Prime indicazioni su indennità Covid-19 e NASpI nel Sostegni bis

Si forniscono le prime indicazioni in materia di indennità previste a favore di alcune categorie di lavoratori, tra cui i pescatori autonomi e gli operai agricoli, nonché in materia di sospensione del meccanismo di riduzione dell’indennità di disoccupazione NASpI fino al 31 dicembre 2021.

Il decreto Sostegni bis prevede l’erogazione di una indennità una tantum di importo pari a 1.600 euro a favore dei soggetti già beneficiaridell’indennità di cui all’articolo 10, commi da 1 a 9, del DL n. 41/2021. In particolare, tale prestazione sarà erogata alle seguenti tipologie di lavoratori, già beneficiari della richiamata precedente tutela:
– lavoratori stagionali e lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori in somministrazione appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori intermittenti;
– lavoratori autonomi occasionali;
– lavoratori incaricati alle vendite a domicilio;
– lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori dello spettacolo.
Pertanto, in attuazione della citata previsione normativa, i lavoratori che hanno già fruito delle indennità di cui all’articolo 10 non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità una tantum di cui al decreto Sostegni bis, ma la stessa sarà erogata dall’Istituto ai beneficiari con le modalità indicate dagli interessati per le indennità già erogate.
Il decreto Sostegni bis prevede altresì il riconoscimento di una indennità onnicomprensiva di importo pari a 1.600 euro a favore delle suddette categorie di lavoratori che non siano stati già beneficiari delle indennità di cui al richiamato articolo 10.
Le indennità di cui all’articolo 42, commi 1, 2, 3 ,5 e 6, del decreto Sostegni bis, per espressa previsione di legge, non sono tra loro cumulabili. Le suddette indennità sono invece cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità di cui alla legge 12 giugno 1984, n. 222.

Il decreto Sostegni bis ha inoltre previsto una indennità una tantum di importo pari a 800 euro a favore degli operai agricoli a tempo determinato che, nel 2020, abbiano effettuato almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo. Detta indennità non è cumulabile con le indennità di cui all’articolo 10 del DL n. 41, né con le relative proroghe di cui all’articolo 42 del decreto Sostegni bis. L’indennità una tantum a favore degli operai agricoli è cumulabile con l’assegno ordinario di invalidità di cui alla legge n. 222/1984.
Il decreto sostegni bis hA, inoltre, una indennità una tantum di importo pari a 950 euro a favore dei pescatori autonomi, compresi i soci di cooperative, che esercitano professionalmente la pesca in acque marittime, interne e lagunari, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250.
Le predette indennità a favore degli operai agricoli a tempo determinato e dei pescatori autonomi non concorrono alla formazione del reddito ai sensi del TUIR e per il periodo di fruizione delle stesse non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

L’articolo 4, comma 3, del decreto-legislativo n. 22/2015 prevede che l’indennità di disoccupazione NASpI è ridotta in misura pari al tre per cento ogni mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione (91° giorno della prestazione).
fino al 31 dicembre 2021 per le prestazioni in pagamento dal 1° giugno 2021 è sospesa l’ulteriore applicazione del cit. articolo 4 e le stesse sono confermate nell’importo in pagamento alla data di entrata in vigore del decreto. Analogamente per le nuove prestazioni decorrenti nel periodo dal 1° giugno 2021 fino al 30 settembre 2021 è sospesa fino al 31 dicembre 2021 l’applicazione dell’articolo citato.
Dal 1° gennaio 2022 trova nuovamente piena applicazione il meccanismo di riduzione della prestazione. Pertanto, per le prestazioni oggetto della sospensione della riduzione mensile, qualora ancora in essere al 1° gennaio 2022, l’importo sarà calcolato applicando le riduzioni corrispondenti ai mesi di sospensione trascorsi.
Per l’applicazione della sospensione del meccanismo di riduzione della prestazione NASpI non è necessario presentare alcuna domanda in quanto si procederà d’ufficio.

Licenziamento collettivo, l’accordo sindacale può ridurre l’indennità di mancato preavviso

La previsione pattizia di riduzione o azzeramento dell’indennità di mancato preavviso, nell’ambito di un accordo sindacale all’esito di una procedura di licenziamento collettivo, ancorchè contenuta in un accordo riconducibile alla legge n. 223/1991, può configurare una “specifica intesa” di prossimità e derogare alle previsioni in materia dei CCNL, laddove essa sia finalizzata far fronte ad una situazione di crisi aziendale ed occupazionale (Corte di Cassazione, ordinanza 15 giugno 2021, n. 16917)

Una Corte d’appello territoriale aveva respinto l’appello proposto da un datore di lavoro avverso la decisione del Tribunale di prime cure, il quale aveva riconosciuto il diritto di un lavoratore alla corresponsione in proprio favore della differenza tra quanto riconosciutogli a titolo di indennità sostitutiva del preavviso (3 mensilità di retribuzione), all’esito di una procedura di licenziamento collettivo conclusasi con accordo sindacale, e quanto invece previsto dalla contrattazione nazionale di categoria (pari a 6 mensilità).
Ad avviso della Corte, in particolare, in tale ambito la contrattazione decentrata non poteva modificare la disciplina del CCNL in relazione ai trattamenti economici e normativi spettanti al lavoratore, essendo esclusa l’applicabilità dell’art. 8 del D.L. n. 138/2011 in materia di contrattazione di prossimità.
Per la cassazione della sentenza propone così ricorso il datore di lavoro, lamentandone l’erroneità in relazione all’interpretazione dell’accordo collettivo di mobilità ed alla sua mancata configurazione come “specifica intesa” collettiva di prossimità.
Per la Suprema Corte il ricorso merita accoglimento.
La scelta dei lavoratori da collocare in mobilità, rimessa ai criteri previsti dagli accordi collettivi stipulati con i sindacati, non prevede alcun potere sindacale di deroga a norme imperative di legge, bensì sostituisce alla determinazione unilaterale dei criteri di scelta, originariamente spettante all’imprenditore nell’esercizio del suo potere organizzativo, una determinazione concordata con i sindacati maggiormente rappresentativi, in tal modo procedimentalizzando il potere datoriale (Corte costituzionale, sentenza n. 268/1994). Ciò, al fine di favorire una gestione concordata della messa in mobilità dei lavoratori e consentire un adattamento dei criteri di individuazione del personale in esubero alle condizioni concrete dei processi di ristrutturazione aziendale. Tali accordi hanno effetti diretti esclusivamente nei confronti dell’imprenditore stipulante, in quanto limite all’esercizio dei suoi poteri, mentre incidono sul singolo prestatore di lavoro solo indirettamente, attraverso l’atto di esercizio del potere datoriale (nella specie, di recesso) in quanto vincolato dalla legge al rispetto dei criteri di scelta concordati in sede sindacale.
Orbene, la Corte di merito, pur condividendo tale assunto, ha ritenuto che non potesse attribuirsi efficacia a pattuizioni, pure contenute in accordi conclusi all’esito della procedura di licenziamento collettivo, ma dotate di diverso contenuto, in particolare escludendo quel contenuto immediatamente regolativo dei rapporti di lavoro tipico del contratto collettivo “normativo” con efficacia erga omnes. Di qui, l’inapplicabilità al dipendente interessato della previsione sulla riduzione dell’indennità sostitutiva del preavviso.
Tuttavia, tali conclusioni non sono condivisibili.
Certamente, è irrilevante la collocazione formale di una determinata previsione in un accordo riconducibile alla legge n. 223/1991, nel senso che da ciò non può automaticamente discenderne la sua efficacia “erga omnes”. Piuttosto, l’applicabilità a tutti i lavoratori dell’azienda, ancorché non iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti, discende dal collegamento funzionale fra la previsione concordata di una riduzione della indennità spettante a titolo di mancato preavviso (dalle 6 previste dal CCNL alle 3 mensilità oggetto di accordo) con la definizione, anch’essa concordata e non unilaterale, dell’esercizio del potere di recesso.
La deroga al principio generale che prevede la corresponsione dell’indennità di preavviso è stata introdotta proprio per far fronte a una ben nota situazione di crisi aziendale ed occupazionale e l’accordo derogatorio, trasfuso nell’accordo raggiunto nell’ambito della procedura di mobilità, non si pone in contrasto con principi dettati nella Carta Costituzionale, né viola vincoli derivanti da normative comunitarie o da convenzioni internazionali sul lavoro (negli stessi termini, Corte di Cassazione, sentenza  n. 19660/2019).
Del resto, l’esercizio della facoltà di recedere con effetto immediato determina l’insorgere dell’unico obbligo della parte recedente di corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso, obbligazione pecuniaria che ben può costituire oggetto di accordo e di rinuncia (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 18 giugno 2015, n. 12636) ed è pertanto suscettibile di essere oggetto di definizione concordata tra le parti sociali, chiamate, nel contesto di una crisi aziendale, a mediare per assicurare la prosecuzione dell’attività di impresa e la conservazione dei livelli di occupazione.
La procedura in questione, allora, sulla base del richiamato accordo, appare perfettamente riconducibile nell’ambito della previsione ex art. 8, co. 2 bis, del D.L. n. 138/2011, per cui le parti collettive, fermo restando il rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, con specifiche intese finalizzate, tra l’altro, “alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali”, possono operare anche in deroga alle disposizioni di legge in materia ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro, anche in ordine alle “conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio”.

Fondo nuove competenze: esaurimento delle risorse

Con comunicato 27 aprile, l’Anpal aveva comunicato l’imminente esaurimento, in seguito al monitoraggio effettuato, delle risorse del Fondo nuove competenze per i primi giorni del mese di maggio e lo stanziamento di ulteriori finanziamenti con le risorse del Programma React Eu. Facendo seguito al precedente comunicato, effettuata l’istruttoria e la conseguente valutazione dei progetti, l’Istituto ha comunicato – in data 16 giugno 2021 – che le risorse risultano totalmente impegnate alla data del 13 maggio con l’istanza pervenuta alle ore 18:29.

Le istanze pervenute successivamente saranno comunque esaminate in ordine cronologico per accedere ad un eventuale finanziamento solo a fronte di eventuali risparmi derivanti da rinunce o da rendicontazioni di importo inferiori rispetto a quanto riconosciuto in fase di ammissione.
Ad ogni modo, come già annunciato, si prevede il rifinanziamento del Fondo a valere sulle risorse del Programma React-Eu. Le attività propedeutiche all’acquisizione delle risorse, pari ad un miliardo di euro, sono in via di finalizzazione.

Recentemente l’ANPAL – con comunicato 01 giugno 2021 – ha reso, altresì, nota la disponibilità online di una nuova sezione di faq relativa alla documentazione che le aziende devono inviare per richiedere il saldo del Fondo nuove competenze. Attraverso le Faq, l’Istituto ha chiarito quali sono i documenti che l’istante del contributo deve presentare ai fini della richiesta e liquidazione del saldo. L’art. 6.2 dell’Avviso Fondo Nuove Competenze prevede, infatti, gli obblighi relativi ai termini temporali per la richiesta di saldo, attraverso la compilazione del “Modello richiesta di saldo”, e alla seguente documentazione obbligatoria da allegare:
– Documenti di trasparenza, Documenti di validazione e Certificati delle competenze rilasciati secondo le modalità definite dagli Enti Titolari ai sensi e per gli effetti del decreto n. 13/2013. Laddove, per la natura del percorso o dell’ente che lo ha erogato, non sia possibile rilasciare una certificazione, dovranno essere allegati gli attestati, ossia attestati di messa in trasparenza delle competenze compilati in coerenza con l’impianto logico, metodologico come definito dal decreto 13/2013 e delle Linee guida del 5 Gennaio 2021.
L’attestato di messa in trasparenza delle competenze deve contenere un set minimo di informazioni, come specificato nell’Allegato 6 della nota integrativa all’Avviso Fondo Nuove Competenze approvata con Decreto Direttoriale ANPAL n. 95/2021. Tali informazioni minime possono essere oggetto di integrazione o a esse può essere allegato un eventuale ulteriore attestato rilasciato dal soggetto formativo/impresa se previsto;
– elenco dei lavoratori coinvolti redatto sullo schema previsto all’allegato 4bis dell’Avviso;
– informazioni sui lavoratori come da schema previsto all’allegato 5bis dell’Avviso.
Inoltre, al fine di garantire la disponibilità e l’accesso alla documentazione inerente alle attività di sviluppo delle competenze finanziate dal FNC, in occasione dei controlli operati dai preposti organi dello Stato, dell’Autorità di Gestione del PON SPAO, nonché dell’Unione Europea, l’istante è tenuto a conservare tutti i documenti di natura amministrativa sotto forma di originali o di copie conformi per almeno 10 anni dalla data di approvazione dell’istanza. I documenti amministrativi da conservare devono consentire di verificare il numero delle ore rendicontate in rimodulazione di orario di lavoro dedicate alla frequenza dei percorsi di sviluppo delle competenze da parte dei lavoratori, che siano erogati in presenza o in modalità a distanza; verificare i parametri riferiti ai costi del lavoro comunicati; consultare la lista di lavoratori eventualmente interessati da strumenti di sostegno al reddito; documentare la realizzazione del progetto formativo da parte dell’eventuale soggetto esterno/Ente erogatore dei percorsi.
Relativamente alla formazione erogata in modalità FAD sincrona e in presenza, affinché tale corso sia ritenuto valido ai fini della rendicontazione, è necessario che il lavoratore abbia ottenuto in esito al percorso di sviluppo delle competenze il documento di attestazione/certificazione delle stesse acquisite come previsto dall’Avviso.

Test sierologici di screening per gli agricoli veronesi

L’ente Bilaterale per l’agricoltura veronese (Agribi), in vista delle campagne di raccolta estive, effettua test sierologici di screening sui lavoratori.

L’ente bilaterale dell’agricoltura di Verona, di cui fanno parte Confagricoltura, Coldiretti, Cia Agricoltori Italiani, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, darà un contributo che andrà a coprire parzialmente i costi sostenuti per i test Covid, obbligatori per tutti gli operai che arrivano da Paesi stranieri.
Nonostante il budget dell’ente bilaterale ridotto a causa dell’emergenza, si è voluto istituire questa misura per dare un sostegno alle aziende agricole che devono sostenere i costi per i test Covid. Sia per il test rapido, sia per il test molecolare è stato considerato un contributo di 15 euro per ogni tampone. È sufficiente che le aziende agricole in regola con i contributi e con le normative in materia di sicurezza scarichino il modulo dal sito di Agribi Verona (https://agribi.verona.it/moduli-per-le-aziende) e lo inviino anche per mail. L’iniziativa rientra tra quelle adottate dallo scorso anno per l’emergenza Covid, tra cui quella effettuata in collaborazione con lo Spisal, per l’organizzazione e l’esecuzione dei test sierologici rapidi, tramite pungidito, a tutti i lavoratori agricoli che provenivano dall’estero.

Somministrazione vaccini nelle farmacie: classificazione attività e termini denuncia variazione

L’attività di somministrazione di vaccini anti SARS-CoV-2 nelle farmacie aperte al pubblico da parte dei farmacisti è stata consentita in via sperimentale per l’anno 2021 dalla legge di Bilancio. In data 29 marzo u.s. è stato siglato l’Accordo quadro tra il Governo, le Regioni e le Province autonome, la Federfarma e Assofarm, che definisce le modalità per il coinvolgimento, su base volontaria, dei farmacisti nella campagna di vaccinazione nazionale. Da ultimo, l’art. 3 del DL n. 44/2021 ha previsto l’esclusione della punibilità per i fatti di cui agli articoli 589 c.p. (omicidio colposo) e 590 c.p. (lesioni personali colpose), verificatisi a causa della somministrazione del vaccino, quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari relative alle attività di vaccinazione. Con nota n. 7667, l’Inail fornisce indicazioni sulla classificazione delle attività ed i termini per la presentazione della denuncia di variazione.

Classificazione
Nella gestione Terziario, le farmacie sono espressamente previste alla voce 2110 relativa anche alle lavorazioni dei prodotti chimici, farmaceutici, erboristici e cosmetici. Tale voce ricomprende i servizi di preparazione di farmaci galenici, l’attività di vendita dei prodotti farmaceutici e di altre merci (ad esempio cosmetici, dispositivi medici non professionali, calzature anatomiche), le prestazioni di autoanalisi.
Le prestazioni di autoanalisi presso le farmacie sono consentite dall’articolo 1, co. 2, lett. e), del D.Lgs. n. 153/2009 che le definisce come prestazioni analitiche di prima istanza rientranti nell’ambito dell’autocontrollo, gestibili in via ordinaria direttamente dai pazienti senza necessità di supporto da parte di un operatore sanitario e per questo rientranti nell’ambito di quanto previsto alla voce 2110.
Diversamente, l’erogazione di prestazioni sanitarie, tra le quali rientra la somministrazione dei vaccini anti SARS-CoV-2 o l’effettuazione di tamponi antigenici e molecolari, si realizza tramite un ciclo lavorativo caratterizzato da un rischio non assimilabile a quello connesso alle attività di cui sopra e ricade, in quanto esplicitamente previsto, alla voce 0311. Pertanto tale attività, laddove erogata da personale dipendente delle farmacie, deve essere oggetto di classificazione separata alla voce 0311 della gestione terziario ad essa espressamente dedicata.
L’Inail ricorda infine che, per la gestione Altre attività, la vendita dei prodotti farmaceutici e di altre merci (ad esempio cosmetici, dispositivi medici non professionali, calzature anatomiche) e le prestazioni di autoanalisi effettuate presso le farmacie sono ricondotte al gruppo 0100, mentre le preparazioni galeniche svolte in farmacia sono da riferire al gruppo 2100. Anche in questo caso le eventuali prestazioni sanitarie sono da ricondurre al sottogruppo 0310.

Termini per la presentazione della denuncia di variazione
Per assicurare il personale dipendente delle farmacie che svolge attività di somministrazione di vaccini o l’effettuazione di tamponi antigenici e molecolari, i soggetti assicuranti, qualora non avessero già provveduto, devono presentare la denuncia di variazione (di estensione del rischio) ai sensi dell’articolo 12, co. 3, primo periodo, del DPR n. 1124/1965, con l’apposito servizio online entro il 15 luglio 2021, comunicando le retribuzioni presunte del personale interessato per il periodo dall’inizio dell’attività al 31 dicembre 2021.
La sede Inail competente provvederà a verificare la correttezza dell’inquadramento (sulla base della classificazione attribuita dall’Inps), a classificare l’attività come da indicazioni di cui alla presente e ad emettere il provvedimento di variazione e conteggio del premio con la richiesta dell’integrazione del premio di rata anticipata per l’anno in corso.

Le nuove retribuzioni del CCNL Chimica – Industria

Sottoscritto l’accordo per la verifica e adeguamento annuale del TEM agli eventuali scostamenti tra inflazione prevista del CCNL per gli addetti all’industria chimica, chimico-farmaceutica, delle fibre chimiche e dei settori abrasivi, lubrificanti e Gpl.

Come previsto dal CCNL, la prima verifica tra inflazione reale e previsione inflattiva utilizzata nel rinnovo contrattuale deve essere effettuata nel giugno 2021 con riferimento agli anni 2019 e 2020. Il riallineamento sarà realizzato nel mese di luglio 2021 nel caso di scostamenti, positivi o negativi, superiori nei singoli anni alla soglia predefinita dello 0,5%.
Queste, pertanto, le nuove retribuzioni

Settore Chimico e Chimico-Farmaceutico

Cat.

PO

Trattamento contrattuale vigente

Dal 1/7/2021

Incremento TEM TEM mensile
Minimo IPO EDR Minimo IPO Minimo IPO EDR
A1 2.303,52 456,96 46,00 0,00 0,00 2.303,52 456,96 81,00
A2 2.303,52 257,07 42,00 0,00 0,00 2.303,52 257,07 73,00
A3 2.303,52 202,70 39,00 0,00 0,00 2.303,52 202,70 69,00
B1 2.124,22 257,76 38,00 0,00 0,00 2.124,22 257,76 67,00
B2 2.124,22 178,39 36,00 0,00 0,00 2.124,22 178,39 63,00
C1 1.906,25 269,40 34,00 0,00 0,00 1.906,25 269,40 60,00
C2 1.906,25 197,61 32,00 0,00 0,00 1.906,25 197,61 56,00
D1 1.761,03 271,23 31,00 0,00 0,00 1.761,03 271,23 55,00
D2 1.761,03 184,74 29,00 0,00 0,00 1.761,03 184,74 51,00
D3 1.761,03 138,73 28,00 0,00 0,00 1.761,03 138,73 49,00
E1 1.591,87 217,41 27,00 0,00 0,00 1.591,87 217,41 47,00
E2 1.591,87 136,27 24,00 0,00 0,00 1.591,87 136,27 42,00
E3 1.591,87 80,42 23,00 0,00 0,00 1.591,87 80,42 40,00
E4 1.591,87 38,17 22,00 0,00 0,00 1.591,87 38,17 39,00
F 1.558,46 0,00 21,00 0,00 0,00 1.558,46 0,00 37,00

Settore Fibre

Cat.

PO

Trattamento contrattuale vigente

Dal 1/7/2021

Incremento TEM TEM mensile
Minimo IPO EDR Minimo IPO Minimo IPO EDR
A1 2.292,52 428,96 46,00 0,00 0,00 2.292,52 428,96 81,00
A2 2.292,52 206,07 38,00 0,00 0,00 2.292,52 206,07 67,00
A3 2.292,52 138,70 36,00 0,00 0,00 2.292,52 138,70 64,00
B1 2.084,22 253,76 36,00 0,00 0,00 2.084,22 253,76 64,00
B2 2.084,22 132,39 31,00 0,00 0,00 2.084,22 132,39 55,00
C1 1.898,25 220,40 31,00 0,00 0,00 1.898,25 220,40 55,00
C2 1.898,25 158,61 30,00 0,00 0,00 1.898,25 158,61 53,00
D1 1.726,03 265,23 29,00 0,00 0,00 1.726,03 265,23 52,00
D2 1.726,03 144,74 26,00 0,00 0,00 1.726,03 144,74 46,00
D3 1.726,03 106,73 25,00 0,00 0,00 1.726,03 106,73 45,00
E1 1.573,87 200,41 25,00 0,00 0,00 1.573,87 200,41 45,00
E2 1.573,87 97,27 22,00 0,00 0,00 1.573,87 97,27 39,00
E3 1.573,87 57,42 21,00 0,00 0,00 1.573,87 57,42 37,00
E4 1.573,87 24,17 21,00 0,00 0,00 1.573,87 24,17 37,00
F 1.538,46 0,00 21,00 0,00 0,00 1.538,46 0,00 37,00

Settore Abrasivi

Cat.PO

Trattamento contrattuale vigente

Dal 1/7/2021

Incremento TEM TEM mensile  
Minimo IPO EDR Minimo IPO Minimo IPO EDR
A1 2.212,51 290,47 44,00 0,00 0,00 2.212,51 290,47 78,00
B1 2.004,38 266,04 35,00 0,00 0,00 2.004,38 266,04 62,00
B2 2.004,38 124,05 32,00 0,00 0,00 2.004,38 124,05 56,00
C1 1.754,05 214,50 30,00 0,00 0,00 1.754,05 214,50 53,00
C2 1.754,05 169,46 28,00 0,00 0,00 1.754,05 169,46 50,00
C3 1.754,05 117,92 28,00 0,00 0,00 1.754,05 117,92 50,00
D1 1.575,44 253,06 27,00 0,00 0,00 1.575,44 253,06 48,00
D2 1.575,44 134,03 24,00 0,00 0,00 1.575,44 134,03 43,00
D3 1.575,44 96,15 24,00 0,00 0,00 1.575,44 96,15 43,00
E1 1.486,79 133,42 24,00 0,00 0,00 1.486,79 133,42 42,00
E2 1.486,79 54,47 21,00 0,00 0,00 1.486,79 54,47 38,00
E3 1.486,79 18,33 20,00 0,00 0,00 1.486,79 18,33 36,00
F 1.464,78 0,00 20,00 0,00 0,00 1.464,78 0,00 36,00

Settore Lubrificanti e GPL

Liv.

Trattamento contrattuale vigente

Dal 1/7/2021

Minimo EDR IncrementoTEM TEM mensile EDR
Q1 3.041,00 50,00 0,00 3.041,00 88,00
Q2 2.763,00 45,00 0,00 2.763,00 79,00
A 2.646,00 42,00 0,00 2.646,00 74,00
B 2.453,00 38,00 0,00 2.453,00 67,00
C 2.234,00 35,00 0,00 2.234,00 61,00
D 2.095,00 31,00 0,00 2.095,00 56,00
E 1.945,00 29,00 0,00 1.945,00 51,00
F 1.815,00 25,00 0,00 1.815,00 44,00
G 1.779,00 25,00 0,00 1.779,00 44,00
H 1.675,00 24,00 0,00 1.675,00 42,00
I 1.540,00 21,00 0,00 1.540,00 37,00

Richiesta di esonero dalle attività esterne e trasferimento del lavoratore

In attesa di verdetto della Commissione ASL per l’accertamento dell’idoneità fisica del lavoratore, conseguente alla sua richiesta di esonero dalle attività esterne, il datore di lavoro può assegnarlo ad una diversa sede aziendale.

Nella specie, una Corte d’appello territoriale rigettava l’appello proposto da una società avverso la sentenza di primo grado, di illegittimità del suo provvedimento di assegnazione della dipendente ad un altro ufficio, in quanto trasferimento del quale la società datrice non aveva provato le esigenze di giustificazione previste dall’art. 2103 c.c., tenuto conto del lavoro straordinario e quindi dell’inesistenza di posizioni in esubero. In particolare, la Corte escludeva la temporaneità del provvedimento, in assenza di un termine finale di assegnazione della lavoratrice a diverso ufficio, non essendo risultate l’impossibilità di trovare nel suo ufficio di provenienza, una diversa sistemazione organizzativa ad esso interna di utilizzabilità di una pur ridotta capacità organizzativa, in applicazione delle misure previste dall’art. 2087 c.c.
In Cassazione, la ricorrente deduce violazione degli artt. 2103 c.c. e 38 CCNL applicato, per la natura temporanea del provvedimento di assegnazione della lavoratrice ad altra sede di lavoro rispetto a quella propria (comportante anche attività esterne di proposizione di prodotti e servizi di base e recapito di prodotti specifici), in attesa di verdetto della Commissione ASL a seguito di istanza, ai sensi dell’art. 5 I. 300/1970, per l’accertamento dell’idoneità fisica della lavoratrice, conseguente alla sua richiesta di esonero dalle attività esterne, essendo soggetta ad attacchi di panico e agorafobia durante la guida dell’auto soprattutto nelle ore pomeridiane e serali: provvedimento pertanto non dipendente da esigenze organizzative aziendali ma dall’interesse primario della stessa lavoratrice istante; in secondo luogo, la società deduce violazione degli artt. 2087 c.c., 5 I. 300/1970 e del d.lg. 81/2008, per l’adozione del provvedimento di assegnazione ad altra sede quale misura di protezione della lavoratrice, di cui la ASL aveva accertato l’inidoneità all’attività di portalettere, cui era addetta presso l’ufficio a quo, per tre mesi, in sede di visita periodica di sorveglianza, al cui esito era stata avviata la procedura di accertamento a sensi dell’art. 5 I. 300/1970.
Ebbene, la Corte territoriale ha argomentato il proprio ragionamento decisorio, ritenendo “le ragioni organizzative datoriali, alla luce del dovere di protezione ritraibile dall’art. 2087 c.c. e degli altri precetti di più specifica consistenza in materia” ben rappresentabili “dalla esigenza di ricevere proficuamente e, a latere lavoratoris, intra vires, una prestazione promanante da una ridotta capacità di lavoro”, avendo “il datore il dovere di ricercare previamente, nell’ambito della propria struttura produttiva e pur sempre senza essere onerato da inesigibili modificazioni, una posizione di lavoro confacente”; senza tuttavia ravvisare, nella capitolazione probatoria della società “nessuno specifico riferimento alla impossibilità di ricevere proficuamente la prestazione nell’ufficio a quo di Parma Est o ad una maggiore utilizzabilità del facere sub iudice, ove esplicato presso la sede ad quem di Bibbiano”, risultando anzi dal “ricorso a lavoro straordinario, ricavabile dalle raccolte testimonianze … non comprovata una situazione di esuberanza presso l’ufficio a quo di Parma Est… non specificamente censurata”.
Appare evidente che, la medesima Corte territoriale ha inteso le ragioni organizzative datoriali nella loro declinazione in funzione protettiva del lavoratore, a norma dell’art. 2087 c.c. tuttavia limitando l’accertamento, con evidente sua lacuna, alla sola non comprovata situazione di esuberanza, che non esaurisce tuttavia l’indagine giudiziale in una materia tanto delicata come l’utilizzabilità, all’interno della struttura aziendale cui addetto, del lavoratore attinto da una inidoneità fisica sopravvenuta (profilo peraltro evocato dalla locuzione, sopra citata: “esigenza di ricevere proficuamente e, a latere lavoratori, intra vires, una prestazione promanante da una ridotta capacità di lavoro”).
Al riguardo, sono noti i principi (declinati in specifico riferimento al licenziamento per inidoneità fisica sopravvenuta del lavoratore, ben trasponibili al caso in esame) per i quali il datore di lavoro ha l’obbligo di previa verifica della possibilità di adattamenti organizzativi ragionevoli nei luoghi di lavoro ai fini della legittimità di un eventuale recesso, essendo egli tenuto, pur senza modificare l’assetto organizzativo dei fattori produttivi insindacabilmente stabiliti, ad assegnare all’invalido mansioni compatibili con la natura e il grado delle sue menomazioni, reperendo nell’ambito della struttura aziendale il posto di lavoro più adatto alle condizioni di salute di tale lavoratore.
La ricorrente ha documentato di avere comunicato l’assegnazione temporanea della lavoratrice dal CDP di Parma Recapito Ovest al CPD di Bibbiano per lo svolgimento di attività interne, per effetto della certificazione medica della sua soggezione ad attacchi di panico e agorafobia durante la guida dell’auto soprattutto nelle ore pomeridiane e serali con consiglio di non utilizzarla al lavoro per servizi esterni e pertanto su richiesta della lavoratrice di esonero da tali servizi; essa ha quindi attivato la procedura di accertamento dell’idoneità fisica della lavoratrice presso la Commissione ASL competente, ai sensi dell’art. 5 I. 300/1970, nell’ambito di quelle soluzioni che consentano l’impiego del dipendente divenuto inidoneo presso una sede di lavoro collocata preferibilmente nell’ambito del Comune o della Provincia, compatibilmente con le esigenze organizzative e produttive, nella prospettiva di assoluzione dell’obbligo datoriale di adozione di adattamenti organizzativi ragionevoli.
Sicché, la Corte ha del tutto trascurato di verificare, come invece avrebbe dovuto alla luce delle risultanze di causa, il profilo – coessenziale al compiuto accertamento comportato dalla questione controvertita tra le parti – di quale sia il posto di lavoro da assegnare alla lavoratrice compatibile con le sue condizioni di salute, in ragione della natura e del grado delle menomazioni, reperibile nell’ambito della struttura aziendale.

Accordo Metalmeccanica Confapi per l’adeguamento economico ai dati Ipca

Sottoscritto l’11/6/2021, tra UNIONMECCANICA CONFAPI e FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL, l’accordo in materia di adeguamento dei minimi contrattuali, indennità di trasferta e indennità di reperibilità ai dati Ipca, in attuazione di quanto previsto dall’ipotesi di accordo del 26/5/2021

 

Le parti, sulla base della dinamica inflativa consuntivata relativa all’anno 2020, misurata con l’IPCA al netto degli energetici importati, così come comunicata dall’ISTAT il 4 giugno u.s. pari allo 0,5%, hanno definito l’adeguamento del valore dei minimi in vigore al 31/5/2021 come da tabella riportata:

Livelli

Valore riferito all’IPCA

1 6,71
2 7,41
3 8,22
4 8,57
5 9,19
6 9,85
7 10,57
8 11,49
8Q 11,49
9 12,78
9Q 12,78

Tenuto conto di quanto previsto dall’ipotesi di accordo di rinnovo del 26/5/2021, e verificato che la rilevazione dell’IPCA non comporta scostamenti sugli aumenti definiti e decorrenti dall’1/6/2021 dal richiamato accordo, i minimi da riconoscere sono quelli riportati nella tabella seguente:

Minimi retributivi in vigore dall’1/6/2021

Livello

Aumenti dall’1/6/2021

Minimi CCNL dall’1/6/2021

1 16,79 1.358,21
2 18,55 1.500,00
3 20,58 1.664,29
4 21,47 1.736,44
5 23,00 1.860,07
6 24,66 1.994,33
7 26,46 2.139,59
8 28,77 2.326,77
8Q 28,77 2.326,77
9 32,00 2.587,60
9Q 32,00 2.587,60

Le parti, hanno altresì proceduto all’adeguamento dell’indennità di trasferta forfetizzata e dell’indennità di reperibilità in essere alla data del 31/5/2020. Pertanto, a far data dall’1/6/2021 le suddette indennità risultano le seguenti:

Indennità di trasferta

Dall’1/6/2021

Trasferta intera 44,12
Quota pasto meridiano o serale 11,92
Quota pernottamento 20,28

Indennità di reperibilità

16 h (gg lavorato)

24 h (gg libero)

24 h (festive)

6 gg.

6 gg con festivo

6 gg con festivo e gg libero

Superiore al 5° livello 6,78 11,15 11,74 45,06 45,66 50,02
4° e 5° livello 5,90 9,26 9,93 38,75 39,43 42,78
1°, 2°, 3° livello 4,95 7,45 8,05 32,22 32,82 35,32

Istituzioni Socio Assistenziali – Uneba Lombardia: lavoro agile

 

 

Siglato il 4/5/2021, tra ’UNEBA Regionale Lombardia e la FP CGIL Lombardia, la CISL FP Lombardia, la UIL FPL Lombardia, la CISL FISASCAT Lombardia, la UILTUCS Lombardia, l’accordo quadro regionale lavoro agile (smart working).

Come stabilito dall’art.18 della Legge n. 81/2017, il Lavoro Agile (Smart Working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato che prevede la possibilità di svolgere parte della propria attività fuori dai locali dell’Ente senza una postazione fissa, con il supporto di dotazione tecnologica, senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro ed entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale previsti dal CCNL Uneba e, ad ogni modo, dal D.Lgs. n. 66/2003.
Il Lavoro Agile (Smart Working) potrà rivolgersi a tutti quei lavoratori, interessati ad attivare questa modalità di lavoro e che abbiano esplicitamente manifestato una volontà in tal senso, per i quali sussistano le condizioni tecnico-organizzative e personologiche che, a giudizio dell’ente, rendano proficua questa modalità di lavoro.
Il luogo di svolgimento della prestazione potrà essere la residenza, domicilio o anche altro luogo autonomamente scelto dal lavoratore, purché risponda a requisiti di idoneità, sicurezza e riservatezza.
Resta, inoltre, inteso che gli strumenti informatici utilizzati dal lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa sono, di norma, forniti dall’Ente.
La facoltà di accedere al Lavoro Agile (Smart Working) è riconosciuta di norma solo a parte della prestazione: il numero di giornate di Lavoro Agile (Smart Working) assegnato ai vari ruoli, garantisce comunque un’adeguata presenza sul luogo di lavoro, sia per permettere il normale svolgimento delle attività, sia per alimentare continuamente le relazioni / interazioni tra le persone.
Ente e lavoratore possono recedere in qualsiasi momento, nei termini previsti dall’art. 19, comma 2, della Legge n. 81 del 22/5/2017, in presenza di un giustificato motivo, ovvero, in mancanza, con un preavviso scritto di norma non inferiore a 30 giorni di calendario. Nel caso di lavoratori disabili, ai sensi dell’art. 1 L. 68/1999, il termine di preavviso del recesso da parte del datore di lavoro, in assenza di giustificato motivo, non può essere inferiore a 90 giorni di calendario.
Resta inteso che in caso di rescissione o termine naturale dell’accordo, in virtù di quanto previsto dal capo precedente, il lavoratore avrà diritto a rientrare presso la sua sede di provenienza. Lo stesso inoltre non potrà essere soggetto a trasferimenti, a carattere unilaterale, per un periodo successivo non inferiore a 90 giorni. Tale previsione non si applica in caso sia stata trasferita l’intera unità produttiva ovvero l’intera attività dell’Ente o del reparto.
Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di Lavoro Agile (o Smart Working) ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’art. 51 del D.Lgs. 15/6/2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’Ente. Specifiche valutazioni migliorative potranno essere fatte in sede di contrattazione aziendale.

Istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale: il decreto legge in GU

Pubblicato in GU il DL 14 giugno 2021, n. 82 che introduce disposizioni urgenti in materia di cybersicurezza e istituisce dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN). Il provvedimento, a completamento della strategia di cyber-resilienza nazionale, accresce, attraverso la promozione della cultura della sicurezza cibernetica, la consapevolezza del settore pubblico, privato e della società civile sui rischi e le minacce cyber.

Agenzia per la cybersicurezza nazionale
E’ istituita, a tutela degli interessi nazionali nel campo della cybersicurezza, anche ai fini della tutela della sicurezza  nazionale nello spazio cibernetico, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.
L’Agenzia ha personalita’ giuridica di diritto pubblico ed è dotata di autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria.
Il direttore generale dell’Agenzia è nominato tra soggetti appartenenti a una delle categorie di cui all’articolo 18, co. 2, della legge n. 400/1988, in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione. Il direttore generale ha la rappresentanza legaledell’Agenzia.
L’Agenzia può richiedere, anche sulla base di apposite convenzioni e nel rispetto degli ambiti di  precipua  competenza, la collaborazione di altri organi dello Stato, di altre amministrazioni, delle forze di polizia o di enti pubblici per lo svolgimento dei suoi compiti istituzionali.

Organizzazione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale
L’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia sono definiti da un apposito regolamento che ne prevede, in particolare, l’articolazione fino ad un numero massimo di otto uffici di livello dirigenziale generale, nonche’ fino ad un numero massimo di trenta articolazioni di livello dirigenziale non generale nell’ambito delle

risorse disponibili.

Funzioni dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale
L’Agenzia opererà sotto la responsabilità del Presidente del Consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica e in stretto raccordo con il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e sarà tra l’altro incaricata di:
– esercitare le funzioni di Autorità nazionale in materia di cybersecurity, a tutela degli interessi nazionali e della resilienza dei servizi e delle funzioni essenziali dello Stato da minacce cibernetiche;
– sviluppare capacità nazionali di prevenzione, monitoraggio, rilevamento e mitigazione, per far fronte agli incidenti di sicurezza informatica e agli attacchi informatici, anche attraverso il Computer Security Incident Response Team (CSIRT) italiano e l’avvio operativo del Centro di valutazione e certificazione nazionale;
– contribuire all’innalzamento della sicurezza dei sistemi di Information and communications technology (ICT) dei soggetti inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, delle pubbliche amministrazioni, degli operatori di servizi essenziali (OSE) e dei fornitori di servizi digitali (FSD);
– supportare lo sviluppo di competenze industriali, tecnologiche e scientifiche, promuovendo progetti per l’innovazione e lo sviluppo e mirando a stimolare nel contempo la crescita di una solida forza di lavoro nazionale nel campo della cybersecurity in un’ottica di autonomia strategica nazionale nel settore;
– assumere le funzioni di interlocutore unico nazionale per i soggetti pubblici e privati in materia di misure di sicurezza e attività ispettive negli ambiti del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, della sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (direttiva NIS), e della sicurezza delle reti di comunicazione elettronica.

Nucleo per la cybersicurezza
Presso l’Agenzia è costituito, in via permanente, il Nucleo per la cybersicurezza,  a  supporto  del  Presidente  del  Consiglio dei ministri nella materia della cybersicurezza, per gli aspetti relativi alla prevenzione e preparazione ad eventuali situazioni di crisi e per l’attivazione delle procedure di allertamento.

Compiti del Nucleo per la cybersicurezza
Il Nucleo, per l’espletamento delle proprie funzioni e fermo restando quanto previsto ai sensi dell’articolo 7-bis, co. 5, del DL n. 174 del 2015:

– mantiene costantemente informato il Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero l’Autorita’ delegata, ove istituita, sulla crisi in atto, predisponendo punti aggiornati di situazione;
– assicura il coordinamento per l’attuazione a livello interministeriale delle determinazioni del Presidente del  Consiglio dei ministri per il superamento della crisi;
– raccoglie tutti i dati relativi alla crisi;
– elabora rapporti e fornisce informazioni  sulla crisi e li trasmette ai soggetti pubblici e privati interessati;

– partecipa ai meccanismi europei di gestione delle crisi cibernetiche, assicurando altresi’ i  collegamenti  finalizzati alla gestione della crisi con gli omologhi organismi di altri Stati, della NATO, dell’UE o di organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte.

Gestione delle crisi che coinvolgono aspetti di cybersicurezza
Nelle situazioni di crisi che coinvolgono aspetti di cybersicurezza, nei casi in cui il Presidente del Consiglio dei ministri convochi il CISR (Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica) in materia di gestione delle predette situazioni di crisi, alle sedute del Comitato sono chiamati a partecipare il Ministro delegato per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e il direttore generale dell’Agenzia.
Il Nucleo assicura il supporto al CISR e al Presidente del Consiglio dei ministri, nella materia della cybersicurezza. Esso, in situazioni di crisi di natura cibernetica, è integrato, in ragione della necessità, con un rappresentante, rispettivamente, del Ministero della salute, del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del Ministero dell’interno-Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, in rappresentanza anche della Commissione interministeriale tecnica di difesa civile, autorizzati ad assumere decisioni che impegnano la propria amministrazione.