entrate – risposta 11 giugno 2019, n. 183 e 186).

Il regime forfetario è rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni e rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000 e non incorrano in una delle cause ostative. In particolare, tra le cause ostative è previsto che non possono accedere al regime forfetario:
– le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni.

Pertanto, se verificata tale condizione, il commercialista non potrà usufruire del regime forfetario.