Le regole per accedere al bonus acqua potabile

Definiti i criteri e le modalità di fruizione del credito d’imposta per l’acquisto e l’installazione di sistemi utili a migliorare la qualità dell’acqua da bere in casa o in azienda e ridurre, di conseguenza, il consumo di contenitori di plastica (art. 1, co. 1087 e 1089, L. n. 178/2020). Vengono approvati il modello di “Comunicazione delle spese per il miglioramento dell’acqua potabile” e le relative istruzioni, che i contribuenti devono trasmettere all’Agenzia delle entrate dal 1° al 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui hanno sostenuto la spesa, ai fini del riconoscimento del bonus fiscale (Agenzia Entrate – provvedimento 16 giugno 2021, n. 153000).

La Legge di Bilancio 2021 ha previsto, allo scopo di razionalizzare l’uso dell’acqua e ridurre il consumo di contenitori di plastica, un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese sostenute tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022 per l’acquisto e l’installazione di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e/o addizione di anidride carbonica alimentare finalizzati al miglioramento qualitativo delle acque per il consumo umano erogate da acquedotti.

Il credito d’imposta è riconosciuto alle persone fisiche nonché ai soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni e agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, fino a un ammontare complessivo delle spese non superiore, per le persone fisiche non esercenti attività economica, a 1.000 euro per ciascuna unità immobiliare e, per gli altri soggetti, a 5.000 euro per ciascun immobile adibito all’attività commerciale o istituzionale.

Con il provvedimento n. 153000/2021 vengono definiti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa complessivo, pari a 5 milioni di euro per ciascun anno.

In particolare:
– viene stabilito che i soggetti che intendono avvalersi del credito d’imposta devono comunicare all’Agenzia delle entrate l’ammontare delle spese agevolabili sostenute nell’anno precedente;
– è prevista la presentazione delle comunicazioni nel periodo dal 1° febbraio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese;
– viene individuata la misura del credito d’imposta fruibile, che è pari all’importo del credito indicato nella comunicazione validamente presentata moltiplicato per la percentuale ottenuta dal rapporto tra il limite complessivo di spesa e l’ammontare complessivo del credito d’imposta risultante da tutte le comunicazioni validamente presentate;
– è prevista la pubblicazione, entro il 31 marzo di ciascun anno, sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, del provvedimento del Direttore della medesima Agenzia con il quale è resa nota la misura percentuale del credito d’imposta spettante.

I termini di presentazione della comunicazione sono fissati nell’anno successivo a quello di realizzazione degli interventi, al fine di assicurare a tutti i destinatari della misura agevolativa di accedere al beneficio, anche se in misura ridotta rispetto a quella prevista dalla norma qualora l’ammontare complessivo del credito d’imposta derivante dalle comunicazioni validamente presentate risultasse superiore alle risorse stanziate per ciascun anno, e di ottimizzare l’impiego delle risorse stanziate.

Vengono inoltre individuate le modalità di utilizzo del credito d’imposta, prevedendo che lo stesso sia utilizzabile:
– dalle persone fisiche non esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento delle spese agevolabili e in quelle successive fino a quando non se ne conclude l’utilizzo ovvero in compensazione tramite modello F24;
– dai soggetti diversi da quelli di cui al punto precedente, in compensazione tramite modello F24.

Aggiornate le FAQ riguardanti il Fondo Gasparrini

Nell’ambito del Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa sono state aggiornate le FAQ riguardanti il Fondo Gasparrini (ABI – Lettera circolare 16 giugno 2021, n. 1909)

Per tutti gli eventi previsti dalla normativa, i mutuatari possono sospendere il mutuo se hanno già fruito di un’altra sospensione del mutuo?

Sì, se il mutuo ha ripreso, per almeno 3 mesi, il regolare ammortamento delle rate, è possibile richiedere una nuova tranche di sospensione per il periodo massimo di 18 mesi da usufruire in non più di due volte;
Sì, ma solo per il complemento a 18 mesi (esempio 12 mesi nel caso in cui si sia fruito di 6 mesi di sospensione) nel caso in cui il mutuo NON abbia ripreso, per almeno 3 mesi, il regolare ammortamento delle rate.
NOTA BENE: condizione indispensabile per la presentazione di una richiesta di sospensione è che l’evento ipotesi si sia verificato nei tre anni antecedenti la richiesta di ammissione al beneficio.

Posso fruire dei 18 mesi di sospensione del mutuo per più di due periodi?

Sì, solo nel caso in cui l’evento ipotesi sia relativo alla sospensione del lavoro e alla riduzione del lavoro per almeno 30 giorni, la sospensione del mutuo può essere reiterata senza limiti di volte per un massimo di 18 mesi, fermo resto restando quanto previsto sopra dall’altra faq.

Prime indicazioni su indennità Covid-19 e NASpI nel Sostegni bis

Si forniscono le prime indicazioni in materia di indennità previste a favore di alcune categorie di lavoratori, tra cui i pescatori autonomi e gli operai agricoli, nonché in materia di sospensione del meccanismo di riduzione dell’indennità di disoccupazione NASpI fino al 31 dicembre 2021.

Il decreto Sostegni bis prevede l’erogazione di una indennità una tantum di importo pari a 1.600 euro a favore dei soggetti già beneficiaridell’indennità di cui all’articolo 10, commi da 1 a 9, del DL n. 41/2021. In particolare, tale prestazione sarà erogata alle seguenti tipologie di lavoratori, già beneficiari della richiamata precedente tutela:
– lavoratori stagionali e lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori in somministrazione appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori intermittenti;
– lavoratori autonomi occasionali;
– lavoratori incaricati alle vendite a domicilio;
– lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori dello spettacolo.
Pertanto, in attuazione della citata previsione normativa, i lavoratori che hanno già fruito delle indennità di cui all’articolo 10 non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità una tantum di cui al decreto Sostegni bis, ma la stessa sarà erogata dall’Istituto ai beneficiari con le modalità indicate dagli interessati per le indennità già erogate.
Il decreto Sostegni bis prevede altresì il riconoscimento di una indennità onnicomprensiva di importo pari a 1.600 euro a favore delle suddette categorie di lavoratori che non siano stati già beneficiari delle indennità di cui al richiamato articolo 10.
Le indennità di cui all’articolo 42, commi 1, 2, 3 ,5 e 6, del decreto Sostegni bis, per espressa previsione di legge, non sono tra loro cumulabili. Le suddette indennità sono invece cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità di cui alla legge 12 giugno 1984, n. 222.

Il decreto Sostegni bis ha inoltre previsto una indennità una tantum di importo pari a 800 euro a favore degli operai agricoli a tempo determinato che, nel 2020, abbiano effettuato almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo. Detta indennità non è cumulabile con le indennità di cui all’articolo 10 del DL n. 41, né con le relative proroghe di cui all’articolo 42 del decreto Sostegni bis. L’indennità una tantum a favore degli operai agricoli è cumulabile con l’assegno ordinario di invalidità di cui alla legge n. 222/1984.
Il decreto sostegni bis hA, inoltre, una indennità una tantum di importo pari a 950 euro a favore dei pescatori autonomi, compresi i soci di cooperative, che esercitano professionalmente la pesca in acque marittime, interne e lagunari, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250.
Le predette indennità a favore degli operai agricoli a tempo determinato e dei pescatori autonomi non concorrono alla formazione del reddito ai sensi del TUIR e per il periodo di fruizione delle stesse non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

L’articolo 4, comma 3, del decreto-legislativo n. 22/2015 prevede che l’indennità di disoccupazione NASpI è ridotta in misura pari al tre per cento ogni mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione (91° giorno della prestazione).
fino al 31 dicembre 2021 per le prestazioni in pagamento dal 1° giugno 2021 è sospesa l’ulteriore applicazione del cit. articolo 4 e le stesse sono confermate nell’importo in pagamento alla data di entrata in vigore del decreto. Analogamente per le nuove prestazioni decorrenti nel periodo dal 1° giugno 2021 fino al 30 settembre 2021 è sospesa fino al 31 dicembre 2021 l’applicazione dell’articolo citato.
Dal 1° gennaio 2022 trova nuovamente piena applicazione il meccanismo di riduzione della prestazione. Pertanto, per le prestazioni oggetto della sospensione della riduzione mensile, qualora ancora in essere al 1° gennaio 2022, l’importo sarà calcolato applicando le riduzioni corrispondenti ai mesi di sospensione trascorsi.
Per l’applicazione della sospensione del meccanismo di riduzione della prestazione NASpI non è necessario presentare alcuna domanda in quanto si procederà d’ufficio.

Licenziamento collettivo, l’accordo sindacale può ridurre l’indennità di mancato preavviso

La previsione pattizia di riduzione o azzeramento dell’indennità di mancato preavviso, nell’ambito di un accordo sindacale all’esito di una procedura di licenziamento collettivo, ancorchè contenuta in un accordo riconducibile alla legge n. 223/1991, può configurare una “specifica intesa” di prossimità e derogare alle previsioni in materia dei CCNL, laddove essa sia finalizzata far fronte ad una situazione di crisi aziendale ed occupazionale (Corte di Cassazione, ordinanza 15 giugno 2021, n. 16917)

Una Corte d’appello territoriale aveva respinto l’appello proposto da un datore di lavoro avverso la decisione del Tribunale di prime cure, il quale aveva riconosciuto il diritto di un lavoratore alla corresponsione in proprio favore della differenza tra quanto riconosciutogli a titolo di indennità sostitutiva del preavviso (3 mensilità di retribuzione), all’esito di una procedura di licenziamento collettivo conclusasi con accordo sindacale, e quanto invece previsto dalla contrattazione nazionale di categoria (pari a 6 mensilità).
Ad avviso della Corte, in particolare, in tale ambito la contrattazione decentrata non poteva modificare la disciplina del CCNL in relazione ai trattamenti economici e normativi spettanti al lavoratore, essendo esclusa l’applicabilità dell’art. 8 del D.L. n. 138/2011 in materia di contrattazione di prossimità.
Per la cassazione della sentenza propone così ricorso il datore di lavoro, lamentandone l’erroneità in relazione all’interpretazione dell’accordo collettivo di mobilità ed alla sua mancata configurazione come “specifica intesa” collettiva di prossimità.
Per la Suprema Corte il ricorso merita accoglimento.
La scelta dei lavoratori da collocare in mobilità, rimessa ai criteri previsti dagli accordi collettivi stipulati con i sindacati, non prevede alcun potere sindacale di deroga a norme imperative di legge, bensì sostituisce alla determinazione unilaterale dei criteri di scelta, originariamente spettante all’imprenditore nell’esercizio del suo potere organizzativo, una determinazione concordata con i sindacati maggiormente rappresentativi, in tal modo procedimentalizzando il potere datoriale (Corte costituzionale, sentenza n. 268/1994). Ciò, al fine di favorire una gestione concordata della messa in mobilità dei lavoratori e consentire un adattamento dei criteri di individuazione del personale in esubero alle condizioni concrete dei processi di ristrutturazione aziendale. Tali accordi hanno effetti diretti esclusivamente nei confronti dell’imprenditore stipulante, in quanto limite all’esercizio dei suoi poteri, mentre incidono sul singolo prestatore di lavoro solo indirettamente, attraverso l’atto di esercizio del potere datoriale (nella specie, di recesso) in quanto vincolato dalla legge al rispetto dei criteri di scelta concordati in sede sindacale.
Orbene, la Corte di merito, pur condividendo tale assunto, ha ritenuto che non potesse attribuirsi efficacia a pattuizioni, pure contenute in accordi conclusi all’esito della procedura di licenziamento collettivo, ma dotate di diverso contenuto, in particolare escludendo quel contenuto immediatamente regolativo dei rapporti di lavoro tipico del contratto collettivo “normativo” con efficacia erga omnes. Di qui, l’inapplicabilità al dipendente interessato della previsione sulla riduzione dell’indennità sostitutiva del preavviso.
Tuttavia, tali conclusioni non sono condivisibili.
Certamente, è irrilevante la collocazione formale di una determinata previsione in un accordo riconducibile alla legge n. 223/1991, nel senso che da ciò non può automaticamente discenderne la sua efficacia “erga omnes”. Piuttosto, l’applicabilità a tutti i lavoratori dell’azienda, ancorché non iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti, discende dal collegamento funzionale fra la previsione concordata di una riduzione della indennità spettante a titolo di mancato preavviso (dalle 6 previste dal CCNL alle 3 mensilità oggetto di accordo) con la definizione, anch’essa concordata e non unilaterale, dell’esercizio del potere di recesso.
La deroga al principio generale che prevede la corresponsione dell’indennità di preavviso è stata introdotta proprio per far fronte a una ben nota situazione di crisi aziendale ed occupazionale e l’accordo derogatorio, trasfuso nell’accordo raggiunto nell’ambito della procedura di mobilità, non si pone in contrasto con principi dettati nella Carta Costituzionale, né viola vincoli derivanti da normative comunitarie o da convenzioni internazionali sul lavoro (negli stessi termini, Corte di Cassazione, sentenza  n. 19660/2019).
Del resto, l’esercizio della facoltà di recedere con effetto immediato determina l’insorgere dell’unico obbligo della parte recedente di corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso, obbligazione pecuniaria che ben può costituire oggetto di accordo e di rinuncia (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 18 giugno 2015, n. 12636) ed è pertanto suscettibile di essere oggetto di definizione concordata tra le parti sociali, chiamate, nel contesto di una crisi aziendale, a mediare per assicurare la prosecuzione dell’attività di impresa e la conservazione dei livelli di occupazione.
La procedura in questione, allora, sulla base del richiamato accordo, appare perfettamente riconducibile nell’ambito della previsione ex art. 8, co. 2 bis, del D.L. n. 138/2011, per cui le parti collettive, fermo restando il rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, con specifiche intese finalizzate, tra l’altro, “alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali”, possono operare anche in deroga alle disposizioni di legge in materia ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro, anche in ordine alle “conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio”.

Fondo nuove competenze: esaurimento delle risorse

Con comunicato 27 aprile, l’Anpal aveva comunicato l’imminente esaurimento, in seguito al monitoraggio effettuato, delle risorse del Fondo nuove competenze per i primi giorni del mese di maggio e lo stanziamento di ulteriori finanziamenti con le risorse del Programma React Eu. Facendo seguito al precedente comunicato, effettuata l’istruttoria e la conseguente valutazione dei progetti, l’Istituto ha comunicato – in data 16 giugno 2021 – che le risorse risultano totalmente impegnate alla data del 13 maggio con l’istanza pervenuta alle ore 18:29.

Le istanze pervenute successivamente saranno comunque esaminate in ordine cronologico per accedere ad un eventuale finanziamento solo a fronte di eventuali risparmi derivanti da rinunce o da rendicontazioni di importo inferiori rispetto a quanto riconosciuto in fase di ammissione.
Ad ogni modo, come già annunciato, si prevede il rifinanziamento del Fondo a valere sulle risorse del Programma React-Eu. Le attività propedeutiche all’acquisizione delle risorse, pari ad un miliardo di euro, sono in via di finalizzazione.

Recentemente l’ANPAL – con comunicato 01 giugno 2021 – ha reso, altresì, nota la disponibilità online di una nuova sezione di faq relativa alla documentazione che le aziende devono inviare per richiedere il saldo del Fondo nuove competenze. Attraverso le Faq, l’Istituto ha chiarito quali sono i documenti che l’istante del contributo deve presentare ai fini della richiesta e liquidazione del saldo. L’art. 6.2 dell’Avviso Fondo Nuove Competenze prevede, infatti, gli obblighi relativi ai termini temporali per la richiesta di saldo, attraverso la compilazione del “Modello richiesta di saldo”, e alla seguente documentazione obbligatoria da allegare:
– Documenti di trasparenza, Documenti di validazione e Certificati delle competenze rilasciati secondo le modalità definite dagli Enti Titolari ai sensi e per gli effetti del decreto n. 13/2013. Laddove, per la natura del percorso o dell’ente che lo ha erogato, non sia possibile rilasciare una certificazione, dovranno essere allegati gli attestati, ossia attestati di messa in trasparenza delle competenze compilati in coerenza con l’impianto logico, metodologico come definito dal decreto 13/2013 e delle Linee guida del 5 Gennaio 2021.
L’attestato di messa in trasparenza delle competenze deve contenere un set minimo di informazioni, come specificato nell’Allegato 6 della nota integrativa all’Avviso Fondo Nuove Competenze approvata con Decreto Direttoriale ANPAL n. 95/2021. Tali informazioni minime possono essere oggetto di integrazione o a esse può essere allegato un eventuale ulteriore attestato rilasciato dal soggetto formativo/impresa se previsto;
– elenco dei lavoratori coinvolti redatto sullo schema previsto all’allegato 4bis dell’Avviso;
– informazioni sui lavoratori come da schema previsto all’allegato 5bis dell’Avviso.
Inoltre, al fine di garantire la disponibilità e l’accesso alla documentazione inerente alle attività di sviluppo delle competenze finanziate dal FNC, in occasione dei controlli operati dai preposti organi dello Stato, dell’Autorità di Gestione del PON SPAO, nonché dell’Unione Europea, l’istante è tenuto a conservare tutti i documenti di natura amministrativa sotto forma di originali o di copie conformi per almeno 10 anni dalla data di approvazione dell’istanza. I documenti amministrativi da conservare devono consentire di verificare il numero delle ore rendicontate in rimodulazione di orario di lavoro dedicate alla frequenza dei percorsi di sviluppo delle competenze da parte dei lavoratori, che siano erogati in presenza o in modalità a distanza; verificare i parametri riferiti ai costi del lavoro comunicati; consultare la lista di lavoratori eventualmente interessati da strumenti di sostegno al reddito; documentare la realizzazione del progetto formativo da parte dell’eventuale soggetto esterno/Ente erogatore dei percorsi.
Relativamente alla formazione erogata in modalità FAD sincrona e in presenza, affinché tale corso sia ritenuto valido ai fini della rendicontazione, è necessario che il lavoratore abbia ottenuto in esito al percorso di sviluppo delle competenze il documento di attestazione/certificazione delle stesse acquisite come previsto dall’Avviso.

Test sierologici di screening per gli agricoli veronesi

L’ente Bilaterale per l’agricoltura veronese (Agribi), in vista delle campagne di raccolta estive, effettua test sierologici di screening sui lavoratori.

L’ente bilaterale dell’agricoltura di Verona, di cui fanno parte Confagricoltura, Coldiretti, Cia Agricoltori Italiani, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, darà un contributo che andrà a coprire parzialmente i costi sostenuti per i test Covid, obbligatori per tutti gli operai che arrivano da Paesi stranieri.
Nonostante il budget dell’ente bilaterale ridotto a causa dell’emergenza, si è voluto istituire questa misura per dare un sostegno alle aziende agricole che devono sostenere i costi per i test Covid. Sia per il test rapido, sia per il test molecolare è stato considerato un contributo di 15 euro per ogni tampone. È sufficiente che le aziende agricole in regola con i contributi e con le normative in materia di sicurezza scarichino il modulo dal sito di Agribi Verona (https://agribi.verona.it/moduli-per-le-aziende) e lo inviino anche per mail. L’iniziativa rientra tra quelle adottate dallo scorso anno per l’emergenza Covid, tra cui quella effettuata in collaborazione con lo Spisal, per l’organizzazione e l’esecuzione dei test sierologici rapidi, tramite pungidito, a tutti i lavoratori agricoli che provenivano dall’estero.

Superbonus: integrazione attestato di congruità delle spese a fine lavori

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di interventi di riqualificazione e trasformazione di fabbricati residenziali, mediante demolizione e ricostruzione, che prevedano anche il miglioramento sismico di due classi di rischio, è possibile fruire del “superbonus” in luogo del “sismabonus”. Qualora prima dell’inizio dei lavori non sia stata presentata l’attestazione di congruità delle spese prevista dalla disciplina agevolativa del “superbonus” è comunque possibile fruire dell’agevolazione, purché detta attestazione sia prodotta entro la fine dei lavori. (Risposta 16 giugno 2021, n. 410).

Quesito

In relazione a lavori di riqualificazione e trasformazione di alcuni fabbricati residenziali, tramite demolizione, ricostruzione e recupero con sagoma diversa e con volume e superficie inferiore, per i quali sono stati assolti gli adempimenti per fruire del cd. “Sismabonus”, è possibile optare per il cd. “Superbonus”, integrando la modulistica con le ulteriori dichiarazioni asseverative previste ai fini del Superbonus, nonostante i lavori siano già iniziati?

Risposta

Il cd. “Decreto Rilancio” (art. 119, D.L. n. 34/2020 e successive modifiche e integrazioni) ha previsto la detrazione d’imposta per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2023 (con distinzioni in base alla tipologia di contribuente e alla percentuale di lavori realizzati) nella misura del 110 per cento delle spese stesse a fronte di specifici interventi finalizzati alla efficienza energetica (ivi inclusa la installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici), nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici effettuati su unità immobiliari residenziali (cd. “Superbonus”).
Le disposizioni in materia di Superbonus si affiancano a quelle già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (art. 14, D.L. n. 63/2013 – cd. Ecobonus) nonché per quelli di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (art. 16, D.L. n. 63/2013 – cd. Sismabonus).
Gli interventi per i quali è possibile fruire del Superbonus sono distinti in “trainanti o principali” e “trainati”. Questi ultimi, ai fini del Superbonus, devono essere realizzati congiuntamente ai primi.
Tra gli interventi “trainanti o principali” sono ricompresi anche gli interventi antisismici e di riduzione del rischio sismico, per i quali è possibile fruire del cd. “sismabonus”.
Ai fini del Superbonus l’intervento deve riguardare edifici o unità immobiliari “esistenti”, non essendo agevolati gli interventi realizzati in fase di nuova costruzione. Pertanto, l’agevolazione spetta anche a fronte di interventi realizzati mediante demolizione e ricostruzione inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia”. Considerato che la qualificazione delle opere edilizie spetta al Comune o altro ente territoriale competente, in sede di rilascio del titolo amministrativo che autorizza i lavori, ai fini del Superbonus occorre, pertanto, che dal suddetto documento amministrativo risulti che l’intervento rientri nella ristrutturazione edilizia.
In particolare nell’ambito degli interventi “trainanti”, il Superbonus spetta a fronte del sostenimento delle spese per interventi di messa in sicurezza statica delle parti strutturali di edifici nonché di riduzione del rischio sismico degli edifici stessi. Più precisamente, si tratta di interventi relativi all’adozione di misure antisismiche realizzati su edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, incluse le parti comuni di edifici in condominio.
Ai fini delle agevolazioni Sismabonus e Superbonus l’efficacia degli interventi in termini di riduzione del rischio sismico deve essere asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, della direzione dei lavori delle strutture e del collaudo statico, secondo le rispettive competenze professionali.
A differenza del Sismabonus, però, ai fini del Superbonus le asseverazioni del progettista e del direttore dei lavori devono contenere anche l’attestazione di congruità delle spese.
Onde evitare la proliferazione di adempimenti la modulistica è stata adeguata in modo da poterla utilizzare sia per il “Sismabonus” che per il “Superbonus” procedendo a cassare e/o non compilare le parti delle asseverazioni che non attengono alla specificità del regime fiscale adottato.
Cronologicamente, l’asseverazione del progettista è formulata all’atto del progetto e quindi deve essere trasmessa nel momento in cui viene presentata la pratica edilizia relativa alla SCIA o al Permesso di Costruire, allo sportello competente stabilito dalle normative regionali. Tale asseverazione deve essere prodotta prima dell’inizio dei lavori.
A fine lavori il direttore dei lavori assevera l’avvenuta riduzione di rischio sismico della costruzione, in coerenza con quanto previsto dal progetto, e il collaudatore statico, se la tipologia d’intervento ne richiede la presenza, attesta l’avvenuta riduzione del rischio sismico.
Riepilogando, ai fini del Superbonus:
– l’asseverazione del progettista, che contiene anche la dichiarazione relativa alla congruità delle spese, deve essere consegnata allo sportello competente stabilito dalla normativa regionale, prima dell’inizio dei lavori;
– l’attestazione del direttore dei lavori deve essere consegnata allo sportello di cui sopra al termine dei lavori, insieme agli eventuali stati di avanzamento, dallo stesso prodotti, ed all’attestazione del collaudatore statico, quando presente.

Ne consegue che, ai fini del Superbonus, l’attestazione della congruità delle spese dovrebbe essere prodotta prima dell’inizio dei lavori.
Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’inserimento dell’attestazione di congruità delle spese nel modello di asseverazione risponde ad una semplificazione degli adempimenti e, conseguentemente, la mancanza della stessa al momento in cui è stata presentata la pratica edilizia relativa alla SCIA, non dovrebbe pregiudicare l’accesso al Superbonus.
Considerato che l’asseverazione riguardante l’avvenuta riduzione di rischio sismico della costruzione, in coerenza con quanto previsto dal progetto, è redatta alla fine dei lavori, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che qualora l’attestazione della congruità delle spese non sia stata allegata alla pratica edilizia prima dell’inizio dei lavori, è possibile effettuare tale adempimento successivamente, purché entro la fine dei lavori.

Nel caso esaminato, dunque, considerato che è stata presentata allo sportello unico insieme alla SCIA, l’asseverazione del progettista di riduzione del rischio sismico di due classi, deve ritenersi ammessa la fruizione del Superbonus in luogo del Sismabonus, purché entro la fine dei lavori sia prodotta anche l’attestazione della congruità delle spese.

Pubblicate le norme sull’e-commerce

Nella G.U. n.141 del 15 giugno 2021, è stato pubblicato il D. Lgs. 25 maggio 2021, n. 83, recante il recepimento degli articoli 2 e 3 della direttiva (UE) 2017/2455 del Consiglio del 5 dicembre 2017 che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni e della direttiva (UE) 2019/1995 del Consiglio del 21 novembre 2019 che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le disposizioni relative alle vendite a distanza di beni e a talune cessioni nazionali di beni. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle operazioni, disciplinate dallo stesso, effettuate a partire dal 1° luglio 2021.

Cessioni di beni facilitate dalle interfacce elettroniche

Le cessioni di beni relative a:
– le vendite a distanza intracomunitarie di beni di cui all’articolo 38-bis, commi 1 e 3, del D.L. n. 331/1993, e le cessioni di beni con partenza e arrivo della spedizione o del trasporto nel territorio dello stesso Stato membro a destinazione di non soggetti passivi, effettuate da soggetti passivi non stabiliti nell’Unione europea;
– le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o da paesi terzi, di cui all’articolo 38-bis, commi 2 e 3, del D.L. n. 331/1993, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro,
si considerano effettuate dal soggetto passivo che facilita le stesse tramite l’uso di un’interfaccia elettronica, quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi.
Il soggetto passivo che facilita tramite l’uso di un’interfaccia elettronica le cessioni di beni di cui sopra si considera cessionario e rivenditore di detti beni.
Le cessioni di beni da parte di un soggetto passivo che si considera cessionario e rivenditore di detti beni, nonché le cessioni dei medesimi beni nei confronti di detto soggetto passivo, si considerano effettuate e l’imposta diviene esigibile nel momento in cui è accettato il pagamento del corrispettivo.
I soggetti passivi che facilitano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di cessionari o di committenti non soggetti passivi d’imposta tramite l’uso di una interfaccia elettronica, quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, conservano per un periodo di dieci anni, a partire dal 31 dicembre dell’anno in cui l’operazione è stata effettuata, la documentazione relativa a tali cessioni o prestazioni. La documentazione è fornita per via elettronica, su richiesta, all’Amministrazione finanziaria e alle autorità fiscali degli Stati membri dell’Unione europea nei quali le operazioni si considerano effettuate.

Regime speciale per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA all’importazione

I soggetti che presentano i beni in dogana per conto della persona alla quale gli stessi sono destinati, tenuta al pagamento dell’imposta, possono assolvere gli obblighi in materia d’IVA per le importazioni di beni, esclusi i prodotti soggetti ad accisa, la cui spedizione o il cui trasporto si concludono nello Stato, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, per le quali non è applicato il regime speciale.
Relativamente alle importazioni di beni effettuate nel mese di riferimento, i soggetti che si avvalgono del regime speciale presentano una dichiarazione mensile dalla quale risulta l’ammontare dell’imposta riscossa presso le persone a cui i beni sono destinati. La dichiarazione è presentata in formato elettronico entro il termine di versamento dell’imposta riscossa.
L’imposta riscossa nell’ambito del regime speciale è versata mensilmente entro il termine di pagamento del dazio all’importazione.
I soggetti che si avvalgono del regime speciale conservano la documentazione relativa alle importazioni. La documentazione deve essere sufficientemente dettagliata al fine di consentire la verifica della correttezza dell’imposta dichiarata e, su richiesta, è fornita in formato elettronico alle autorità di controllo fiscale e doganale.
I beni importati nell’ambito del presente regime speciale sono assoggettati all’aliquota IVA ordinaria. La persona alla quale i beni sono destinati può optare per la procedura di importazione per avvalersi dell’aliquota IVA ridotta, se prevista.

Regime speciale per la vendita a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi

I soggetti passivi domiciliati nel territorio dello Stato o ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, i soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea che dispongono di una stabile organizzazione nello Stato e i soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea non stabiliti in alcuno Stato membro dell’Unione europea, per l’assolvimento degli obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto, relativi a tutte le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi, ad eccezione dei beni soggetti ad accisa, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, possono identificarsi in Italia. I soggetti passivi stabiliti in paesi terzi, che non dispongono di una stabile organizzazione nello Stato, esercitano l’opzione tramite un unico rappresentante fiscale appositamente nominato ai fini del regime speciale, tranne che siano stabiliti in un paese terzo con il quale l’Unione europea ha concluso un accordo di assistenza reciproca di portata analoga alla direttiva 2010/24/UE del Consiglio e al regolamento (UE) n. 904/2010 ed effettuino vendite a distanza di beni provenienti da tale paese terzo. I soggetti diversi da quelli di cui al periodo precedente possono esercitare l’opzione direttamente o mediante un unico rappresentante fiscale appositamente nominato.
Per le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi, dichiarate ai sensi del presente regime speciale, la cessione si considera effettuata e l’imposta diviene esigibile nel momento in cui il pagamento è accettato.
I soggetti che si avvalgono del regime speciale sono dispensati dagli obblighi di cui al titolo II del decreto IVA; qualora sia emessa fattura si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e seguenti del DPR n. 633/1972.
L’opzione è esercitata mediante richiesta all’Agenzia delle entrate, la quale comunica al soggetto richiedente il numero di identificazione attribuito per l’applicazione del regime speciale in questione. Nel caso in cui un soggetto passivo disponga di una stabile organizzazione anche in un altro Stato membro dell’Unione europea, l’opzione non può essere revocata prima del termine del secondo anno successivo a quello del suo esercizio.
La richiesta è presentata prima di iniziare ad avvalersi del presente regime speciale e contiene almeno le seguenti indicazioni:
a) per le persone fisiche, il cognome e il nome ed eventualmente la ditta; per i soggetti diversi dalle persone fisiche, la ragione sociale, la denominazione;
b) indirizzo postale, indirizzi elettronici, inclusi i siti web;
c) numero di identificazione IVA o di codice fiscale attribuito dallo Stato di residenza o domicilio, se previsto.
Il rappresentante fiscale comunica le informazioni per se stesso e per ogni soggetto rappresentato; per il soggetto rappresentato, comunica, inoltre, il numero individuale di identificazione allo stesso attribuito per l’applicazione del presente regime speciale.
Le variazioni dei dati sono comunicate all’Agenzia delle entrate.
I soggetti identificati sono esclusi dal regime speciale se ricorre una delle seguenti condizioni:
a) comunicano, direttamente o tramite rappresentante fiscale, di non effettuare più vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi;
b) si può altrimenti presumere che la loro l’attività di vendita a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi sia cessata;
c) non soddisfano più i requisiti necessari per avvalersi del presente regime speciale;
d) persistono a non osservare le norme relative al presente regime speciale;
e) il rappresentante fiscale comunica di non agire più in loro nome e per loro conto.
Il rappresentante fiscale è escluso dal presente regime speciale se:
a) per due trimestri civili consecutivi non ha agito come rappresentante fiscale di un soggetto che si avvale del presente regime speciale;
b) non soddisfa più le condizioni necessarie per agire in qualità di rappresentante fiscale ai fini del presente regime speciale;
c) persiste a non osservare le norme relative al presente regime speciale.
I soggetti che hanno esercitato l’opzione presentano per ciascun mese, entro la fine del mese successivo a quello al quale la dichiarazione si riferisce, anche in mancanza di operazioni, una dichiarazione dalla quale risultano:
a) il numero di identificazione IVA attribuito per l’applicazione del presente regime;
b) l’ammontare delle vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi per le quali l’imposta è diventata esigibile nel mese di riferimento, distintamente per ciascuno Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente e suddiviso per aliquote, al netto dell’imposta sul valore aggiunto;
c) le aliquote applicate nello Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente;
d) l’ammontare dell’imposta sul valore aggiunto, suddiviso per aliquote, spettante a ciascuno Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente.
La dichiarazione può essere modificata con una successiva dichiarazione presentata entro tre anni dalla data in cui doveva essere presentata la dichiarazione iniziale, che indichi il pertinente Stato membro in cui l’imposta è dovuta, il periodo di imposta e l’importo dell’imposta sul valore aggiunto in relazione ai quali sono richieste le modifiche.
Per le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi il cui corrispettivo è fissato in valuta diversa dall’euro, in sede di redazione della dichiarazione è utilizzato il tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea l’ultimo giorno del periodo d’imposta al quale si riferisce la dichiarazione o, in mancanza, quello del primo giorno successivo di pubblicazione.
Il versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione è effettuato entro il termine per la presentazione della dichiarazione medesima.
I soggetti che si avvalgono del presente regime speciale:
– conservano la documentazione delle relative operazioni fino alla fine del decimo anno successivo a quello di effettuazione delle medesime e la forniscono in formato elettronico, su richiesta, all’amministrazione finanziaria e alle autorità fiscali degli Stati membri ove le operazioni sono state effettuate;
– non possono detrarre dall’imposta dovuta quella relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni; l’imposta relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni effettuati nel territorio dello Stato può essere in ogni caso chiesta a rimborso. Detti soggetti passivi possono esercitare il diritto alla detrazione relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni effettuati nel territorio dello Stato, qualora spettante, dall’ammontare dell’imposta applicata alle operazioni effettuate nell’ambito delle attività non assoggettate al regime speciale svolte dai soggetti passivi stessi.
Il valore in euro dell’importazione è determinato in base al tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea del primo giorno lavorativo d’ottobre, con effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Definizione di vendite a distanza

Per vendite a distanza intracomunitarie di beni si intendono le cessioni di beni spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni, a partire da uno Stato membro diverso da quello di arrivo della spedizione o del trasporto a destinazione di persone fisiche non soggetti d’imposta o a destinazione dei soggetti nei cui confronti sono effettuate cessioni non imponibili, ovvero, con esclusione dei beni soggetti ad accisa, a destinazione di cessionari, soggetti passivi o non soggetti passivi, che non sono tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa.
Per vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi si intendono le cessioni di beni spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni, da un territorio terzo o paese terzo con arrivo della spedizione o del trasporto in uno Stato membro dell’Unione europea a destinazione di persone fisiche non soggetti d’imposta o a destinazione dei soggetti nei cui confronti sono effettuate cessioni non imponibili, ovvero, con esclusione dei beni soggetti ad accisa, a destinazione di cessionari, soggetti passivi o non soggetti passivi, che non sono tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa.
Le suddette disposizioni non si applicano:
a) alle cessioni di mezzi di trasporto nuovi;
b) alle cessioni di beni da installare, montare o assiemare a cura del fornitore o per suo conto nello Stato di arrivo della spedizione o del trasporto.

Somministrazione vaccini nelle farmacie: classificazione attività e termini denuncia variazione

L’attività di somministrazione di vaccini anti SARS-CoV-2 nelle farmacie aperte al pubblico da parte dei farmacisti è stata consentita in via sperimentale per l’anno 2021 dalla legge di Bilancio. In data 29 marzo u.s. è stato siglato l’Accordo quadro tra il Governo, le Regioni e le Province autonome, la Federfarma e Assofarm, che definisce le modalità per il coinvolgimento, su base volontaria, dei farmacisti nella campagna di vaccinazione nazionale. Da ultimo, l’art. 3 del DL n. 44/2021 ha previsto l’esclusione della punibilità per i fatti di cui agli articoli 589 c.p. (omicidio colposo) e 590 c.p. (lesioni personali colpose), verificatisi a causa della somministrazione del vaccino, quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari relative alle attività di vaccinazione. Con nota n. 7667, l’Inail fornisce indicazioni sulla classificazione delle attività ed i termini per la presentazione della denuncia di variazione.

Classificazione
Nella gestione Terziario, le farmacie sono espressamente previste alla voce 2110 relativa anche alle lavorazioni dei prodotti chimici, farmaceutici, erboristici e cosmetici. Tale voce ricomprende i servizi di preparazione di farmaci galenici, l’attività di vendita dei prodotti farmaceutici e di altre merci (ad esempio cosmetici, dispositivi medici non professionali, calzature anatomiche), le prestazioni di autoanalisi.
Le prestazioni di autoanalisi presso le farmacie sono consentite dall’articolo 1, co. 2, lett. e), del D.Lgs. n. 153/2009 che le definisce come prestazioni analitiche di prima istanza rientranti nell’ambito dell’autocontrollo, gestibili in via ordinaria direttamente dai pazienti senza necessità di supporto da parte di un operatore sanitario e per questo rientranti nell’ambito di quanto previsto alla voce 2110.
Diversamente, l’erogazione di prestazioni sanitarie, tra le quali rientra la somministrazione dei vaccini anti SARS-CoV-2 o l’effettuazione di tamponi antigenici e molecolari, si realizza tramite un ciclo lavorativo caratterizzato da un rischio non assimilabile a quello connesso alle attività di cui sopra e ricade, in quanto esplicitamente previsto, alla voce 0311. Pertanto tale attività, laddove erogata da personale dipendente delle farmacie, deve essere oggetto di classificazione separata alla voce 0311 della gestione terziario ad essa espressamente dedicata.
L’Inail ricorda infine che, per la gestione Altre attività, la vendita dei prodotti farmaceutici e di altre merci (ad esempio cosmetici, dispositivi medici non professionali, calzature anatomiche) e le prestazioni di autoanalisi effettuate presso le farmacie sono ricondotte al gruppo 0100, mentre le preparazioni galeniche svolte in farmacia sono da riferire al gruppo 2100. Anche in questo caso le eventuali prestazioni sanitarie sono da ricondurre al sottogruppo 0310.

Termini per la presentazione della denuncia di variazione
Per assicurare il personale dipendente delle farmacie che svolge attività di somministrazione di vaccini o l’effettuazione di tamponi antigenici e molecolari, i soggetti assicuranti, qualora non avessero già provveduto, devono presentare la denuncia di variazione (di estensione del rischio) ai sensi dell’articolo 12, co. 3, primo periodo, del DPR n. 1124/1965, con l’apposito servizio online entro il 15 luglio 2021, comunicando le retribuzioni presunte del personale interessato per il periodo dall’inizio dell’attività al 31 dicembre 2021.
La sede Inail competente provvederà a verificare la correttezza dell’inquadramento (sulla base della classificazione attribuita dall’Inps), a classificare l’attività come da indicazioni di cui alla presente e ad emettere il provvedimento di variazione e conteggio del premio con la richiesta dell’integrazione del premio di rata anticipata per l’anno in corso.

Servizi di locazione, noleggio e simili nel territorio della UE senza IVA: modello e istruzioni

Approvato il modello per le dichiarazioni di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine nel territorio della UE, di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità dell’imposta sul valore aggiunto (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 15 giugno 2021, n. 1513771)

 

La legge di bilancio 2021(art. 1, commi da 708 a 712, Legge n. 178/2020) ha previsto l’obbligo per i soggetti che intendono avvalersi della facoltà di effettuare acquisti di navi adibite alla navigazione in alto mare e/o beni e servizi alle stesse riferibili senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e per gli utilizzatori che intendono fruire di prestazioni di servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine di imbarcazioni da diporto, di presentare telematicamente all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione attestante il possesso dei requisiti previsti dalla stessa norma.
Con il provvedimento in oggetto sono stati approvati il modello, con le relative istruzioni, per la dichiarazione della percentuale di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine, nel territorio della UE, di imbarcazioni da diporto e per la dichiarazione di esistenza della condizione di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità.
La dichiarazione è presentata esclusivamente mediante i canali telematici Entratel/Fisconline dell’Agenzia delle entrate.
La dichiarazione può essere presentata direttamente dal dichiarante o tramite un soggetto incaricato della trasmissione telematica. La trasmissione è effettuata utilizzando esclusivamente il software denominato “dichiarazionenautica”, disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it.
A seguito della presentazione della dichiarazione è rilasciata una ricevuta telematica con indicazione del numero di protocollo di ricezione.
I soggetti incaricati della trasmissione telematica hanno l’obbligo di rilasciare al dichiarante copia della dichiarazione inviata, nonché copia della ricevuta rilasciata dall’Agenzia delle entrate che costituisce prova dell’avvenuta presentazione.
Gli estremi del protocollo telematico di ricezione e i dati della dichiarazione sono resi disponibili, dopo il rilascio della ricevuta nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate sia al soggetto dichiarante che, per la parte dei dati ad esso riferiti, al soggetto indicato in dichiarazione come parte contraente (cedente/prestatore).
Gli estremi del protocollo telematico di ricezione della dichiarazione sono riportati nella fattura emessa dal cedente/prestatore.
La dichiarazione può essere trasmessa telematicamente a partire dal 15 luglio 2021.
Le operazioni per le quali sono applicabili le disposizioni della legge di bilancio 2021 sulla base della dichiarazione presentata sono quelle per le quali la data della fattura decorre dal sessantesimo giorno successivo all’adozione del provvedimento in oggetto.