Obbligo fedeltà: licenziamento del consulente per causa contro il proprio datore

Licenziamento legittimo dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di un proprio dipendente per aver svolto attività di consulenza a favore di un soggetto che aveva una causa con il Fisco

La fattispecie in esame riguarda il licenziamento intimato ad un funzionario dell’Agenzia delle Entrate in quanto aveva svolto attività di consulenza fiscale in favore di un privato nell’ambito di una vertenza fiscale in cui era contrapposto il proprio datore di lavoro in violazione dell’obbligo di fedeltà ed esclusività della prestazione lavorativa e del divieto di svolgimento di attività in conflitto di interessi.
Ricorso in giudizio, si è visto rigettare la richiesta, in quanto la Corte di merito, nel confermare integralmente la pronuncia del Tribunale, ha condiviso la valutazione sui fatti compiuta dal giudice di prime in quanto la condotta del dipendente ha violato gli obblighi contrattuali e legali imposti al pubblico dipendente così da ledere in modo irreversibile il necessario vincolo fiduciario tra l’amministrazione e il proprio dipendente e a legittimare il licenziamento.
Di contro, il funzionario, ricorso in Cassazione, censura la sentenza di primo e secondo grado, in quanto l’infrazione contestata, ove pure ritenuta sussistente, non avrebbe giammai potuto giustificare la massima sanzione espulsiva e lamenta, altresì, che il provvedimento in questione era stato adottato durante il periodo di malattia e che pertanto lo stesso doveva essere considerato inefficace.
Tuttavia, la Corte territoriale ha verificato la fondatezza degli addebiti sulla base di una compiuta ricostruzione degli atti di causa e l’imputabilità della somma di euro 5.000,00 ricevuta dal funzionario a titolo di rimorso spese con la totale mancanza di documentazione giustificativa.
Pertanto, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso; in quanto il ricorrente doveva tener conto di quello che deve essere l’agire del personale delle Agenzie fiscali ispirato ai principi di fedeltà, trasparenza, imparzialità trasfusi anche nella disposizione del c.c.n.I. che contempla il dovere del lavoratore di conformare la sua condotta al dovere costituzionale “di servire la Repubblica con impegno e responsabilità e di rispettare i principi di buon andamento e imparzialità dell’attività amministrativa, anteponendo il rispetto della legge e l’interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui” con conseguente obbligo di collaborare con diligenza, osservando le norme del contratto, le disposizioni per l’esecuzione e la disciplina del lavoro impartite dall’Agenzia, anche in relazione al non utilizzare a fini privati le informazioni di cui disponga per ragioni d’ufficio.